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Aprire un Bar Conviene? Una Analisi Statistica

Conviene aprire un bar nel 2017? In futuro i bar rischieranno più di altre attività? Quanto guadagna un barista oggi? Proviamo a rispondere a queste domande usando le statistiche nazionali…

 

Conviene aprire un bar e quanto possiamo aspettarci di guadagnare? vediamolo in questo articolo...

Conviene aprire un bar e quanto possiamo aspettarci di guadagnare? vediamolo in questo articolo…

Aprire un bar è una buona idea? Conviene? Detto così sembra più una domanda da indovini con la palla di cristallo che una attenta valutazione di mercato. E’ per questo che proveremo a rispondere a questa domanda usando un’approccio diverso; cercando di fare una attenta e analitica valutazione del mercato.

Una valutazione statistica, basata sui dati che istituti come ISTAT e Confcommercio mettono a nostra disposizione ogni anno, statistiche che starà alla nostra visione imprenditoriale interpretare nella maniera migliore. Proviamo a farlo, esaminando i pro e nei contro dell’aprire un bar o un’altra attività commerciale.

 

APRIRE UN BAR CONVIENE, E CONVERRA’ IN FUTURO.

 

Le statistiche dicono che i bar chiudono meno delle altre attività commerciali

Le statistiche dicono che i bar chiudono meno delle altre attività commerciali

 

Uno dei ragionamenti che spesso guidano chi sta decidendo di aprire una attività commerciale, è il vecchio assunto del “i bar non chiudono mai“. E’ in base a questa riflessione, di questa sensazione, che spesso si decide di aprire un locale invece di una profumeria o un ferramenta, ma è vero che i bar falliscono mai? E le tendenze future saranno ancora queste?

Secondo le statistiche più aggiornate che abbiamo trovato, in Italia ci sono al momento circa 710.000 attività commerciali. Di questi circa 135.000 vendono alimentari di vario genere, ma non fanno ospitalità (pasticcerie, panetterie, pescivendoli, negozi di alimentari, fruttivendoli eccetera).

Come è facile capire questa categoria del food è la più ampia, seguita dall’abbigliamento (115.000 punti vendita) dai negozi di arredamento (45.000) e dalle edicole/librerie/cartolerie (43.000) (dati della Associazione consumatori).

I locali legati all’ospitalità (bar, ristoranti, pizzerie, pub etc) sono invece, nel 2015, circa 315.000 (dati rapporto annuale Confcommercio) e nello specifico i bar propriamente detti sono 148.000.

In un calcolo complessivo quindi in Italia ci sono circa 1.025.000 attività; di queste, quelle legate all’ospitalità sono poco più del 30,5%, e i bar circa il 14,5%; una percentuale decisamente alta, se comparata alle altre attività.

Tutti conosciamo, fin troppo bene, la crisi che ha colpito il mondo e, duramente, il nostro paese dal 2008 al 2015. Abbiamo preso come riferimento della nostra riflessione proprio la grande crisi, e il tracollo commerciale a cui ha portato tante piccole attività.

Le tabelle pubblicate nel 2016 da Confesercenti, che riportiamo sotto, ci mostrano il numero di attività aperte, di quelle chiuse e, in ultima colonna, il saldo fra aperture e chiusure dal 2011 al 2015. Le attività che vengono prese in considerazione sono i negozi in prima colonna, i bar in seconda e i ristoranti in terza colonna.

I dati di Confesercenti sulle chiusure di negozi, bar e ristoranti dal 2011 al 2015

I dati di Confesercenti sulle chiusure di negozi, bar e ristoranti dal 2011 al 2015

 

Facile vedere come le attività commerciali in Italia abbiano sofferto moltissimo, e il saldo fra aperture e chiusure è ampiamente negativo. Partendo da questa tabella proviamo a costruirne un’altra partendo dai dati che avevamo prima, quelli inerenti al numero di locali in Italia nel 2015.

I ristoranti sembrano aver sopportato meglio la fase della crisi

I ristoranti sembrano aver sopportato meglio la fase della crisi

Quest’ultima tabella ci da un dato interessante: bar e ristoranti hanno sopportato meglio la crisi, abbassand0 le saracinesche meno delle altre tipologia di negozio. Interessante anche vedere come i bar abbiano resistito appena meglio dei negozi, mentre i ristoranti (ricordiamo che questa categoria riunisce anche pizzerie, osterie, paninoteche etc) hanno retto molto bene, addirittura il 50% meglio rispetto ai negozi.

 

UNA TENDENZA PER BAR E RISTORANTI?

 

Quella che abbiamo provato a dare potrebbe essere una interpretazione, perfino banale, e diverse potrebbero esserne le cause. Fra queste, il quotidiano pare offrircene una, una tendenza che va avanti da anni ma sembra perfino in fase di accelerazione.

