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COS’ E’ LA PARTITA IVA PER APRIRE BAR E RISTORANTI

Come si fa ad aprire una partita iva per un bar o un pub, quanto costa?  Come si calcola l’IVA per la somministrazione alimenti e bevande?

 

Come si calcola l'IVA secondo Linkedin

Un esempio di IVA secondo linkedin

Quando  pensiamo ad aprire un bar o un pub, come una qualsiasi altra attività,  una delle prime cose da fare è aprire una partita IVA. Tecnicamente parlando la partita iva è una serie di 11 numeri che identificano a fini fiscali  la società o la persona fisica che ne è titolare. Il numero di partita IVA non cambierà mai durante la nostra attività, se la chiuderemo dovremmo aprirne una nuova in caso di ripresa delle attività.

Durante la vita della nostra attività la partita IVA sarà necessaria per sbrigare tutta la parte fiscale, quindi, sopratutto per emettere  le fatture e per pagare i contributi al fisco e alla previdenza sociale.

COME SI FA AD APRIRE UNA PARTITA IVA PER UN LOCALE

Per aprire una partita IVA, anche dopo le ultime modifiche del 2016 e 2017, bisogna presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad attribuire a chi la richiede il codice, il numero di partita IVA. La richiesta è costituita da una dichiarazione di inizio attività che dovrà essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività. Il modulo per la dichiarazione è diverso a seconda del nostro tipo di impresa, qui sotto potete scaricare i moduli

Scaricate il modello AA9/12 in PDF per aprire una partita Iva 2017in caso di persone fisiche a questo link: aa912_partita_iva.

Scaricate il modello AA7/10 in PDF per aprire una partita Iva 2017 in caso di persone giuridiche e soggetti diversi a questo link: aa710_partita_iva

I modelli andranno poi consegnati ad un ufficio della Agenzia delle Entrate insieme ad un proprio documento di riconoscimento, ma adesso è possibile anche farlo per mail, con un software che si può scaricare dal sito della Agenzia delle Entrate.

QUANTO COSTA APRIRE UNA PARTITA IVA PER UN LOCALE?

Sembra meraviglioso, ma è vero: aprire una partita Iva è del tutto gratuito!

ESEMPIO DI COME FUNZIONA LA TASSA DELL’IVA PER I BAR

Se aprire una partita Iva è gratuito, L’IVA rimane comunque una tassa (Imposta sul Valore Aggiunto) che anche nei paesi inglesi si chiama VAT (value added tax) ne deduciamo quindi che l’IVA esiste e si paga anche se apriamo un bar all’estero (peraltro esiste nel comunità Europea dal 1972).

Come concetto si tratta di una tassa un po’ bizzarra. Si tratta di una tassa sui consumi, quindi se non compriamo niente non la paghiamo. A pagarla poi è, di fatto, solo il consumatore finale; in tutti gli altri passaggi intermedi, quelli che avvengono fra operatori dotati di partita IVA, c’è un calcolo dell’IVA a credito o a debito, ma non un pagamento, se non quello risultante dalla differenza fra credito e debito

Facciamo un’esempio di come funziona l’Iva, usando le mele come si faceva da bambini, sperando che sia chiaro e supponendo che l’aliquota iva sulla somministrazione fosse la stessa per tutti i passaggi della catena:

  • L’agricoltore vende le mele a 10 al supermercato. Il supermercato ha così una aliquota del 10% e quindi 1 di iva a credito (in acquisto).
  • Il supermercato vende le mele al barista a 20. Il super ha così 2 di iva a debito (in vendita), a quel punto 2 a debito meno 1 a credito del passaggio precedente uguale 1 che il supermercato deve pagare allo stato.
  • Il barista vende le mele al cliente finale a 40. Il barista ha così una iva a 4 e paga 4-2= 2 di iva allo stato.
  • Il cliente finale consuma le mele, e non le rivende, quindi pagherà (al momento dell’acquisto, tutto l’ammontare dell’IVA, cioè 4.

L’ALIQUOTA IVA SULLA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE E SU BAR E RISTORANTI. L’ALIQUOTA IVA SULLE PIZZE DA ASPORTO.

A complicare il ragionamento dobbiamo aggiungere un elemento: l’aliquota sulla somministrazione. Nei bar e nei locali in genere infatti ci sono due aliquote diverse:

  • Al 10% (al 2016 e 2017) per tutto quello che viene “somministrato” o “servito” all’interno del locale, quindi caffè, panini, piatti, bibite che vengono servite nel locale o in una area esterna attrezzata (in un dehor…).
  • Al 22% (dall’ottobre 2013) per tutto quello che viene venduto confezionato (e quindi non servito) e per tutto quello che si vende da asporto, ad esempio come le pizze. Una differenza è costituita da gelaterie e pizze a taglio. Questo tipo di attività non fa “ospitalità” ma vende solo prodotti del proprio “ingegno”, per questo ha sempre una aliquota IVA al 22%

 

 

Le casse moderni dei bar e dei ristoranti (potete leggere qui un nostro post) hanno molti tasti, per ognuna delle voci in menù e per l’asporto. Normalmente ogni tasto è già impostato sulla giusta aliquota IVA.

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