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UN INTERVISTA AD ARNOLD COFFEE, LO STARBUCKS ITALIANO

Lo seguiamo fin dal suo inizio, nel 2009, la catena Arnold Coffee è stata la prima a riuscire ad imporsi in Italia con una caffetteria veramente all’americana, in pieno modello Starbucks. In questo post un intervista al suo responsabile Marketing, Marica Gigante.

Sul come aprire un bar, e sopratutto una caffetteria all’americana, avevamo già preparato alcuni post, come questo. Oggi  possiamo invcece intervistare i gentili Marica e Michele (Michele Ricci, dello stesso ufficio di Marica; è per la sua gentilezza e disponibilità che siamo riusciti ad avere questa intervista) a cui chiediamo intanto: potete raccontarci come è nato Arnold Coffee?

Arnold ha aperto il primo punto vendita a Milano, in zona università statale, con due precise intuizioni: aprire una caffetteria all’americana che nascesse subito, sia pur con un singolo punto vendita, con un’immagine e un branding da catena, e aprirlo in zona universitaria, pensando che il target di ragazzi che studiano con il laptop davanti ad un caffè, fosse quello giusto. Il successo di questo primo punto è stato immediato, e ha portato l’anno dopo all’apertura, a ruota, di altri quattro punti, tre a Milano e uno in un centro divertimenti nella zona di Genova: Fiumara. L’apertura del punto di Milano orefici, l’ultimo in ordine di tempo, è stato fondamentale per capire come il nostro target poteva essere esteso dagli universitari ad uno più business, con uguale, se non maggiore successo in termini di presenze e soprattutto di scontrino medio.

Ecco, il target, la clientela, come si pone nei confronti della vostra offerta, inconsueta nei nomi e nelle misure?

Le nostre preparazioni sono in tutto e per tutto internazionali, e crediamo che uno dei motivi del nostro successo sia di non fare compromessi, di non essere un po’ americani e un po’ italiani. Chi viene da noi trova sì il cappuccino, ma da 12 once (circa 350ml, quasi il triplo del normale) e soprattutto trova altri prodotti come il caramel macchiato che risultano diversi e molto più “gnum”! In generale comunque i nostri clienti sono persone che viaggiano e che sono ampiamente a proprio agio nella “Starbucks way of life”

Una questione che spesso viene sollevata dagli imprenditori italiani è quello dei tavoli occupati per molto tempo da ragazzi con il computer che stanno seduti ore consumando ben poco; voi lo avete riscontrato?

Gli Arnold Coffee sono abbastanza grandi, con 250mq fra bancone e spazio al pubblico esclusa l’area di preparazione, quindi siamo in grado di avere molte presenze nelle stesso momento. Un basso scontrino per tavolo lo abbiamo riscontrato nelle zone universitarie, mentre nelle zone “business” lo scontrino medio è decisamente più interessante; in questo caso, infatti, chi sta lavorando al computer al tavolo finisce il beverage e torna molto spesso a fare “il pieno” al banco. In questo senso abbiamo anche aumentato e migliorato l’offerta food. Sono infatti molti i clienti che, dopo una mattinata di lavoro o studio ad uno dei nostri tavoli, decidono di rimanere a pranzo. In ogni caso, tanto per dare un dato molto italiano, il consumo di caffè nei nostri punti vendita va dai 25 ai 45 chili di caffè per settimana.

Avete fatto, con queste aperture ravvicinate, uno sforzo molto importante; quali saranno i prossimi passi?

Riceviamo sui nostri canali Facebook e social, tantissime richieste per aperture in altre città, tutte prospettive che stiamo vagliando, a cominciare dalle locations, che cerchiamo comunque principalmente in città grandi e in aree di grande passaggio pedonale. Stiamo valutando anche una forma di Franchising, ma al momento non abbiamo deciso niente al riguardo.

Temete lo sbarco, continuamente annunciato, di Starbucks in Italia?

Se arriverà, lo affronteremo. Al momento sappiamo per certo che Starbucks sta tenendo d’occhio l’andamento del nostro progetto. Siamo noi a far paura a loro?

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10 Comments

  1. Romana ha detto:

    l’ho scoperto qualche giorno fa, durante una visita a Milano (sono milanese ma da 10 anni vivo all’estero).
    Che sorpresa! venivo da un viaggio a NY e mi sono ritrovata come se fossi lì di nuovo.
    La mattina mi sono sciroppata i pancakes e a ora di pranzo sono tornata in zona per mangiare il bagel di salmone
    complimenti per l’idea e per la qualità dei prodotti (come dicono nell’intervista, veramente Made in USA e non americani all’italiana)
    magari ce ne fosse uno a Barcellona! siamo invasi dagli Starbucks ma i Bagel e i pancakes sono quasi impossibili da trovare!
    indirizzo fisso nelle mie prossime visite meneghine!

  2. Andrea ha detto:

    Purtroppo l’Arnold di Genova chiude baracca e burattini esattamente in queste ore.

  3. Anon ha detto:

    @andrea: veramente?

  4. Andrea ha detto:

    Si, ha chiuso pochi giorni fa, la posizione era pessima, un centro divertimenti (cinema, ristoranti, fast food ecc lontano dal centro..) Il CC apre alle 12, quindi l’Arnold si perdeva tutte le colazioni, faceva poco e niente a pranzo e nel pomeriggio e si riempiva solo la sera e nei festivi.

  5. Segnalo anche in quel di Torino Busters Coffee.

  6. Paola ha detto:

    Qualcuno sa se concedono anche in franchising questa catena?
    Grazie anticipatamente

  7. […] start up di catena di Arnold Coffee avevamo già parlato in un post di tempo fa, intervistando la responsabile della comunicazione della catena. Siamo adesso andati a […]

  8. […] e muffins con il logo rotondo (come Starbucks, per non sbagliare) che abbiamo sia avuto occasione di intervistare, sia di recensire in un nostro video […]

  9. […] (cercando, possibilmente, di rispettare il silenzio della sala). I proprietari di Arnold Coffee, leggevo, hanno intenzione di aprire anche in altre città italiane, ma su Roma, almeno in base alle mie […]

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