Aprire Un Bar https://aprireunbar.com Come aprire un bar o un locale: informazioni, suggerimenti e segreti per diventare un gestore di successo! Wed, 19 Feb 2020 17:56:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.5 Come Funziona il Comodato d’uso del Granitore per Bar https://aprireunbar.com/2020/02/18/come-funziona-il-comodato-duso-del-granitore-per-bar/ https://aprireunbar.com/2020/02/18/come-funziona-il-comodato-duso-del-granitore-per-bar/#respond Tue, 18 Feb 2020 18:39:50 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17545 […]]]> Ricette estive per il bar?Vediamo come funziona il comodato d'uso per granitori da bar
Ricette estive per il bar?Vediamo come funziona il comodato d’uso per granitori da bar

Per l’estate può essere un motore importante di incassi per il bar. Vediamo come funziona il comodato d’uso per il granitore da bar…

In questi giorni grigi di marzo l’estate appare ancora lontana per la ragazza che sogna alla spiaggia, ma certamente non così lontana per il barista o il gestore di bar. Per lui è già il momento di trovare nuove idee per portare il cliente nel suo locale anche nei mesi estivi in cui il consumo del classico espresso e cappuccino tende a calare.

Fra le preparazioni che negli ultimi anni si sono affermate con più forza nel periodo estivo nei bar sicuramente ci sono le granite, o meglio, le creme ghiacciate, spesso proposte al caffè ma anche alla nocciola, al cappuccino, al cioccolato, alla fragola, allo yogurt, al fiordilatte e via dicendo in un mercato alla continua caccia di nuove proposte per bar. 

Queste preparazioni, queste creme al caffè per bar o similari, partono da una macchina, di solito definito granitore per bar (e naturalmente ancora usato per le granite vere e proprie) e da un prodotto liofilizzato, in polvere. vediamo come funzionano.

COME FUNZIONANO I GRANITORI DA BAR

Una classica crema al caffè  da bar. Piacevole, fresca e cremosa, ma che possiamo arricchire per distinguerci dalla concorrenza...
Una classica crema al caffè da bar. Piacevole, fresca e cremosa, ma che possiamo arricchire per distinguerci dalla concorrenza…

La preparazione di queste creme parte da sacchetti di prodotti in polvere. Si tratta di mix di liofilizzati contenenti latte e panna in polvere, aromi, zucchero, addensanti e, nelle versioni al caffè, anche caffè liofilizzato, un po’ come il Nescafè. In altre versioni ancora, il caffé vi viene aggiunto dopo, sotto forma di caffè espressi da aggiungere al mix.

Prepararli è semplicissimo, dovremmo miscelare il prodotto in polvere con latte (a volte scremato, a volte addirittura con acqua) è metterlo nell’apposito granitore. Questo avrà, come elemento centrale, una vasca con una coclea rotante che posta su un motore di raffreddamento, congelerà, mantecherà e conserverà il prodotto rendendolo perfetto per un servizio immediato al cliente. 

Il barista, eventualmente, potrà scegliere poi di arricchire la preparazione con panna, toppings, smarties o quello che la sua fantasia e il suo gusto riterranno utile per rendere la proposta interessante al cliente.

Apposito granitore appunto. Avere una macchina di questo tipo nel proprio bar comporta, possiamo immaginarlo, un investimento da fare. Investimento importante Il costo di queste attrezzature si aggira di solito, per i modelli a vasca singola, sui 1000€, cifra che per molti locali rischia di essere l’incasso di 3 o 4 giorni di lavoro, un investimento importante quindi, anche senza parlare dei modelli a più vasche, capaci di preparare e tenere pronti per il servizio diversi gusti nello stesso momento.

COME FUNZIONANO I COMODATI D’USO GRATUITI PER GRANITORI DA BAR

Con un po' di panna e una spolverata la nostra crema di caffe freddo per bar è pronta!
Con un po’ di panna e una spolverata la nostra crema di caffe freddo per bar è pronta!

Investimento importante, è vero, ma con una considerazione da fare. Per prodotti di questo tipo serve una macchina, abbastanza costosa per un bar medio. Questa macchina, una volta installata, verrà usata per lavorare i prodotti di una sola azienda, e questa azienda avrà tutto l’interesse nel conquistare il cliente (che per lei non è il frequentatore del bar, ma il gestore) dandogli la macchina, il granitore in comodato d’uso, che ripagheremo, manco a dirlo, acquistando il prodotto, la polvere, ad un prezzo assai alto.

L’avete riconosciuto? Sì, è lo stesso meccanismo del caffè, o dei caffè liofilizzati, al ginseng e così via (a proposito, volete sapere come si fa ad avere una macchina da caffè in comodato d’uso gratuito da una torrefazione, leggete questo post) LINK. Anche in questo caso macchina “regalata” dalla torrefazione, che recupera l’investimento aggiungendo alcuni Euro per ogni chilo di caffè che fornisce al bar.

Nel caso dei granitori il concetto è lo stesso. Ma a chi si chiede il granitore in comodato d’uso per i bar? Innanzitutto alla torrefazione stessa. Non sono poche infatti, quelle che hanno nel loro catalogo prodotti per la crema di caffè che nella stragrande maggioranza dei casi non producono, ma che si fanno impacchettare, con il loro marchio, da qualche industria alimentare specializzata in liofilizzati.

Altrimenti si chiedono alle aziende che producono questi liofilizzati. Fra queste sicuramente Sirea, Natfood, Antica Gelateria del corso, Oasis, Almar e altri ancora… 

Quasi tutte queste aziende offrono contratti che permettono di avere il granitore per bar in comodato d’uso gratuito, oppure con un contratto di rateizzazione. In alcuni casi, per avere la macchina per la crema di caffè fredda per bar, vengono richiesti dalle aziende investimenti di entrata (ad esempio per acconto sulla macchina e per l’ acquisto del primo stock di prodotti) investimenti sul ordine di 500/1000€. 

