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APRIRE UN RISTORANTE SU UN AUTOBUS O UN TRAM

Partendo dall’esperienza di un bus/restaurant Londinese vediamo come si potrebbe, in Italia, aprire un locale, o un chiosco su un mezzo di trasporto, magari pubblico.

 

l ristorante di Londra costruito dentro un autobus. Si può fare in Italia? Con quali permessi?

l ristorante di Londra costruito dentro un autobus. Si può fare in Italia? Con quali permessi?

La notizia parte da un luogo di cui gli autobus sono parte della simbologia: Londra. Ve la immaginate la metropoli inglese senza i classici bus rossi a due piani? Niente di strano, quindi, in questa città, di immaginare un ristorante costruito proprio su, dentro un bus.
Quello che si trova a Brick lane (vicino alla stazione di Aldgate, nell’Est End, per i frequentatori di Londra, è come deve essere: rosso, a due piani, classicissimo, ma contenente una cucina al “pian terreno” (o forse è meglio dire piano strada?) il ristorantino al piano alto e una caffetteria che serve piccoli piatti nei tavoli esterni.
Se la location è particolare l’offerta non è da meno, per una cucina strettamente vegana di ispirazione medioorientale e forse, più in generale, orientale, con tofu marinati, vari curries vegetariani, falafel destrutturati e panissa (sorta di polenta di ceci che trovate recensita in questa pagina (in inglese).
Le recensioni, non molte, che abbiamo trovato sul locale, parlano di una qualità buona per un prezzo non bassissimo (ma a Londra, lo sappiamo, i prezzi sono spesso oversize).

In realtà anche in Italia abbiamo un esempio simile, anche qui in una città i cui mezzi di trasporto pubblici sono riusciti a far parte dell’anima: Milano e i suoi tram. I ristoranti tramviari a Milano in realtà sono due (e siccome funzionano, hanno trovato imitatori a Roma e Torino). In realtà il concetto è diverso da quello londinese: i mezzi si muovono (il bus di Londra sta fermo) e le cene, su prenotazione, sono

L'interno del ristorante sul tram a Milano

L’interno del ristorante sul tram a Milano

decisamente di livello e di prezzi alti.

Ecco, ma un locale come quello londinese, ricavato in un mezzo pubblico ma fermo, non viaggiante (vedemmo l’esempio della caffetteria/chiosco ricavata in una roulotte NDR) sarebbe fattibile in Italia?
Da noi sappiamo che la burocrazia sa a volte essere molto arzigogolata, e spesso più il progetto è innovativo più ci si trincera dietro regole arzigogolate. In linea di massima comunque si può fare. Intanto pagando un suolo pubblico. Su questo punto dobbiamo fare due distinguo: possiamo infatti aprire su uno spazio privato, nostro, e di solito i comuni in questi casi non fanno obiezioni particolari salvo che per la visibilità e/o la sicurezza stradale. Se invece, in opposto, vogliamo che la nostra sia una attività itinerante, che viaggia come il tram milanese, probabilmente saremo sottoposti alle regolamentazioni sulla somministrazione ambulante che abbiamo descritto in questo post.
Ancora, per costruire un chiosco fisso, potremo sfruttare il bus (o il tram, o il carro armato) come struttura esterna, ma dentro esso dovrà essere costruito, sopratutto nella parte di preparazione (cucina) con i criteri richiesti dalle ASL di competenza. Possiamo immaginare che, non essendoci i giusti rapporti di spazio fra somministrazione e preparazione, ci troveremo a dover gestire un meù piccolo. Come sempre tutto questo saranno le singole ASL a deciderlo, caso per caso, chiedendoci, magari, anche un piano HACCP particolarmente dettagliato.

 

2 Comments

  1. vincenzo frustaci ha detto:

    ma per trasformare un pullman in bar serve una nuova omologazione da parte della motorizzazione. E’ semplice? e poi i pullman inglesi hanno la guida a destra, rischiosa in italia. è comunque omologabile? spesso sono antecedenti al 1999, per cui non in line acon le nuove normative. si possono ugualmente omologare? grazie

    • domenico marchi ha detto:

      Ciao Vincenzo,
      il problema non e’ il rilascio di autorizzazioni da parte della motorizzazione, in quanto per adibirlo a bar, s’intende che non possa circolare e rimanga in un posto fisso. Il problema e’ il rilascio di autorizzazioni da parte dell’ASL.

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