COS’È, COME SI PREPARA E QUANTO COSTA LA DIA PER APRIRE UN BAR

SCIA, DIA e DIAP, sono tutte sigle che racchiudono tutto l’iter da seguire per aprire il nostro bar o ristorante. Proviamo a conoscerle: semplici da vedere, complesse nella compilazione e nelle certificazioni da ottenere per presentare il documento al SUAP.

La burocrazia a volte sembra (sembra?) giocare con noi per crearci confusione e incertezza, inquietante incertezza, perfino nei nomi e nelle sigle che utilizza nella sua terminologia. È il caso della differenza fra DIA e SCIA, la dichiarazione che ci è richiesta per poter aprire la nostra attività, sia essa un bar, un pub, una gelateria, un ristorante. Quali sono le differenze? Cosa è necessario fare per presentare una scia? Quanto è il costo di questo documento?

Cominciamo dal tradurre le sigle: la Scia, Segnalazione certificata di inizio attività, sostituisce la Dia o DIAP, Dichiarazione di inizio attività e la completa appunto con la parola: certificata, vale a dire che integra a questa procedura il concetto di posta elettronica certificata o PEC.

La Scia, come la Dia, è un modulo di autocertificazione. Nel momento in cui individuiamo il locale dove apriremo la nostra attività andiamo al SUAP (sportello unico per le attività produttive, istituito ormai in ogni comune) e ritiriamo un modulo, la SCIA appunto, che dovremo poi compilare in ogni sua parte.

In questa pagina possiamo trovare un modello di SCIA, proviamo ad scorrerlo insieme.

Andando nella sezione delle nuove aperture, quelle che ci interessano, arriviamo come prima cosa ai requisiti morali e professionali. Questi ultimi hanno a che fare con la famosa REC o SAB, e come vedete dovremo dichiarare di avere questi requisiti professionali perché A) avevamo il vecchio REC. B) abbiamo frequentato un corso SAB. C) abbiamo lavorato per almeno due anni negli ultimi cinque in una attività alimentare. D) abbiamo avuto un diploma in una scuola connessa, per le materie trattate, al lavoro che vorremmo svolgere (ma come vedete qui non sono specificate quali scuole).

A questo punto entriamo nel campo dei requisiti urbanistici ed edilizi.

In questa sezione si identifica per prima cosa la posizione del locale scelto, in quale area sia e se sia sottoposto a particolari vincoli paesaggistici o storici. In seguito si esamina la sorvegliabilità (per motivi di sicurezza e di ordine pubblico) del locale. Ancora, in seguito, vediamo se il locale deve avere dei parcheggi, obbligatori in caso di metrature sopra i venticinque metri quadri. È interessante vedere come questi eventuali parcheggi non devono essere a più di 50 metri. Una normativa, valida per la città di Torino, non semplice e sicuramente capace di restringere di molto il campo delle possibili aperture.

Il Passaggio ancora seguente riguarda l’acustica, e quindi gli eventuali problemi legati al rumore. In questo senso dovremo, se volessimo diffondere musica di qualsiasi tipo (anche una semplice radio) presentare la dichiarazione di un tecnico (competente in acustica, scrive il documento).

Il documento si conclude con alcune limitazioni comunali, vale a dire che nella città di Torino (ne avevamo parlato in un post di pochi giorni fa) non è possibile aprire locali in certe aree della città, per decisione comunale che va al di là di licenze o normative regionali.

La SCIA, a questo punto compilata e corredata degli allegati, può essere presentata. Secondo alcune fonti essa può essere anche portata a mano agli uffici del SUAP, secondo altre (e qui starebbe il concetto di SCIA) può essere presentata solo tramite posta elettronica certificata e quindi da un mittente che ne sia possessore, di solito un’associazione di categoria o un commercialista.

Questo ci porta ad un punto importante: è possibile preparare la scia da soli? Praticamente no, avete visto che almeno in un punto (quello sull’acustica) è necessario un tecnico, ma in realtà molte altre planimetrie e dichiarazioni potranno essere preparate, anche per competenza tecnica, solo da professionisti. Da qui al costo. Presentare la scia non costa niente nella maggior parte dei casi, di solito solo alcune attività più grandi devono pagare dei diritti di istruttoria e bolli, il costo arriverà proprio dalle parcelle dei professionisti di cui avremo bisogno.

Una volta presentata la Scia, in teoria, si dovrebbe poter aprire il locale. A quel punto l’amministrazione avrà trenta giorni per venire a controllare se quanto dichiarato nella SCIA è corretto e per farci fare le opportune modifiche. Attenzione però, in questi casi conviene sempre aspettare la visita di controllo prima di partire, perché non è improbabile che ci venga richiesta qualche modifica dura (talvolta impossibile) da realizzare una volta che il locale è aperto.

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Qualcosa su Gabriele Cortopassi

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