In alcuni  casi, prendendo una macchina da caffè freddo in uso gratuito si è tenuti a sottoscrivere un contratto che obbliga al consumo di almeno un tot di prodotti. In altri casi invece, soprattutto con le torrefazioni, non ci sono vincoli specifici. In alcuni casi ancora è possibile ottenere una clausola secondo la quale, dopo una certa quantità di prodotti consumato, la macchina diventa nostra.

Chi ci da il granitore in comodato d’ uso ci fornisce di solito anche materiale pubblicitario per proporre i prodotti, ad esempio cartellini, lavagne e adesivi, così come menu e ricettari.

In compenso dovremmo prepararci a pagare il prodotto abbastanza caro. I prezzi dei preparati per crema di caffè freddo che si trovano sul mercato vanno infatti dai 15 ai 25€ al chilo, ma con il graniture in comodato d’uso gratuito potremmo trovarci a pagare anche il doppio, come rientro sull’investimento per l’azienda che ci ha fatto il comodato. 
Le aziende che forniscono i granitori, in compenso, promettono margini importanti. I prodotti che abbiamo visto pubblicizzati parlano di margini dal 60 fino all’80%. Sarebbe niente male, visto che che offrirebbe un food cost LINK del 27/30%. Niente male, ma sarà necessario proporre questi prodotti al meglio, visto che ormai sono offerti in quasi tutti i locali. Per farlo, cerchiamo di arricchire queste creme fredde con ricette che arrivano dalla nostra creatività, e magari facciamole assaggiare, in piccola quantità, gratuitamente. Sarà un piccolo sforzo economico che ci ripagherà!

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Strategie per Bar: I Prezzi Bassi Servono per Attirare Clienti? https://aprireunbar.com/2020/02/13/strategie-per-bar-i-prezzi-bassi-servono-per-attirare-clienti/ https://aprireunbar.com/2020/02/13/strategie-per-bar-i-prezzi-bassi-servono-per-attirare-clienti/#respond Thu, 13 Feb 2020 17:26:13 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17527 […]]]> Fra le strategie al bar i prezzi bassi per attirare clienti resta una delle più battute. Bisogna però tener conto di food cost e aspetti psicologici. Vediamo come.
Come strategia per attirare clienti al bar i prezzi bassi sono sicuramente molto rilevanti, ma da usare con attenzione...
Come strategia per attirare clienti al bar i prezzi bassi sono sicuramente molto rilevanti, ma da usare con attenzione…

Dopo il tipo e la varietà dell’offerta, l’altro elemento fondamentale e in alcuni casi decisivo per l’andamento di un locale è il prezzo.

In realtà l’ampio numero di studi sul tema “prezzi e comportamento del consumatore” afferma che l’essere umano non è poi una creatura così razionale e analitica come può sembrare. L’attitudine delle persone verso il prezzo di un prodotto non è scontata, è spesso influenzata da fattori esterni e si interseca con elementi più complicati quali il valore percepito e quello comunicato.  

Tuttavia, non siamo qui a parlare di sociologia o di economia comportamentale: siamo qui per ragionare da gestore di locale, per cui è importante essere pratici quando si va a identificare tutte quelle variabili necessarie a comporre un listino prezzi. Per farlo, occorre prima rispondere a una domanda principale:

Su quali elementi si costruisce il prezzo di un prodotto?

Applicare prezzi bassi per attirare clienti in un bar è sicuramente utile, ma fissare il prezzo di un prodotto in un bar o locale significa tener conto di 3 fattori molto importanti, che vanno al di la del marketing promozionale

  1. Food cost: si tratta della differenza percentuale fra il prezzo di vendita di un prodotto e il prezzo d’acquisto della materia prima che lo compone. A condizioni ottimali, il bilancio di un locale dovrebbe avere un food cost di circa 30 o 32%, e il prezzo di vendita dovrebbe garantire un congruo guadagno rispetto al costo dei prodotti stessi.
  2. Concorrenza: su prodotti di base (che potremmo definire commodities) come il caffè e il cappuccino, il cliente ha ampio margine per fare confronti tra più bar, e nel caso in cui si decida di avere prezzi più alti della concorrenza, è necessario essere in grado di far percepire il perché di tale scelta. Da qui, il terzo punto:
  3. La politica commerciale del locale. Vendere ad un prezzo molto basso può dare un vantaggio iniziale sulla concorrenza, ma comporta anche un’erosione progressiva dei margini di guadagno, e quindi il rischio di lavorare tanto per trovarsi poco in mano. Allo stesso tempo, vendere ad un prezzo alto comporta la responsabilità di ideare e comunicare al cliente una certa narrativa, uno storytelling del prodotto che giustifichi il suo costo più elevato rispetto alla media. Nel comporre il pricing del proprio menù è essenziale capire la linea commerciale del bar o locale in gestione (è un caffè letterario, è frequentato da persone d’ufficio, o è un bar che vende sigarette?) così da capire come porsi rispetto alla concorrenza e stilare su queste basi un prezzo che tenga conto dei corretti parametri.

Considerare tutti questi tre fattori contemporaneamente può sembrare complicato, ma la scelta dei prezzi è il secondo fattore più importante nella gestione di un’attività commerciale (dopo la location) e la sua scelta dipende anche, oltre che dalla qualità del prodotto e dal valore associato, da considerazioni relative al marketing e alla psicologia del cliente. 

