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APRIRE UN BAR O UN RISTORANTE CON UNA DITTA INDIVIDUALE

Bassi costi ma alti rischi in caso di problemi finanziari. Vediamo quali sono i requisiti e cosa serve per l’apertura di un bar, ristorante o locale con una ditta individuale, la formula di impresa più usata per l’apertura di bar e locali.

 

foto (14)Nel momento in cui decideremo di tradurre in bella realtà il nostro sogno di aprire un locale, un ristorante, una pizzeria, un pub o un bar una delle prime scelte da fare sarà il tipo di impresa con cui giuridicamente lo porteremo avanti, in pratica se saremo una ditta individuale, una società di capitali o di persone.

Oltre al numero di persone coinvolte nel progetto e al loro grado di parentela, gli elementi da valutare per la scelta saranno i costi e il grado di rischio legato a una scelta o l’altra. Riguardo al numero di persone, se siamo da soli non potremo che scegliere una ditta individuale, mentre se saranno coinvolti nel progetto familiari o parenti potremo optare per tipi di impresa di cui ci siamo già occupati: l’impresa familiare e quella coniugale; vediamo adesso di parlare della forma di impresa più semplice: quella individuale.

Come abbiamo detto, sarà necessario mettere sulla bilanci i costi di una forma di impresa e i suoi rischi, e siccome la ditta individuale è la più semplice e meno costosa, sia come costituzione, gestione e fiscalità, sarà anche la più rischiosa.

Rischiosa? Non certo perché da soli si fanno brutti incontri, ma perché in una ditta individuale l’imprenditore è responsabile in tutto e per tutto, illimitatamente, di ogni eventuale problema finanziario o (non sia mai) fallimento in cui possa incorrere, e a questa evenienza risponde con i suoi beni personali.

Ma sono brutti sogni, a cui adesso non pensiamo nemmeno, ci occuperemo quindi solo di sapere con quale procedura si apre una società di questo tipo.

Tanto per cominciare diciamo che in una ditta individuale l’imprenditore da il suo nome alla ditta, e nelle fatturazioni dovrà declinare sia partita IVA che codice fiscale. Oltre a questo una ditta individuale non ha capitale sociale da versare, può tenere una contabilità semplificata (se non supera limiti di fatturato, che, essendo in attività di questo tipo di 400.000 possono inglobare un gran numero di bar, nella maggior parte dei casi con fatturati inferiori) e non sono tenuti a pubblicare i bilanci.

Anche per l’apertura della impresa individuale sono stati fatti in questi anni passi avanti nello snellimento di pratiche burocratiche. Adesso il procedimento si avvia, infatti, attraverso la Comunicazione Unica (spesso contestualmente alla DIA o SCIA) al registro delle imprese, che provvederà a smistare la mail a tutti gli enti coinvolti: Agenzia delle Entrate per la richiesta della partita iva, Camera di Commercio, INPS, INAIL, Municipio; un bel passo avanti, visto che prima bisognava interagire separatamente con tutti questi uffici (quante mattinate!). A proposito dell’invio tramite mail, da tempo tutte le imprese hanno l’obbligo di avere una PEC (Posta Elettronica Certificata) sulla quale trovate questo post.

I costi che sosterremo in questa fase si limiteranno a un centinaio di Euro (dipende dalla regione) di diritto annuo della Camera di Commercio e alcune spese in bolli e diritti di segreteria, ma da questo momenti i diversi enti cominceranno a quel punto ad interagire con la nostra impresa.

Con la richiesta di partita IVA potremo eventualmente valutare se abbiamo i requisiti per avere un regime fiscale agevolato, per imprenditoria giovanile, lavoratori in mobilità e per eventuali progetti innovativi.

L’INPS comincerà a richiedere il versamento dei contributi pensionistici, contributi che hanno un minimo di 3500 annui circa e, sopra questa cifra, sono calcolati in maniera percentuale sul reddito. Questo pagamento non avviene all’iscrizione, ma su 4 rate trimestrali tramite modello F24.

Anche l’iscrizione all’INAIL (antiinfortunistica) prevede pagamenti annuali per cifre che si aggirano sui 300/400€ a seconda delle tipologie commerciali (soprattutto in relazione alla pericolosità della attività svolta).

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