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Quanto Guadagna un Cameriere a NY, in Australia, a Dubai e un Cuoco Ad Hong Kong…

Vecchie e nuove mete per un classico lavoro da ragazzi. Ma quanto guadagna un cameriere in Australia? e quanto guadagna un barista  o un cuoco a Dubai? scopriamolo in questo post.

 

La corsa dei camerieri, ma qui siamo a Buenos Aires!

La corsa dei camerieri, ma qui siamo a Buenos Aires!

 

Il più classico dei lavoro “entry level” è probabilmente il cameriere; praticamente tutti lo abbiamo fatto per mettere in tasca qualche soldino, magari nel periodo degli studi. Questo lavoro però è l’approdo, l’ancora di salvezza per un’altra tipica situazione giovanile: il soggiorno all’estero.

Quando si sbarca in un’altra nazione e si ha bisogno di guadagnare qualcosa, magari per studiare la lingua o semplicemente per mantenersi in questa nazione straniera, il lavoro del cameriere in un ristorante, un pub o un locale è davvero uno dei più facili da trovare. Ma quanto si guadagna facendo il cameriere all’estero?

A questo tema avevamo già dedicato un post su quanto guadagna un cameriere in Spagna, in Svizzera, a Londra, in Austria e in Danimarca (trovate questo post su questa pagina) ma in mondo è molto più largo della cara vecchia Europa, e abbiamo deciso di allargarci, e di andare ad esplorare quanto mette in tasca un ragazzo che lavora al ristorante in un paio di mete lontane ma battutissime, come l’Australia e New York, e perfino in un paio di mete decisamente emergenti per chi non ha paura del nuovo: Dubai e Hong Kong. Cominciamo!

 

QUANTO GUADAGNA UN CAMERIERE A NEW YORK

 

Trovare lavoro come barista a New York, quanto si guadagna?

Trovare lavoro come barista a New York, quanto si guadagna?

 

Forse sarebbe più giusto dire quanto guadagna un cameriere negli Stati Uniti; la grande Mela però esercita davvero un fascino particolare, e come altre città globali, finisce per girare su dinamiche che poco hanno a che fare con la nazione di cui fanno parte. Come Londra per l’Inghilterra possiamo insomma dire che New York fa, rispetto agli Stati Uniti, quasi storia a se.

In queste città sterminate ci sono decine di migliaia di locali di ogni tipo, e quello in cui si muovono lavapiatti, camerieri e banconisti è spesso un sottobosco confuso, mobile e poco illuminato da regolamentazioni.

Tempo fa aveva fatto notizia il post di Serena, una ragazza che riusciva a lavorare a New York come cameriera (lo trovate qui) e che raccontava le sue disavventure, fatte di licenziamenti immediati e di paghe estremamente variabili. Un quadro tutto sommato veritiero, ma vediamo di mettere alcuni paletti.

Innanzitutto, quando ci  muoviamo fuori dall’Europa è necessario porsi il problema dei visti di lavoro. Quando non si hanno e si cerca lavoro avendo solo un visto turistico o di studi, si entra in un “limbo” in cui non si hanno diritti veri e propri, visto che in quella nazione non potremmo proprio lavorare. E’ così che stipendio e trattamento diventano molto aleatori, e bisogna stare molto attenti ai controlli, pena l’espulsione dalla nazione. Gli Stati Uniti non fanno eccezione, e avere un visto per lavorare negli Stati Uniti come cameriere non è facile. Chi può cerca di averlo per parentele, sposandosi o perfino ottenendolo con la famosa e molto americana “Green Card Lottery” la lotteria che mette in palio, se si hanno alcuni requisiti di base, permessi per vivere e lavorare negli Stati Uniti. Se non si ha questo permesso trovare lavoro è molto più difficile; anche i gestori dei locali hanno paura dei controlli

Lasciamo comunque da parte questi aspetti burocratici e veniamo al trattamento di lavoro vero e proprio. Come molti lettori già sapranno che lo stipendio da cameriere a New York è decisamente basso e varia fra i 3 e i 5 Dollari l’ora. Molti di noi sapranno anche che a questo stipendio si aggiungono però le mance, non percepite come un piccolo obolo da lasciare se si è sodisfatti, come in Italia, ma come autentica istituzione che porta il cliente a lasciare al personale circa il 15% del conto.

Da questo elemento un paio di considerazioni a caduta:

  • Il cameriere cercherà di vendere al cliente più possibile, per far aumentare il conto e quindi la fetta di percentuale.
  • Si può guadagnare molto se si lavora molte ore e sopratutto in un locale molto frequentato.

Mance a parte, lo stipendio viene pagato settimanalmente, non ci sono ferie pagate o altre forme di “social welfare” e si può essere licenziati praticamente da un momento all’altro. Condizioni non molto attraenti, dobbiamo ammetterlo. Dobbiamo però anche considerare che nazioni come gli Stati Uniti permettono di avere aspettative di crescita professionale molto elevate, e una persona che vale può far carriera, anche nel mondo della ristorazione, in  maniera molto rapida.

Volete fare il grande salto e trovare lavoro come cameriere a New York?  Trovate molti annunci su questo sito gestito dal New York Times!

 

QUANTO GUADAGNA UN CAMERIERE IN AUSTRALIA

Lavorare come cameriere in Australia? In questo locale di Melbourne servono bei fisici!!

Lavorare come cameriere in Australia? In questo locale di Melbourne servono bei fisici!!