Purtroppo molti gestori di bar si ritengono baristi prima che imprenditori, per questo non seguono o non prendono in considerazione libri e manuali di marketing e ricerche di mercato dedicate alla politica dei prezzi. Noi consigliamo invece di farlo, perché riconosciamo l’importanza di conoscere sia le tendenze del pricing che quelle del marketing del prodotto e del consumatore: nessun bar può infatti prescindere da questi fattori esterni ed è essenziale tenersi aggiornati, pure senza dover perdere ore ed ore sui libri. Ecco ad esempio un paio di semplici strategie di pricing che possono essere usate in ogni contesto:

  • Prezzo fluido: vendere un prodotto ad un prezzo più alto o più basso a seconda del pubblico indirizzato (sconti per studenti o lavoratori, carte fedeltà) finanche perfino allo stesso pubblico, ma preso in diversi momenti della giornata. Può sembrare una tecnica un po’ truffaldina, ma pensiamo a tutti i prodotti che in certi momenti sono offerti a prezzi diversi: drink in orario di aperitivo e senza, colazioni scontate nelle primissime ore della giornata… etc…
  • Prezzo civetta: politica commerciale usata da molte catene e da vari concept, basata sulla promozione di un prodotto a un costo molto basso per far entrare il cliente nel locale e poi mostrargli una serie di prodotti complementari o alternativi a quello offerto e spingerlo a spendere di più. Forse molti di voi avranno già capito che in questa tecnica per attirare clienti Decathlon è uno dei maestri. Molto spesso promuovono un prodotto a prezzo molto basso, per portarti dentro. Altro esempio classico sono i volantini dei supermercati…
Fare marketing al bar con prezzi più bassi della concorrenza? Dopo l'analisi del food cost si può!
Fare marketing al bar con prezzi più bassi della concorrenza? Dopo l’analisi del food cost si può!

IL PREZZO PIU’ BASSO AL BAR ATTIRA CLIENTI?

Comunque non giriamoci intorno: il prezzo più basso funziona, se non sempre, almeno molto spesso. Nel mondo dei bar e dei locali rivolti al pubblico in generale (ristoranti, pizzerie, pub), è spesso considerato il cavallo di battaglia per vincere la fedeltà dei clienti, e in molti contesti commerciali permane l’idea che ogni centesimo o euro in meno possa fare la differenza. 

Ricordo, e forse molti di voi conosceranno, una grande caffetteria appena fuori la stazione Termini di Roma, che offriva espresso e cappuccino un venti centesimi meno rispetto alla concorrenza intorno. La mattina era difficile entrarci!

Tuttavia, è altrettanto vero che basare tutta la propria politica commerciale sui prezzi bassi è una strada incerta e scivolosa, dal momento che è fin troppo facile trovare un commerciante ancora più spudorato (o disperato) che farà prezzi ancora più bassi, e che quindi ci toglierà facilmente l’unica, esile strategia per attirare clienti che abbiamo elaborato…

Del resto, i locali che davvero fanno fortuna e riescono a farsi un nome raramente basano il loro successo sulla politica del prezzo più basso: emergono rispetto alla concorrenza grazie alla loro identità comunicata e percepita, ovvero grazie all’offerta di un prodotto (o più prodotti) percepito migliore dai clienti. 

I casi si sprecano. Probabilmente in ogni città esiste la miglior caffetteria, la miglior panetteria eccetera; tutti questi locali sono sempre pieni di clienti, ma raramente sono quelli che offrono il prezzo più basso.

In conclusione: prezzo basso, ma solo quando per precise operazioni di lancio e commerciali!

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I Siti per Vendere un Bar https://aprireunbar.com/2020/02/03/i-siti-per-vendere-un-bar/ https://aprireunbar.com/2020/02/03/i-siti-per-vendere-un-bar/#respond Mon, 03 Feb 2020 07:05:46 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17452 […]]]> Come vendere un bar senza sostenere costi di agenzia? Su internet! Vediamo i migliori siti per vendere bar in italiano e cinese…
Anche in Australia ci sono siti per vendere un bar, nonostante in quella nazione molto spesso i locali siano aperti da zero.
Anche in Australia ci sono siti per vendere un bar, nonostante in quella nazione molto spesso i locali siano aperti da zero.

Come vendere un bar, e anche come vendere un ristorante o una pizzeria, è una domanda a cui è difficile dare risposte al giorno d’oggi. Importanti cambiamenti sociali e politici negli ultimi anni hanno abbassato in buona parte d’Italia le quotazioni di vendita delle attività rispetto al fatturato. 

A pesare sono stati soprattutto due aspetti:

  • La forte crisi verificatasi intorno al 2008, che ha riportato indietro di diversi anni i valori dei consumi, ancora più dei consumi “di lusso” come il “mangiar fuori”
  • La liberalizzazione delle licenze, che ha tolto molte barriere burocratiche, rendendo molto più semplice l’apertura di altre attività e quindi più semplice la concorrenza.  

Tutto questo ha pesato non tanto sul numero di locali in vendita (l’adagio che dice che tutti i locali sono in vendita è in buona parte vero…) ma sul quanto sia possibile ricavare dalla vendita del bar, e sulle garanzie che il saldo pattuito venga alla fine davvero pagato.

Sul primo aspetto c’è da dire che mentre negli anni ‘90 era norma consolidata chiedere per la vendita del bar il 100% del suo fatturato, negli anni successivi questo parametro è sceso. Adesso, soprattutto nelle aree di provincia, e perfino in qualche grande città, si trovano spesso locali proposti con prezzi al 70, 60 e perfino 40% rispetto al fatturato.

