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L’OSTERIA SENZ’OSTE

Un locale dove ci si serve da soli, e non si paga. Leggenda e realtà di una bizzarra osteria dove il cliente è padrone, e soprattutto è responsabile.

Partiamo da una utopia: una locanda dove ci si serve da soli e dove alla fine si lascia un’offerta, senza alcun obbligo o controllo. Partiamo adesso da un fatto, quest’osteria c’è. E facciamo delle ipotesi del perché il proprietario, un imprenditore nel settore salumi di Valdobbiadene, in provincia di Treviso, l’ha aperta: come idea promozionale (se non altro di se stesso)? Come scommessa che, se persa, costa poco? Come reale segno di tangibile fiducia nel genere umano? Forse un po’ tutto insieme, ma quello che ne risulta è davvero particolarissimo.

L’osteria senz’oste è una casa persa fra le vigne dove viene prodotto il Cartizze, e di vino se ne trova buonissimo nell’osteria, insieme ad alimenti semplici, come uova sode, salame e formaggio. Nei contenitori dove si trova il cibo un cartellino ne indica il prezzo; si mangia, ci si fa il conto e si paga da soli.

Ora, di testi su internet riguardanti la filosofia di questo locale (qui una intervista al proprietario) o i commenti di chi c’è stato, se ne trovano molti, qui vorremmo chiarire meglio, organizzativamente come funziona.

Il locale è aperto (diciamo che è consigliato, di fatto è sempre aperto) dalle 8 alle 23. In questi orari è accessibile a chiunque, anche se il come arrivarci non è scritto (sembra) da nessuna parte, e l’idea è quella di essere introdotti da qualcuno che è già cliente e come tale rispettoso. Una persona, diciamo il responsabile, porta il cibo (che però, se c’è molta affluenza, può finire anche a metà mattinata) e, di solito, rimane a dare un’occhiata, con discrezione e senza palesarsi, è stata aggiunta, nel tempo, anche una telecamera di controllo.

L’osteria senz’oste negli ultimi anni ha avuto anche alcune vicissitudini legali. Nell’aprile del 2011 infatti era stata accusata dalle autorità comunali di non avere le necessarie autorizzazioni all’apertura. L’oste, che non c’è ma è molto prosente, ha però vinto la battaglia legale, dimostrando che il luogo (non chiamiamolo locale) non ha fini di lucro ed è da considerare come una specie di bivacco di montagna, fondato su rispetto e amicizia.

Come arrivarci? Bisogna scoprirlo, anzi, forse, come la vetta delle montagne, bisogna meritarlo…

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