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COME LAVORARE COME AGENTI DEL CAFFE’

Dalle forme di inquadramento, al rapporto con il cliente alle capacità richieste: vediamo come si diventa (e si rimane) agenti per le torrefazioni.

 

Marche di caffè, anche se americane...

Marche di caffè, anche se americane…

E’ un lavoro che attrae, in questi tempi di difficile reperimento di un impiego, forse perchè sembra offrire interessanti prospettive economiche, forse perchè promette giornate non certo noiose e ripetitive. Ma come si diventa agenti che vendono caffè?

LE FORME DI INQUADRAMENTO E GLI STIPENDI
Le forme di inquadramento per il lavoro che riguarda la vendita di caffè al bar sono essenzialmente due: il dipendente aziendale e l’agente indipendente aderente all’Enasarco.

Quest’ultima sigla indica l’ente sindacale e previdenziale degli agenti di vendita, e per diventare agente è appunto necessario superare un corso (della durata di circa 130h) con un esame abilitativo alla professione. giusto per dare un idea abbiamo trovato questi corsi, in varie province, a prezzi variabili fra 500 e 700€. Questi corsi permettono appunto di abilitarsi come agenti, che potranno diventare monomandatari (vendono una sola marca)o plurimandatari, quando hanno in portafoglio varie aziende. Da lì, volta per volta, stipuleranno accordi con le aziende, trattando percentuali, aliquote e benefit (telefono aziendale, furgone, rimborsi etc).

Meno diffuse sono le figure dei dipendenti dell’azienda usati come agenti, che hanno costi per l’azienda che, a causa della fiscalità, si aggirano a circa il 2o% in più dell’agente Enasarco.

In entrambi i casi si potrà agire in due modi: semplicemente consegnando al cliente un ordine che lo stesso ha inviato in magazzino, o cercando una tentata vendita, in cui si carica il proprio furgone di prodotti e si prova a piazzarli.

L’APPROCCIO CON IL CLIENTE
Dopo aver parlato di quali sono le forme di collaborazione e inquadramento che si possono avere con le aziende di caffè, cerchiamo di cominciare a far affari, e parliamo dell’approccio con il cliente.
Anche per chi ha già lavorato come agente di commercio, quello del caffè può risultare un mondo con regole proprie e bizzarre. Nella maggior parte dei casi l’essere “rappresentanti di caffè” ci permetterà di relazionarci con il proprietario, ma in realtà, nel nostro colloquio, ci troveremo soprattutto a parlare di finanziamenti e comodati, mettendo il nostro prodotto, il caffè, in secondo piano.
Per capire i motivi di questo entriamo in due ordini di idee.

  • Mentre un bar può vendere diverse cantine di vini, diverse marche di caramelle, e può persino cucinare la pasta di pastifici diversi, questo si fornisce, nel 99,9% dei casi, da un solo torrefattore, anche se il caffè rappresenta spesso una fetta importante del suo fatturato. Per chi se lo aggiudica è un grosso colpo!
  • Il barista, di caffè, non sa assolutamente nulla; ha una percezione della qualità basata su remote leggende, come la crema spessa e il sapore “forte”, e non sa che queste sensazioni si ottengono benissimo da caffè di bassissima qualità (e prezzo) che magari puzzano di carbone e terra (ma l’espresso si guarda, mica si annusa!).

Quindi grande lotta fra le torrefazioni per aggiudicarsi il cliente, ma lotta non basata sulla qualità del prodotto, che tanto per il barista è indistinguibile, quanto sull’unica cosa di cui il barista è sicuro di aver bisogno: soldi.

E’ così che l’agente approccia il gestore proponendogli di rifargli l’insegna, di aiutarlo finanziariamente per la tenda del dehor, per l’acquisto di attrezzature e perfino per rifargli il locale, incontrando baristi che non si sognano nemmeno di prendere il considerazione una torrefazione che non sia disposta a installare macchina da caffè, macinino, lavastoviglie e macchina del ghiaccio, e che magari saranno prontissimi a contattare altre torrefazioni in un giochino a “chi offre di più”.
E’ perciò chiaro che il nostro successo come agenti dipenderà un po’ anche dalla azienda di caffè per cui lavoriamo, che, calcolando al meglio rischi e opportunità dell’operazione, deciderà se finanziare o meno il nuovo cliente.

Attenzione però, non danniamo una categoria. Il barista è una persona che fa un lavoro duro, con orari impossibili e spesso per stipendi più che modesti, una persona che nella sua fatica quotidiana ha piacere di incontrare persone che lo supportano e lo affiancano. In molti casi un barista può rimanere fedele alla torrefazione, anche a fronte dell’offerta di turno, proprio per il rapporto umano che si è instaurato con l’agente, per la sua empatia, presenza e disponibilità, non solo nelle consegne (che in certi casi devono essere davvero tempestive, quindi cellulare sempre acceso!) ma anche nel esserci in ogni momento per risolvere piccoli e grandi inceppi e problemi di manutenzione e guasti. Davvero a fianco del barista.

E il caffè? Come dicevamo prima, purtroppo conta poco, e se i baristi non ne sanno nulla, moltissimi agenti ritengono che gli sia del tutto inutile formarsi e informarsi sul prodotto che vendono, fermandosi alle formulette commerciali del “più caffè robusta uguale più crema”. Ma forse adesso il vento sta cambiando, e se anche in Italia si affermerà, almeno come nicchia, il nuovo fenomeno del caffè di qualità forse anche chi il caffè lo propone ai baristi, dovrà cominciare a farsi domande; e a cercare risposte.

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