Richiesta che non viene mai pagata in unica soluzione, ma sempre rateizzata. Tanto, che uno degli elementi che ha creato tensione sul mercato in questi ultimi anni è stata proprio la difficoltà a farsi pagare le rate, le cambiali in scadenza. Sono moltissimi i locali che i nuovi proprietari, ad un certo punto, si dimenticano di pagare…

Ma adesso stop alle paure, è ancora possibile vendere un locale, bene, ad acquirenti ben strutturati e capaci di garantire una buona certezza nei pagamenti. A far la differenza potrà essere la nostra capacità di scegliere il metodo più rapido, efficiente e in grado di ridurre al minimo i cosiddetti “costi imprevisti”; come vendere un bar, insomma, è questione di metodo. 

COME VENDERE UN BAR SENZA AGENZIA IMMOBILIARE

Quando penseremo “voglio vendere un bar” dovremo cominciare a fare una serie di riflessioni, la prima sarà la scelta dei canali su cui cercare gli acquirenti. I più classici sono:

  • Passaparola, tra conoscenze e clienti.
  • Agenzie immobiliari, magari specializzate nella vendita di locali
  • Siti internet, magari gratuiti.

Esaminiamoli brevemente.

Il passaparola è sicuramente gratuito, a meno che non vogliamo riconoscere una percentuale a chi ci ha, magari, portato il compratore. Con questo metodo però si rischia di ridurre molto la platea dei possibili interessati; praticamente riusciremo a dirlo solo a chi orbita intorno al nostro locale. Raramente infatti si mette un’annuncio di vendita direttamente dentro il bar, chi vende preferisce mantenere la notizia un po’ riservata.

Le agenzie immobiliari specializzate, che pubblicano gli annunci, mettono in contatto i venditori con la loro rete di possibili acquirenti e seguono la trattativa passo per passo. In questo caso si tratta naturalmente di un servizio che ha un costo, di solito una percentuale sulla vendita. I vantaggi, soprattutto se l’agenzia è seria, di un filtro preventivo (gli interessati “inconsistenti” vengono “rimbalzati” dall’agenzia) e di un controllo preciso sui vari passaggi, che può evitare sorprese (vedete qui cosa controllare nella compra vendita di un locale).

Ultimo canale: internet, vediamolo nel dettaglio.

I SITI GRATUITI PER VENDERE UN BAR

Pubblicare un annuncio online è la scelta più indicata per risparmiare sia in termini di costi che di tempistiche: internet è infatti il mezzo più rapido e immediato, raggiungibile facilmente e in maniera estemporanea da chiunque. 

In aggiunta, il suo ampio bacino di utenti (dal numero potenzialmente illimitato) garantisce un livello di visibilità degli annunci sicuramente più alto di quello che potrebbero offrire un giornale stampato o una bacheca fissa.

Mentre alcuni dei siti che mettono a disposizione questo servizio sono a pagamento (come Ebay, che richiede una percentuale di commissione sul prezzo di vendita), la maggior parte sono invece gratuiti. Ne esistono tantissimi: basta compiere una brevissima ricerca su Google per farsi un’idea dell’ampia gamma di scelta in merito e capire l’importanza di una buona scrematura iniziale. 

Come vendere un bar è argomento oggetto di blog anche negli Stati Uniti
Come vendere un bar è argomento oggetto di blog anche negli Stati Uniti

Annunci sui giornali online 

Tra i portali più seguiti e consigliati in termini di affidabilità ed efficienza spiccano subito gli annunci pubblicati sui siti internet di giornali a tiratura nazionale, tra cui i più popolari sono “La Repubblica”, “La Nazione” e “Il Corriere della Sera”: seguiti da un’ampia fascia della popolazione, i loro siti offrono spazi dedicati alla compravendita di attività commerciali e presentano un’interfaccia comoda e chiara. 

Siti specializzati nella compravendita di aziende e attività 

Si tratta di siti internet dedicati alla pubblicazione di annunci gratuiti per la vendita di aziende e cessione di attività, ed offrono la possibilità di inserire annunci di vendita e ricerca aziendale rivolti a tutta Italia.Tra i più utilizzati troviamo Vendita-attività.it, Italiawebannunci.it e Secondamano.it: tuttavia, questi siti non ospitano soltanto annunci relativi a bar e locali ma includono una più vasta gamma di esercizi commerciali (negozi, tabaccherie, agenzie). 

Altri “siti bacheca”

Ormai ne esistono a decine: Subito.it, Vivastreet, Mercatinoannunci, Bakeca. Sono portali di compravendita non specializzati, perché al loro interno si può vendere o comprare ogni tipo di prodotto e servizio, dal negozio di pellicce alla macchina da caffè usata. 

Siti dedicati a bar e locali 

I portali web che ospitano solo annunci relativi ad attività di bar non sono molti, tuttavia è possibile trovare bacheche piccole ma estremamente affidabili in tutti quei siti o blog che trattano tematiche tipiche del settore: anche Aprireunbar.com dispone di una pagina in cui è possibile vendere, comprare o prendere in gestione un bar, dove gli annunci vengono proposti dagli utenti e promossi dalla redazione secondo un sistema che mira a rendere la compravendita di locali più semplice e trasparente possibile. 

