IL PROBLEMA DELL’IMPATTO ACUSTICO NEI BAR E NEI PUB, CONSIGLI PER PREPARARE LA DIA

L’inquinamento acustico nei locali è oggi attentamente monitorato. Vediamo come si gestisce, fra legge, buon senso e tecnici qualificati.

La musica dal vivo nei pub e nei locali è spesso un problema da tener presente nella progettazione, per evitare problemi dovuti all’impatto acustico

Praticamente tutti i comuni mettono la valutazione dell’impatto acustico tra i requisiti da valutare con la DIA di inizio attività. Questo problema, quello del rumore, meglio definito impatto acustico, nei bar, non è stringente per i classici bar diurni (ma può diventarlo) mentre lo è sicuramente per i pub e i locali serali.

Dico che esso può diventare un problema anche per i bar aperti di giorno perché quando si dice rumore non si deve intendere solo musica; i rumori possono essere di tutt’altro genere, a volte perfino involontari e fastidiosi per gli stessi gestori. Fra questi rumori possiamo annoverare lo stridio di sedie su dehor di metallo, i clienti che fumano fuori dal locale, una canna fumaria con un tiraggio rumoroso, un inpianto di condizionamento vecchio, con una aspirazione asmatica e piena di vibrazioni, un motore delle celle frigo posto all’esterno e molto rumoroso e così via.

Che l’origine dei rumori sia questa o sia musica vera e propria, puo succedere che il nostro vicino si arrabbi, e dopo averci avvertito o meno, chiami, per una visitina a sorpresa, i tecnici dell’ARPA, che pur ricordando nel nome uno strumento musicale (mi passate la battutaccia) la musica ce la faranno chiudere, se verificheranno il superamento di certi limiti, con un bel multone.

Ma quali sono questi limiti? E come si può evitare queste multe per superamento del limite di rumore?

I limiti in realtà non sono fissi, bensì legati a vari aspetti, che troviamo molto ben riassunti in questo stralcio, che ci permettiamo di trarre dal sito www.inquinamentoacustico.it/

“I regolamenti sulle emissioni sonore sono individuati dal piano di zonizzazione acustica del comune che applica i decreti attuativi della legge quadro sull’inquinamento da rumore. Il piano di zonizzazione acustica divide il territorio comunale in zone di rispetto acustico e il comune individua con le norme tecniche attuative del piano di zonizzazione (o azzonamento) o con delle ordinanze specifiche delle regole di condotta su argomenti (p.e. orari di spegnimento dell’impianto di riproduzione sonora, numero di eventi musicali, numero di deroghe all’anno, etc.).

L’aspetto più stringente della legge sull’inquinamento sonoro è quasi sempre la richiesta del rispetto del limite differenziale sul livello di rumore residuo, che è pari a 5 dB di giorno e 3 dB di notte. Oggi si applicano gli stessi limiti del DPCM 14/11/1997 anche nelle cause civili (ex art. 844 cod. civ.), misurando il livello sonoro equivalente in presenza e in assenza della sorgente disturbante. Una recente sentenza della Cassazione obbliga comunque a valutare la situazione circostante per definire correttamente la ‘normale tollerabilità’.

Preso un sito dove per esempio è presente un livello del rumore residuo pari a LAeq = 40 dB(A) qualsiasi attività commerciale o suo impianto non può introdurre rumore che innalzi il livello di rumore complessivo oltre i 43 dB(A) di notte e 45 dB(A) di giorno. In realtà di notte il livello è sempre più basso che di giorno e il limite diventa spesso molto stringente…”

In soldoni, è facile capire come un rumore anche assordante in una zona industriale deserta di notte non sia così disturbante come un intenso brusio in una strada stretta del centro storico con molte abitazioni.

Nel momento in cui si prende un locale quindi, la DIA o SCIA che dir si voglia, ci richiederà, fra gli altri passaggi una valutazione dell’impatto acustico, che potrà essere definita come V.P.I.A. (valutazione previsionale) se il locale non è ancora aperto, mentre sarà una V.I.A. se l’attività è già in essere. In ogni caso a preparare la valutazione dovrà essere un tecnico riconosciuto (si trovano frugando su internet). L’intervento di un tecnico come questo potrebbe essere prezioso anche qualora sorgessero controversie con i vicini, non tanto per dire che ha ragione (soluzione che va bene per i tribunali ma che, per chi deve convivere nella stessa zona, lascia sempre l’amaro in bocca) quanto per trovare soluzioni al problema. In questo senso un caso personale. In un locale che ha lungo ho diretto, dopo aver ricevuto lamentele dai vicini per il rumore causato dalle pulizie che effettuavamo la mattina presto, mettemmo le doppie finestre, a spese nostre, a tutte le abitazioni che si affacciavano sul locale, guadagnandoci, posso dirlo, una solida riconoscenza.

Un consiglio, poi, per coloro che vogliono aprire attività serali, sarebbe quello di chiedere i pareri di tecnici specializzati anche in via preventiva, prima di acquistare o affittare il locale, per capire quali potrebbero essere le problematiche e quanto costerebbe risolverle. Un altro sito con ottimi suggerimenti in questo senso è questo: www.suonoevita.it

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