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APRIRE UN BAR CON IL CROWDFUNDING — 1° parte

Una forma di finanziamento innovativa: vediamo come si apre il nostro locale con la formula del crowdfunding, il finanziamento che viene dalla rete.

 

Dal sito ravennafuturelessons.it

Dal sito ravennafuturelessons.it

Moltissimi di coloro che vogliono aprire un bar o un locale sono spaventati dalla burocrazia e dalle tasse, altri, forse i più lungimiranti, sono spaventati dalla necessità di dover creare una idea davvero unica e distintiva per proporsi sul mercato. Per quasi tutti però la preoccupazione è la più antica e concreta del mondo: i soldi.
Il futuro, anche in questo segmento, avanza, e internet ha rivoluzionato anche il modo si cui si cerca di reperire fondi e finanziamenti per avviare la propria attività. Permette per esempio di confrontare finanziamenti e mutui dalle banche e permette di valutare più facilmente bandi di finanziamenti pubblici. Una delle grandi trasformazioni di internet in questi ultimi anni è stata però quella del mondo social, che ha creato una forma di finanziamento di impresa in piena linea con la sua filosofia “sharing”: la formula del Crowdfunding.

Il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) termine che potremmo tradurre come “finanziamento collettivo” è una forma di finanziamento “dal basso” in cui (generalmente on-line) viene proposta una idea imprenditoriale, invitando a finanziarla con somme, di solito molto piccole, ma che, in un largo numero di investitori, diventano decisive per la nascita della nuova idea.

COME FUNZIONA IL CROWDFUNDING

Provando a scendere nel dettaglio diciamo che attualmente il crowdfunding viene diviso in due settori principali: il Civic crowdfunding, che finanzia interventi sociali e di interesse generale, e l’Equity crowdfunding, che invece propone a chi investe di divenire un vero e proprio azionista della nuova idea. Più in generale possiamo dire che con questa formula vengono di solito finanziati progetti sociali o con un forte tasso di innovazione, sopratutto tecnologica. A proporre questi progetti sono dei siti di crowdfunding a cui l’investitore si rivolge; siti che si occuperanno di dare visibilità al progetto e di raccogliere i finanziamenti sulla loro piattaforma. In molti casi il finanziatore, per il suo versamento, riceve un gadget (ad esempio una maglietta, o un dono) nel nostro caso, nel mondo bar, potrebbe per esempio ricevere una tessera sconto (ma figa, gold, in fin dei conti è un socio finanziatore!) da usare quando il locale sarà aperto.

Su questi siti “collettori” vengono dati sia un obbiettivo da raggiungere (la cifra da raccogliere per far partire l’idea) sia la data entro cui i fondi andranno raccolti. Se entro quella data non si è raggiunta la cifra necessaria il progetto sfumerà e i fondi messi “in attesa” non verranno effettivamente erogati tornando all’investitore.

Con questo metodo, anche in Italia, sono numerosi i progetti che hanno avuto importanti finanziamenti, fra essi, sul sito Corriere.it abbiamo scoperto ombrelli innovativi, giochi da tavolo, software, film e restauri di opere medioevali.

E per bar e ristoranti? Avrete capito che, in un sistema così fluido le cifre che si possono raccogliere dipendono molto sia dall’idea sia dalla nostra capacità di farla apparire davvero magnifica, di saper “bucare lo schermo” come si dice nel linguaggio televisivo (alcuni esempi di questo tipo di comunicazione li vediamo durante i nostri corsi full immersion di apertura bar) . Del mondo del crowdfunding applicato a bar e ristoranti parleremo a questo punto nel prossimo post, che trovate (dal 18 luglio 2016) su questa pagina.

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