Per concludere, è utile menzionare qualche consiglio pratico su come muoversi per pubblicare online il proprio annuncio di vendita: 

  • È sempre meglio pubblicare l’annuncio su più piattaforme e siti web, soprattutto quando gratuiti, in modo da ottenere più visibilità possibile ed espandere la rete di potenziali acquirenti. 
  • Tutti i siti funzionano in maniera simile, utilizzando un format di registrazione estremamente chiaro e intuitivo. Una volta registrati sul portale prescelto, è sufficiente cliccare l’opzione “inserisci annuncio” e seguire le istruzioni. Molti siti forniscono inoltre la possibilità di scegliere se rendere pubblico il numero telefono e l’email o se lasciare che sia il sito a mettere in contatto venditori e acquirenti.
  • Per apparire adeguatamente professionali, è opportuno pubblicare il proprio annuncio allegando una serie di fotografie scattate da diverse angolazioni, e fornire nel campo “descrizione” più informazioni possibili riguardo al locale (metratura, posizione, arredamento e possibili costi d’affitto).
Anche per vendere un bar in Thailandia ci sono annunci, spesso su siti internazionali...
Anche per vendere un bar in Thailandia ci sono annunci, spesso su siti internazionali…

VENDERE UN BAR AI CINESI

A quanto pare non sempre l’immigrazione è un problema, a volte è una opportunità, almeno a giudicare da quanti cercano imprenditori cinesi a cui vendere i loro locali.

Negli ultimi anni infatti, sono stati molti gli emigranti del Celeste Impero, e a volte i loro figli, che hanno pensato di poter creare la loro piccola attività acquistando bar Italiani. All’inizio con molta fatica, per farsi accettare dai clienti dietro al bancone, fatica che man mano viene sostituita dalla abitudine; anche fra i cinesi, come fra gli italiani, ci sono i buoni e i cattivi baristi.

La comunità cinese ha creato nel tempo i suoi siti di vendita dei bar in cinese, siti su cui, traducendo il vostro annuncio con l’aiuto di un amico orientale o, estrema risorsa, con un traduttore automatico, potete inserire anche il vostro annuncio.

Fra questi siti per vendere un bar a cinesi troviamo:

Nǐ hǎo!

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Vendita caffetteria gelateria – Eraclea in provincia di venezia https://aprireunbar.com/2020/01/29/vendita-caffetteria-gelateria-eraclea-in-provincia-di-venezia/ https://aprireunbar.com/2020/01/29/vendita-caffetteria-gelateria-eraclea-in-provincia-di-venezia/#respond Wed, 29 Jan 2020 15:08:08 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17469 vendo bellissima caffetteria gelateria nuova info al 3477190054 no perditempo ….

Si trova a Eraclea paese in provincia di Venezia

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Aprire un Bar in Marocco https://aprireunbar.com/2020/01/27/aprire-un-bar-in-marocco/ https://aprireunbar.com/2020/01/27/aprire-un-bar-in-marocco/#respond Mon, 27 Jan 2020 07:11:44 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17393 […]]]> Crescita, infrastrutture e bassi costi: tutti i motivi e le leggi per aprire un bar in Marocco.
Il Bondi Coffee House di Casablanca, una caffetteria modernissima nella metropoli Marocchina.
Il Bondi Coffee House di Casablanca, una caffetteria modernissima nella metropoli Marocchina

Terra di nuvole e deserto, punto di contatto tra Europa ed Africa, il Marocco rappresenta il paese più dinamico di tutta l’Africa Mediterranea, tanto da cominciare a rappresentare un’interessante alternativa per chi, volendo cambiar vita, vorrebbe aprire un bar all’estero.

Ostacolo a questo progetto non sarebbe nemmeno la lontananza geografica, il Marocco è più vicino delle gettonatissime Canarie, e c’è da dire che la vicinanza alle coste Europee (appena 14 km a Punta Cires, in corrispondenza dello stretto di Gibilterra) ha contribuito fortemente anche alla crescita economica del paese, che negli ultimi anni ha visto triplicare il proprio Pil grazie ad una serie di fortunate scelte politiche volte ad incentivare gli scambi commerciali, nonché gli investimenti ed il turismo dalla vicina Europa

Ma addentriamoci nel dettaglio nel topic dell’articolo, cosa fare per aprire un bar in Marocco, ed andiamo ad analizzare 5 validissime ragioni per cui vale la pena di considerare l’idea.

Rosee prospettive, sia sul fronte interno che nel settore turistico 

Come già accennato, “Crescita” è la parola d’ordine nel Maghreb, la regione nord occidentale del Sahara. L’aumento demografico ha favorito negli ultimi anni un’impennata della domanda interna, sostenuta da un pari aumento dei salari. Il mercato interno, quindi in crescita, risulta anche ampiamente supportato da un costante afflusso turistico di matrice europea (principalmente proveniente da Spagna, Italia e Francia) che cresce al ritmo del 6% annuo.

Dotazione infrastrutturale migliore di tutto il continente Africano 

L’aeroporto di Casablanca e il porto di Tangeri sono solo due esempi delle potenzialità di questo Paese, cui fa da contrafforte una rete stradale ben ramificata, operativa ed efficiente che sempre più rapidamente tende ad azzerare le distanze tra aree rurali e metropolitane. 

Flessibilità del mercato, bassi livelli di tassazione ed agevolazioni fiscali 

Dal 2005, in Marocco, è possibile avviare una società di qualsiasi tipo senza alcun bisogno di un socio locale, il che garantisce il massimo livello di indipendenza logistica. 

Ma ancora più significativi ai fini della nostra valutazione sono i numerosi e variegati sostegni fiscali a favore di chi pensa di aprire un locale in Marocco, o comunque una attività. Dall’esonero dell’Iva per l’importazione delle attrezzature da lavoro, agli incentivi fiscali per gli investimenti esteri, per concludere con la presenza di settori ampiamente defiscalizzati, come nello specifico proprio quello della ristorazione. Infatti, le strutture ricettive turistiche come Bar, Caffè e Ristoranti non sono, infatti, sottoposte all’obbligo di emissione dello scontrino fiscale. 

