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BANDI FINANZIAMENTO BAR E RISTORANTI: ANALIZZIAMO CASI PRATICI

I finanziamenti pubblici possono essere una bella opportunità per un pubblico esercizio in apertura o già esistente, ma bisogna saperli leggere, per trovare quello che si adatta alle nostre necessità; vediamo alcuni casi reali.

 

soldiSembrano chimere, sono difficili da ottenere e sono in molti a segnalare trappole, eppure esistono, e talvolta possono rappresentare un valido aiuto per il proprio progetto di apertura del proprio bar, pub o locale. Sono i finanziamenti pubblici, sia a fondo perduto che a tasso agevolato, erogati da vari enti, come la Comunità Europea o le varie Regioni Italiane.
Enti diversi, diverse finalità e diversi obbiettivi, e perfino diversi destinatari, questi bandi possono rappresentare, per chi li cerca, un piccolo rebus, e la prima cosa da fare per accedervi è armarsi di pazienza e leggerli con cura, fino a trovare quello che “ci calza a pennello”.
Per questo post siamo proprio andati a spulciare alcuni di questi bandi, per capirli meglio e per imparare a leggerli. Proprio per leggerli nella maniera corretta è importante cominciare subito a riconoscere quali sono gli elementi cardine di un bando di finanziamento, vediamoli insieme.

  • Chi sono i beneficiari: il profilo che deve avere la persona (o l’azienda) per poter accedere al finanziamento. Potrebbero per esempio essere i disoccupati da più di due anni, o le donne over 40 (categoria tradizionalmente svantaggiata) oppure gli abitanti di una determinata regione o ancora le piccolissime imprese con meno di tre dipendenti, e così via…
  • La scadenza del bando, questi finanziamenti hanno sempre una durata definita.
  • Il tipo, e misura, del contributo offerto: contributi che possono essere a fondo perduto, cioè senza restituzione, o a tasso agevolato, quindi ripagandolo, ma con un tasso di interesse più basso di quello offerto dal mercato (e in questo caso, in dettaglio, sarà meglio capire bene come dovremo, e a che tasso, restituire l’importo).
  • Le spese ammissibili: molti bandi sono finalizzati al finanziamento di interventi ben specifici, che possono andare dalla ristrutturazione, alla riqualificazione, alla apertura tout court fino al finanziamento delle spese correnti, come l’affitto o il personale, nei primi mesi di vita della attività.
  • Il punteggio minimo: i fondi non sono, chiaramente, infiniti, e, oltre a presentare la domanda per tempo, dovremo anche avere un certo punteggio. Nella maggior parte dei bandi a dare punteggio sono elementi che hanno a che fare con la bontà dell’idea imprenditoriale e con la capacità di condurlo bene; elementi di questo tipo possono essere avere esperienze precedenti, aprire in location interessanti, portare innovazione o artigianalità, e così via… una ideadi come vengono attribuiti i punteggi si può avere spulciando questa pagina.

 

Detto questo cominciamo ad analizzare casi specifici. Il primo bando che analizziamo è finalizzato alla riqualificazione di bar, ristoranti ed esercizi commerciali nella regione Umbria. Questo bando è scaduto in gennaio, per cui non ne diamo il link di accesso. Il bando metteva sul piatto la possibilità di accedere ad un finanziamento del 60% a fondo perduto su lavori che, appunto, dovrebbero essere di riqualificazione. Ora, se leggiamo bene la lista delle “spese ammissibili” ci rendiamo conto che se fra esse ci sono voci abbastanza logiche come “ristrutturazione e trasformazione degli immobili” o come le spese di riconversione, altre voci sono molto più “allargate”, come acquisto di insegne, informatizzazione e perfino le spese relative al conseguimento di un marchio di qualità.

È da notare poi che, essendo il bando destinato alle attività commerciali, se un artigiano produce e vende un suo prodotto (per esempio una pizzeria a taglio) potrà utilizzare il contributo solo per le spese inerenti l’area vendita, e non la produzione.

Se alcuni bandi sono quindi molto vasti e permettono molti margini di manovra, altri possono essere minimali, e avere aree di intervento molto ristrette. E il caso di altro bando che abbiamo esaminato, emesso dalla regione Puglia e scaduto nell’ottobre del 2013. In questo caso erano ammesse tutte le imprese pugliesi operanti nel turismo e ad essere ammesse erano solo le spese determinate da nuove assunzioni, per un contributo abbastanza piccolo, solo € 1.500. E’ da notare che, essendo la dotazione del bando di 400.000€, gli aiuti sarebbero stati distribuiti a oltre 250 aziende.

Come ultimo bando preso in esame, ci siamo potuti affidare ad un professionista, con cui abbiamo la fortuna di avere a che fare da tempo. Si tratta di Fabio Centurioni di contributiregione.it che ci spiega benissimo questo fondo dedicato alla regione Marche, e le spese che vi sono ammesse, nel video sotto.

2 Comments

  1. Elvis Crespi ha detto:

    Ottimo articolo! Se si ha un buon progetto si trovano sempre finanziamenti pubblici, però, più che a fondo perduto si verrà indirizzati verso un credito agevolato. Per mia esperienza (ottenni un finanziamento consistente qualche anno fa) è più facile ricevere finanziamenti dagli enti locali come le camera di commercio (perché più legate alla realtà economica della provincia)

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