 

Ecco un’altra meta famosissima presso i giovani Italiani che vogliono lavorare all’estero come cameriere. L’Australia è forse ancora più popolare, sopratutto perché è molto più facile avere i visti di lavoro.

Il più classico è il Working Holiday Visa (WHV) e permette a giovani fino a 35 anni di lavorare per mantenersi durante la permanenza “Down Under”. Di fatto è un visto temporaneo della durata di un anno (rinnovabile per un secondo) con il quale però non è possibile lavorare per più di sei mesi per una stessa azienda, in un tipo di rapporto che si definisce Casual, occasionale (diciamo una specie di nostro contratto a chiamata…).

Ma quanto guadagna un cameriere in Australia? Lo stipendio (che viene corrisposto settimanalmente) dipende da alcune variabili, una delle quali è l’età. Per chiarirlo vediamo questa tabella tratta dal sito del Governo Australiano.

Quanto guadagna un cameriere in Australia? Vediamolo in questa tabella.

Quanto guadagna un cameriere in Australia? Vediamolo in questa tabella.

 

In pratica, se si ha più di 21 anni, la paga base è intorno ai 20 Dollari australiani (al momento, maggio 2018, circa 13€).

L’Australia è spesso percepita come il paradiso di chi cerca un lavoro, e chi ha fatto questa esperienza lo conferma: nella terra dei canguri il lavoro si trova facilmente, ma la concorrenza è forte da parte di ragazzi di ogni parte del mondo, ed è fondamentale per fare il cameriere in Australia, una buona conoscenza dell’inglese, altrimenti, nella migliore delle ipotesi, ci troveremo a fare i lavapiatti!

Un ultimo dettaglio: per servire alcolici, e quindi per lavorare in locali come gli american bar, in Australia è obbligatorio seguire un corso RSA, che ha un costo fra i 24 e i 50 Dollari Australiani e che dovremo consegnare al proprietario del locale dove lavoreremo.

 

QUANTO GUADAGNA UN CAMERIERE O UN CUOCO A DUBAI

 

Lavorare in un ristorante a Dubai? E' possibile!

Lavorare in un ristorante a Dubai? E’ possibile!

 

Il potere economico degli ultimi decenni passa (anche) da qui, e si vede. Un’analisi recente racconta come nell’emirato sul golfo i veri cittadini di Dubai, nativi e residenti siano solo il 10% della popolazione. Il 30% è composto invece da stranieri ricchi o comunque agiati, che fanno lavori di alto profilo o ben pagati mentre il 60% rappresenta la vera “working class” le persone che fanno i lavori meno specializzati e in alcuni casi più umili, fra cui, manco a dirlo, i camerieri.

La stragrande maggioranza di questi ultimi provengono da India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Filippine e Indonesia. Lo stipendio di un cameriere a Dubai si aggira sui 600€ mensili tutto compreso, ma c’è da considerare che le aziende che li assumono si fanno carico del loro permesso di soggiorno, del vitto e dell’alloggio.

I lavoratori, potete immaginare, hanno pochissimi diritti, ma, visto che i lavoratori non sono locali, se una azienda decide di licenziarli dovrà farsi carico delle spese per rimandarlo a casa, e poi accollarsi le spese di un nuovo arrivo, per questo si tende a “tenersi più stretti il personale.

Potete immaginare come sia molto difficile trovare un occidentale come cameriere a Dubai, sono invece diversi (anche italiani) coloro che vivono nella ristorazione ma con profili più elevati, come chef, cuoco di livello, food & beverage manager e direttore di Albergo. In questi casi gli stipendi possono salire di molto, superando in molti casi quelli che potrebbero essere percepiti in Italia.

 

QUANTO GUADAGNA UN CUOCO A HONG KONG

 

Lavorare come cuoco ad Hong Kong, una scelta forte.

Lavorare come cuoco ad Hong Kong, una scelta forte.

 

Attenzione: abbiamo cambiato il titolo di questo capitolo rispetto agli altri di questo post. Non abbiamo parlato di lavorare come cameriere, ma di lavorare come cuoco ad Hong Kong. Questo per un paio di motivi legati alle leggi locali.

Per poter lavorare ad Hong Kong bisogna essere stati assunti in precedenza, in pratica bisogna arrivare già con un contratto di lavoro in tasca. Difficilmente però un locale va a cercare un cameriere all’estero, quando ad Hong kong si può trovare una enorme quantità di manodopera cinese non specializzata. Molto più facile essere assunti da ristorante asiatico come cuoco, figura sicuramente più specializzata, sopratutto se si è italiani e si può dimostrare che oltre a saper cucinare siamo in grado anche di avere una visione business, tenendo sotto controllo aspetti come il food cost e riuscendo davvero ad alzare gli incassi del ristorante (Hong Kong è ferocemente business oriented!).

Lo stipendio di un cuoco a Hong Kong può facilmente essere più alto di quello in Italia, arrivando facilmente a 3.000/4.000 Euro al mese. Il costo della vita, nella piccola città-stato cinese è alto, ma con uno stipendio del genere si vive molto bene considerando che spesso i posti di lavoro mettono a disposizione anche appartamenti inclusi nel contratto (piccolissimi, come tutti gli appartamenti di Hong Kong!).

E’ da considerare che il lavoratore non ha quasi nessun diritto, e può essere licenziato immediatamente, di buono c’è che, in una città estremamente cosmopolita, parlare il cinese è utile ma non fondamentale, praticamente tutti parlano l’inglese (che però bisogna conoscere eccome!).

 

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