Basso costo della manodopera 

La legge marocchina fissa, infatti, il salario minimo orario a 10.64 Dihram/Ora, ovvero ai tassi di cambio attuali l’equivalente di circa un euro. A questo bisogna aggiungere l’elevatissimo livello di flessibilità del mercato del lavoro in materia di licenziamenti ed assunzioni, probabilmente non una bella notizia per chi lavora come dipendente, ma ottima per chi vuole magari aprire un ristorante in Marocco, un tipo di attività che di solito richiede molto personale.

Attrattiva in crescita 

Paesaggi ricchi e variegati, clima mite tutto l’anno e un vastissimo patrimonio storico-culturale sono i pilastri su cui si regge il turismo marocchino, capace di attrarre milioni di visitatori ogni anno. L’obiettivo, fissato col piano di sviluppo “VISION 2020” è peraltro quello di portare per questo anno in cui scriviamo 20 milioni di turisti nel paese nord-africano.

DOVE APRIRE UN LOCALE IN MAROCCO

Aprire un bar in Marocco visitate l'Adresse di Marrakech.
Aprire un bar in Marocco vuol dire anche confrontarsi con le più belle realtà del paese, come l’Adresse di Marrakech.

Ma torniamo al nostro Bar e vediamo quali sono le città migliori cui guardare per avviare con successo un Bar Italiano:

intuitivamente verrebbe da pensare a Marrakech e a Casablanca, che essendo le più famose e popolate aree urbane del paese offrono, per loro stessa natura, un ventaglio di possibilità assolutamente ampio, cui tuttavia fa da contraltare un elevato livello di competizione sul mercato. 

Dati tali presupposti, una buona idea potrebbe essere quella di volgere uno sguardo alle aree urbane “emergenti” -seppur già da tempo incluse all’interno del circuito del turismo di massa- come ad esempio Tangeri , Assila e Chefchaouen, la celebre e bellissima “città azzurra”

BUROCRAZIA PER APRIRE UN BAR IN MAROCCO

E per quanto riguarda la Burocrazia? Aprire un locale, anche italiano, in Marocco è complicato? Uno dei primi passaggi, come in Italia, è quella di aprire una forma di impresa, spesso una società. Questa, come abbiamo anticipato, non è necessario che sia composta anche da investitori locali, inoltre le formule societarie maggiormente utilizzate in Marocco non differiscono nella sostanza da quelle del panorama italiano. Esse sono:

  1. Ditta individuale (Enterprise Individuelle) 
  2. Società a responsabilità limitata con associato unico (SARL AU)
  3. Società a responsabilità limitata con a più soci (SARL)
  4. Società Anonima (SA)

Nell’eventualità in cui si decidesse di utilizzare la formula della “Ditta Individuale” – di gran lunga la più semplice nonché quella maggiormente utilizzata- gli step da percorrere sono i seguenti: 

  • Registrazione dell’attività fiscale, ove andremo ad indicare il tipo di contabilità scelta, sulla quale verrà in seguito determinata l’imposta sul reddito (IR). I documenti richiesti saranno una fotocopia autenticata del passaporto ed una copia del contratto di locazione o di proprietà legalizzato
  • Iscrizione al “Registro delle Imprese” – anche in questo caso ci verrà richiesta una copia del contratto di locazione/proprietà legalizzato, cui andremo ad aggiungere fotocopia della patente di registrazione dell’attività fiscale e domanda di iscrizione al registro delle imprese in triplice copia autenticata. 

Dal 2011 per tutti gli altri tipi di società, lo stato marocchino non richiede più il versamento di alcun capitale d’ingresso se non quello, simbolico, di un “Dihram” cui seguiranno le seguenti procedure amministrative:

  • Scelta del nome della società e richiesta del “Certificato Negativo” di nomenclatura. Al fine di ottenere tale certificato, che verrà rilasciato al costo di 230 Dihrams (circa 21 euro), è necessario presentare la domanda di formulario CRI, con annessa fotocopia autenticata del passaporto
  • Creazione dello status societario presso un notaio 
  • Registrazione dell’attività fiscale 
  • Iscrizione al registro delle imprese commerciali presso il Tribunale del Commercio 
  • Affiliazione al Servizio Sanitario Nazionale 
  • Iscrizione alla Tassa Professionale
  • Pubblicazione su Gazzetta Ufficiale tramite annuncio 

LA TASSAZIONE SULL’APERTURA DI UN LOCALE IN MAROCCO

Per aprire un bar Italiano in Marocco dovremo pensare anche se offrire il classico tè alla menta locale...
Per aprire un bar Italiano in Marocco dovremo pensare anche se offrire il classico tè alla menta locale…

Sono tre le principali tipologie di tassazione in Marocco, ovvvero: 

  • IR: Applicata a persone fisiche e società di fatto composte da persone, è progressiva, con scaglionamenti dallo 0 al 38%
  • IS: Applicata agli utili delle Società tranne che per società di fatto composte da persone, con aliquota standard al 30%
  • TVA: l’equivalente della nostra IVA, applicata a tutte le attività con aliquota variabile dal 7% al 20%

N.B. – La legge marocchina prevede esoneri fiscali totali o parziali a seconda delle regioni geografiche presso cui si intende avviare l’attività. 

