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IL CAFFE’ BIOLOGICO E EQUO E SOLIDALE NEI BAR

I caffè biologici o fair trade sono la maggioranza all’estero, ma in Italia stentano ancora. Qualche consiglio per chi (spero molti) vuole proporre iun espresso e un cappuccino etico nel proprio bar.

Un coffee shop bio a Port Townsend, negli Stati Uniti.

Un coffee shop bio a Port Townsend, negli Stati Uniti.

Abbiamo ritrovato, dopo tempo, una vecchia (beh, del 2008) intervista al fondatore del nostro blog (yeah!) Gabriele, un intervista in cui si parla del caffè biologico ed equo e solidale, o fair trade. Con la scusa di questa intervista, che vedete qui sotto, proviamo a ragionare un pò se questo tipo di caffè “etici” possono avere un mercato nei nostri bar. Il cosa si intenda per caffè etici intanto, e cosa siano i caffè bio ed equo e solidale, lo trovate in questo post.

La risposta è ni. Questo tipo di caffè sono portatori di valori a cui, nella maggior parte dei casi, il cliente italiano medio non è molto sensibile, prova lo è la scarsa diffusione dei prodotti biologici e dei supermercati “bio”, scarsa sopratutto se raffrontata con mercati come quello tedesco, dove sono molti, quasi la maggioranza, i supermercati dove l'”organic” ( o voll Bio, come dicono i tedeschi) la fa da padrone.

Valori poco importanti per molti consumatori quindi, ma non per tutti. Sopratutto nelle città più grandi infatti è possibile trovare una quantità sufficiente di clientela disposta a fare qualche centinaio di metri in più per un caffè etico, clientela sufficiente a far sopravvivere il nostro locale. Questo tipo di locali, però, dovrebbero essere tagliati, trasmettere davvero questo tipo di messaggio, perchè esso sia pienamente comprensibile. Se il caffè che noi offriamo è biologico anche tutto il resto della nostra offerta dovrebbe esserlo, magari anche offrendo prodotti del territorio o, come si dice, a KM zero. Se invece ciò che offriamo è un caffè Equo e solidale, esso dovrebbe accompagnarsi ad un immagine del locale attenta  e responabile verso popolazioni più svantaggiate e verso i diritti dei più deboli e di chi lavora, in sostanza, un locale schierato, mi arrischio a dire, anche politicamente.

Tutto questo può essere evitato non caratterizzando il locale, ma offrendo il nostro caffè a parità di valore. In altre parole, se offriamo un caffè bio o Equo, al solito prezzo di un caffè normale (peraltro di solito il caffè bio è proposto dalle torrefazioni al prezzo di una miscela normale di fascia elevata) il cliente medio probabilmente non si accorgerà nemmeno del valore aggiunto che stiamo offrendo gratuitamente, mentre il cliente che ci presterà un minimo di attenzione sarà felice di fare “una buona cosa” a costo zero. Niente di male, ci mancherebbe, ma dovremo stare attenti, perchè una clientela così scarsamente partecipe non avrà nemmeno

Coop? Non solo in Italia, stesso logo, ma questo negozio bio è in Svezia.

Coop? Non solo in Italia, stesso logo, ma questo negozio bio è in Svezia.

motivi per non tradirci per la concorrenza, magari per prezzo, comodità o simpatia, così come prima non aveva particolari motivi per preferirci.

Un ultima cosa, se servite caffè bio o Equo e solidale, comunicatelo! Grandi catene come Starbucks scrivono su ogni bicchiere che il loro caffè è certificato bio, e come vedete nella foto accanto alcuni bar, all’estero, nascono proprio per proporre prodotti bio. Ricordiamoci che la qualità conta la metà, se non è ben comunicata!

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