I negozi, ormai da molti anni, stanno subendo una epocale trasformazione del concetto di commercio. Dalle piccole botteghe di vicinato, uniche forme di approvvigionamento fino agli anni ’70, siamo passati al supermercato e ipermercato. Questa dinamica ha coinvolto soprattutto gli alimentari fino al 2000, quando lo sviluppo sempre più forte di grandi catene ( Ikea, Brico, Decathlon, Mediamarket etc.) ha travolto un po’ alla volta altre tipologie di negozi. A dare il colpo di grazia, e a creare problemi perfino alle grandi catene è poi arrivato lo sviluppo impetuoso dell’E-commerce (Amazon e i suoi compagni). Ormai non è difficile vedere mamme che vanno in cartoleria, fotografano lo zaino che vorrebbero comprare ai figli per la scuola e acquistarlo poi online.

Una tendenza che ha distrutto molti negozi ma che, nonostante lo sviluppo di alcune catene (Mc Donald, alcuni marchi legati a pizza e tex-mex) non ha toccato il mondo del bar o del ristorante, che addirittura, con la riscoperta del prodotto del territorio, del Km 0 e del cibo healthy, sembrano, per chi è in grado di proporre qualità, conoscere nuovi sviluppi molto promettenti.

 

APRIRE UN BAR NON CONVIENE

 

Molte ore lavorate, scarso utile. Questa spesso la realtà quotidiana di chi gestisce un bar.

Molte ore lavorate, scarso utile. Questa spesso la realtà quotidiana di chi gestisce un bar.

 

Aprire un bar potrà quindi essere una scelta conveniente, perché abbiamo visto come questo tipo di attività riesce comunque a galleggiare, nelle attuali tendenze, meglio di altre tipologie. Aprire un bar può però non convenire, non valere la pena, se cominciamo a valutare quanto ci permetterà di metterci in tasca.

E’ un tema complesso, con infinite variabile, a cui abbiamo dedicato molti post (per esempio su come guadagnare 1200€ al mese con un bar) in generale però possiamo dire che un bar ha spesso margini più bassi rispetto ad altre attività commerciali. Sopratutto il costo del personale, voce importante nella ristorazione, e una certa compressione dei prezzi dovuta alla elevatissima concorrenza portano a margini che, in attività con oltre 4 dipendenti, spesso scende sotto il 10% del fatturato, mentre supera il 20% in molte attività commerciali diverse.

Concorrenza dicevamo; nel mondo del bar è davvero altissima: 2,8 bar per mille abitanti. Potrebbe non sembrare un dato impressionante, ma se pensiamo che in questi mille ci sono anche molti bambini e persone che, per abitudine e stile di vita non frequentano il bar, capiamo che il mercato per cui ci si batte può essere davvero ristretto. Alcune regioni poi hanno tassi di bar per mille abitanti ancora più alti, vediamole in questa tabella edita da Confcommercio nel 2013, quindi non particolarmente aggiornata.

Il tasso di bar per 1000 abitanti in Italia nel 2013

Il tasso di bar per 1000 abitanti in Italia nel 2013

 

Per ultima una dolorosa considerazione. Non ci sono statistiche al riguardo, ma per esperienza possiamo dire che, nei piccoli bar dell’angolo, quello che si mette in tasca chi vi lavora, anche se proprietario, raramente supera i 1100/1200€ al mese (e molti, purtroppo si sognano queste cifre).

A salire molto sono le ore di lavoro, che raramente sono meno di 60 a settimana/260 al mese (e, anche qui, per molti sono molte ore di più…).

Beh: se dividiamo 1100€ per 260 ore viene fuori una paga oraria di 4,23 €… vale la pena?

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5 Comments

  1. Marco ha detto:

    Nelle cifre del guadagno è inclusa l’evasione fiscale?

  2. Bruno ha detto:

    Buongiorno Marco fidati al giorno d’oggi l’evasione fiscale se hai dipendenti è quasi pari a zero perché come descritto dall’articolo , molto ben fatto ,con i margini a disposizione non si ha modo di generare nero .

  3. Luca ha detto:

    Per chi avvia un bar , nel breve periodo è più difficile scendere dalla barca che affonda rispetto ad altre tipologie commerciali dove l’investimento iniziale è sicuramente minore .Ci sono “baristi” che avviata l’attività si rendono conto in poco tempo dell’errore fatto però lavorano in perdita per diversi anni e i motivi sono diversi , il primo anno ci sarà la giustificante che l’attività è nuova ma l’anno prossimo con l’entusiasmo che solo certi manuali motivazionali sanno infondere “FAREMO MEGLIO” , il secondo anno si inizierà a pensare di vendere al costo d’investimento effettuato (generalmente molto alto , ma di fessi in giro oramai non ce ne sono più molti) , al terzo anno si inizierà di parecchio a calare con le richieste e generalmente , dopo un annetto qualche altro sognatore che “fiuta “ l’affare magari lo si troverà…..se no si chiude..

  4. Emilio ha detto:

    Articolo molto interessante, complimenti !!
    Avrei solo una curiosità : qual è la fonte dei dati sui margini ?

    Grazie.

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