 Infine: Incentivi fiscali

Chiudiamo infine, facendo menzione dei vari incentivi fiscali di cui accennavamo all’inizio dell’articolo, che sono nello specifico: 

  • Esonero TVA per i primi 24 mesi di attività relativamente alle attrezzature e agli equipaggiamenti destinati alla nostra attività 
  • Esonero dalla tassa doganale per 36 mesi, sempre in relazione ai suddetti mezzi e attrezzature 
  • Per chi investe nel settore turistico (come nel nostro caso), esonero totale da IR e IS per i primi 5 anni 

Ricordiamo in ogni caso che per maggiori e più specifiche informazioni relativamente alle procedure necessarie a dar vita al nostro Bar, potete contattare la Camera di Commercio Italo-Marocchina di Casablanca ai seguenti recapiti:

59, Rue Moussa Bnou Noussair – Casablanca 00212 (0)522 27 82 17 0522 26 56 53 0522 26 46 51 0522 27 86 27 info@ccimaroc.com

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https://aprireunbar.com/2020/01/27/aprire-un-bar-in-marocco/feed/ 0
Tutto sulle Autorizzazioni per Insegne Bar https://aprireunbar.com/2020/01/20/tutto-sulle-autorizzazioni-per-insegne-bar/ https://aprireunbar.com/2020/01/20/tutto-sulle-autorizzazioni-per-insegne-bar/#respond Mon, 20 Jan 2020 07:36:30 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17382 […]]]> Le insegne sono il biglietto da visita Importante per ogni locale, ma per installarle si devono seguire step burocratici. Vediamo quali sono le autorizzazioni per le insegne bar.
L'insegna è sempre fondamentale per ogni locale. Scopriamo  come si ottiene l'autorizzazione per l'insegna di un bar.
L’insegna è sempre fondamentale per ogni locale. Scopriamo come si ottiene l’autorizzazione per l’insegna di un bar.

Gestire un’attività commerciale significa elaborare di continuo modi nuovi e originali di presentarsi alla clientela e ritagliarsi il proprio spazio sul mercato.

Uno dei metodi intuitivamente più efficaci per attrarre potenziali clienti e regalare, al contempo, uno stile unico al tuo nuovo locale è quello di dotarsi di un’insegna pubblicitaria

Non è sempre facile, purtroppo, acquisire dimestichezza coi vari procedimenti amministrativi ed è qui che entriamo in gioco noi: in questo breve articolo analizzeremo tutti gli step necessari ad ottenere l’autorizzazione per installare la nostra insegna per bar nel minor tempo possibile; ma andiamo per gradi! 

Step 0: Definizione: cos’è una insegna per bar.

La definizione di “Insegna” ci viene fornita dall’ 2-bis della legge n°75 del 24 aprile 2002, nei seguenti termini: 

la scritta in caratteri alfanumerici completata eventualmente da simboli o da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura installata nella sede dell’attività a cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa.”

L’insegna dovrà essere, quindi, sempre installata nella sede dell’attività o nelle pertinenze della stessa, mai in luoghi distanti da questa

STEP 1: A chi dovremo rivolgerci?

Il rilascio dell’autorizzazione relativa all’affissione di targhe, insegne o installazioni pubblicitarie è materia di interesse comunale, ragion per cui sarà necessario recarsi presso gli sportelli comunali di pertinenza. 

Qui ci verrà richiesto di compilare un’apposita modulistica in cui andremo ad indicare:

  • Generalità del richiedente
  • Tipologia del manufatto 
  • Relative caratteristiche

La legge stabilisce che l’insegna dovrà rispettare, per dimensioni, forme e colori, le norme del codice della strada, in aggiunta a determinati parametri di sicurezza: non dovrà, ad esempio, essere d’ostacolo o pericolo per l’incolumità dei pedoni che intendano sostarvi nelle immediate vicinanze. 

Step 2: quali documenti andremo ad allegare alla richiesta di insegna per bar?

Nelle nazioni sottoposte a tifoni, le autorizzazioni per le insegne dei bar comprendono stringenti regole per la sicurezza
Nelle nazioni sottoposte a tifoni, le autorizzazioni per le insegne dei bar comprendono stringenti regole per la sicurezza

Non esiste una normativa univoca a riguardo, poiché trattandosi di materia di interesse comunale ogni comune richiedono una documentazione differente a seconda delle relative procedure interne. 

Ciò nonostante, in linea di massima tutti i comuni tendono a richiedere i seguenti documenti per rilasciare l’autorizzazione per l’insegna di un bar: 

  • Modulo di richiesta indicante le generalità del richiedente, la tipologia del manufatto e le relative caratteristiche fisiche (che come appena visto è possibile ritirare presso gli uffici comunali o in alcuni casi, scaricare dal relativo sito internet)
  •  planimetria di zona, scala 1:200/1:1000 indicante la collocazione dello stabile di affissione dell’insegna
  • Progetto grafico a colori del manufatto, riportante le misure d’ingombro dello stesso
  • Fotografia a colori della sezione della proprietà presso cui s’intende installare l’insegna
  • Progetto grafico a colori della sezione dello stabile presso cui si andrà a posizionare la suddetta, che includa una simulazione del manufatto già installato 
  • Nell’eventualità di insegne a bandiera, su palo o su tetto, valutazione tecnica della sopportazione alla spinta del vento 
  • Nell’eventualità di insegne luminose, dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico ai sensi della legge n. 46/90

È opportuno inoltre ricordare che nell’eventualità in cui lo stabile non fosse di nostra proprietà, sarà necessario allegare un’autorizzazione controfirmata dal proprietario, corredata da una fotocopia della carta d’identità dello stesso. Se infine si tratterà di un condominio, il consenso dovrà essere prestato da tutti i condomini. 

Step 3: Qual è la procedura?

Una volta compilata la domanda, completa di tutti gli allegati sopra menzionati, procederemo alla consegna presso l’Ufficio Protocollo del comune di pertinenza. 

