APRIRE UN BAR A ST MAARTEN, NELLE ANTILLE OLANDESI

lunedì 16th, novembre 2015 / 08:32

Panorami da favola, aerei da brividi come i costi dell’energia elettrica e ritmi burocratici lentissimi: vediamo come si apre un locale nella Antille Olandesi, nei Caraibi.

 

Gli atterraggi all'aeroporto di St Marteen

Gli atterraggi all’aeroporto di St Marteen

Sì, il post di oggi è di quelli da lustrarsi gli occhi, da vita in una cartolina, una cartolina che a però anche i suoi lati oscuri, a sentire Georgia e Ugo, i due ragazzi che hanno portato avanti una gelateria nelle Antille Olandesi, diciamo la parte bassa dei Caraibi, e esattamente nell’isola di St Maarten (o Saint Martin, visto che l’isola è divisa in due giurisdizioni, una francese e l’altra olandese).

Abbiamo avuto occasione di intervistare Georgia e Ugo durante un corso di caffetteria che hanno seguito presso la nostra scuola, corso seguito con l’intenzione di aprire un locale forse anche a New York, insomma, due giramondo!

 

Georgia e Ugo, per cominciare una domanda poco in tema, ma alla curiosità non resisto: ma è vero che l’aeroporto di St Marteen è uno dei più spettacolari del mondo?

Assolutamente sì, come forse i lettori sapranno, questo aeroporto è famoso perchè è l’unico della zona dove atterrano

Le tavole da surf con gli orari dei voli...

Le tavole da surf con gli orari dei voli…

i grandi aerei, che, vista la conformazione della pista, passano a pochi (pochissimi!) metri di altezza dalla spiaggia, questo spettacolo è così atteso dai turisti che ci sono delle tavole da surf piantate nella sabbia che riportano gli orari di passaggio delle varie compagnie, naturalmente Air France e KLM in testa!

Bene, adesso che siamo arrivati in aeroporto cominciamo a lavorare: com’è aprire un locale nelle Antille Olandesi?

La legislazione si è fatta più complessa negli ultimi anni e sopratutto più lenta. In ogni caso si parte da due documenti: una business licence  per il locale  e una manager director licence  per la persona. Il primo documento descrive il nostro progetto (diciamo una specie di SCIA) mentre il secondo potrebbe ricordare il nostro ex REC o SAB; anzi, lo ricorda così tanto che la persona, il manager cui viene intestata la licenza, può non avere niente a che fare con il locale stesso, un po’ come il nostro preposto.
Per ottenere questi documenti non ci sono corsi da seguire o esami da sostenere, si presentano semplicemente alla Chamber of commerce (in questo link il sito ufficiale) e si aspetta. Si aspetta molto; a volte perfino anni, perfettamente in linea con i tempi rilassati dell’isola. Talmente tanto che molti Europei aprono senza licenza, per poi aggiustare le cose successivamente, sembra senza grosse conseguenze se non qualche multa.
Se non si è olandesi e non si è nati sull’isola si aggiunge a questo il permesso di soggiorno. (è da notare in questo senso che un permesso di soggiorno non è la stessa cosa di un permesso di lavoro, si può essere residenti senza essere autorizzati a lavorare, e bisogna dimostrare, al momento che si richiede il permesso di soggiorno, di avere sufficienti fondi da potersi sostentare senza lavorare N.D.R.). Le piccole dimensioni dell’isola, 70.000 abitanti fra zona olandese e francese, naturalmente turisti esclusi, fanno si, come è immaginabile, che le conoscenze e i rapporti contino molto.

Una volta fatta questa parte burocratica trovare e costruire il locale è difficile?

Le normative non sono asfissianti, poco altro oltre una visita dei vigili del fuoco che valutano la maximum occupancy. Noi eravamo stati addirittura congratulati perchè nel nostro locale c’era l’accesso disabili, molto raro sull’isola…
Per quel che riguarda il trovare il locale c’è da dire che la scelta delle aree non è difficile, vista la dimensione dell’isola

Il Carousel, il locale di Georgia e Ugo alle Antille

Il Carousel, il locale di Georgia e Ugo alle Antille

e il forte aumento, negli ultimi anni, della criminalità, che ha portato molte zone a diventare molto meno appetibili dal punto di vista commerciale. Diciamo che la parte francese è ancora un paradiso dei ristoranti, il resto… Per quello che riguarda i costi sembra che non ci siano locali in affitto, sono tutti di proprietà (in questo senso abbiamo fatto alcune ricerche anche noi, e in effetti non si trovano locali in affitto, solo ristoranti in vendita per cifre che oscillano sui 300.000/400.000€ dollari  N.D.R.)

E’ una volta che il ristorante/locale è aperto, quali sono i costi?

Il costo del lavoro è relativamente alto. Un cameriere costa, tutto compreso, circa 1000€ al mese (diciamo la metà che da noi). Parlando di dipendenti c’è da dire che le autorità locali stanno attenti che si assuma, salvo casi eccezionali, personale locale, sopratutto perchè gli imprenditori cercano fuori dall’isola, spesso dall’Europa, visto anche che sull’isola non esiste alcuna forma di scuola alberghiera.
Sono alti i costi delle materie prime, considerando che sull’isola viene importato quasi tutto, compreso frutta e pesce! Sono, infine, altissimi i costi dell’energia elettrica, addirittura 12.000€ al mese per la nostra gelateria di 300mq più esterno; stavamo molto attenti perfino a spegnere le piastre dei panini, ma i costi erano altissimi (c’è da dire che il locale di Georgia e Ugo era davvero enorme, come vedete dalla foto).

Voi siete andati via da St Maarten, consigliereste ad un italiano di andarci?

Noi (ma sopratutto il padre di Georgia, che era il proprietario) siamo venuti via perché l’aumento del crimine cominciava davvero a preoccupare; c’erano sparatorie e rapine a mano armata molto spesso.
Per quello che riguarda il volerci andare è chiaro che le isole dei Caraibi attraggono sempre molto, e noi non vorremmo essere condizionati dalla nostra vicenda. Nelle Antille la burocrazia è meno complessa che negli Stati Uniti, e la livello di vita migliore che in buona parte dei Caraibi, anche se forse potremmo consigliare Portorico o Santo Domingo, che peraltro hanno un sistema sanitario migliore. Sono dettagli, ma mai da trascurare…
Semmai agli italiani che ci leggono vorrei dire una cosa: St Maarten è una vera miniera per gli yacht, e trovarvi lavoro permette stipendi elevati e una esperienza di vita davvero interessante. C’è molto lavoro, in questo settore, ma al momento pochissimi italiani, a lavorarci sono sopratutto ragazzi olandesi e inglesi.

 

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