Sarà lo stesso comune, a questo punto, a procedere alla valutazione di conformità della richiesta alle norme estetiche ed urbane, pronunciandosi tramite parere scritto, positivo o negativo; in caso di parere positivo, il richiedente dovrà prendere contatto con l’ente preposto alle pubbliche affissioni che, relativamente alle caratteristiche e alla zona d’installazione dell’insegna, calcolerà e riscuoterà la relativa tassa prevista per legge. 

N.B. – Non tutte le insegne risultano soggette a tassazione: ne sono infatti esenti le installazioni di dimensioni inferiori a 5 mq, calcolati considerando “la figura geometrica piana che circoscrive l’intera insegna”, come avevamo visto il questo post.

La definizione acquista significato relativamente ai casi di insegne composte da figure polimorfe o irregolari. 

Sono previste maggiorazioni in caso di insegne luminose. 

Se infine la nostra insegna riporterà la sponsorizzazione di un marchio, ci sarà richiesto di versare un ulteriore contributo fiscale che, tuttavia, è generalmente coperto spontaneamente dall’azienda sponsorizzata. 

In molti casi è possibile ammortizzare i costi per le insegne dei bar
In molti casi è possibile ammortizzare i costi per le insegne dei bar
  •  Cosa fare in caso di parere negativo? 

Niente paura, gli uffici comunali provvederanno ad indicare le irregolarità cui porre rimedio, invitando al contempo il richiedente a produrre una nuova documentazione o ad integrare quella già proposta. 

  • Quali sono le tempistiche?  

La commissione adibita alla valutazione delle richieste e al rilascio delle autorizzazioni si riunisce una o più volte al mese. I termini, in ogni caso, sono fissati per legge e non possono eccedere i 60 giorni dalla data di protocollo della richiesta. Tale limite è suscettibile di estensione in caso di parere negativo da parte della commissione. 

  • È possibile accorciare i tempi? 

La risposta è: assolutamente sì! Esiste, infatti, un Procedimento di Autorizzazione Semplificata che prevede l’asseverazione da parte di un tecnico privato (e non comunale) per l’installazione degli impianti pubblicitari con il rilascio di una presa d’atto (o “Nulla Osta” provvisorio) da parte dell’ufficio, che consente al richiedente l’installazione del manufatto entro 120 giorni. Successivamente, si provvederà al controllo di conformità, finalizzato ad ottenere il rilascio dell’autorizzazione definitiva. 

Come potete notare, per quanto la procedura possa apparire macchinosa a primo sguardo, si tratta in realtà di un procedimento assolutamente lineare, del resto, difficile aprire un bar senza insegna, a meno che non vogliate aprire un circolo o uno speak easy….

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Tutte le Info e le Sedi per il Corso SAB a Milano https://aprireunbar.com/2020/01/16/tutte-le-info-e-le-sedi-per-il-corso-sab-a-milano/ https://aprireunbar.com/2020/01/16/tutte-le-info-e-le-sedi-per-il-corso-sab-a-milano/#respond Thu, 16 Jan 2020 07:31:34 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17414 […]]]> Nella capitale economica d’Italia i locali non mancano, e non mancano nemmeno le sedi dove fare il corso per somministrazione alimenti e bevande a Milano. Vediamole.

Per qualcuno è ancora il corso ex Rec, per qualcuno si chiama per esteso: corso per somministrazione alimenti e bevande, qualcuno infine lo chiama con la sigla che lo identifica fin da quando è stato creato (nel 2010): corso SAB.

Anche in Lombardia per aprire un bar è necessario avere i requisiti professionali o un attestato SAB
Anche in Lombardia per aprire un bar è necessario avere i requisiti professionali o un attestato SAB

Nel nostro blog abbiamo dedicato molto spazio a questo corso obbligatorio per l’apertura locali; o meglio, difficile dire che è obbligatorio. Diciamo che la legge ci chiede di indicare sulla SCIA se noi siamo in possesso di requisiti professionali, cioè se siamo in grado di fare il mestiere che sarebbe inerente la nostra attività, se e come abbiamo imparato a farlo. Il possesso di questi requisiti può essere ottenuto in vari modi, perfino tramite altre persone. Abbiamo riassunto questi modi in un post che ne parla nel dettaglio e che trovate qui. Li abbiamo comunque riassunti anche qui sotto, che non fa mai male!

  • Avendo lavorato per almeno due anni anche non continuativi, negli ultimi cinque anni, presso aziende attive nel settore alimentare o della somministrazione in qualità di dipendente qualificato (spesso viene richiesto il 4° livelllo) come socio lavoratore o come collaboratore familiare (comunque iscritto all’INPS)
  • Aver conseguito un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo professionale, purchè nel corso di studi siano previste materie attinenti la gestione, preparazione commercio e somministrazione degli alimenti.
  • Avendo un attestato ex REC, in pratica il vecchio SAB (al contrario dell’HACCP il REC/SAB dura per sempre)
  • Avendo (in alcune regioni è ancora possibile) un preposto,  diciamo un prestanome che ci “presti” i suoi requisiti professionali. 

Se non possiamo certificare i requisiti professionali in nessuno di questi modi, saremo chiamati invece ad iscriverci ad un corso SAB. Questi corsi sono strutturati con lunghezze variabili in Italia, per esempio, nel momento in cui scriviamo la durata del corso sab in ore è di:

  • 130 ore in Lombardia
  • 100 ore in Emilia
  • 120 ore in Lazio 

Qui sotto entreremo in maniera più diffusa sul programma di questi corsi, adesso entriamo però nello specifico del corso SAB in Lombardia. 

CORSO SAB A  MILANO: PROGRAMMA

Cominciamo innanzitutto a vedere i programmi richiesti dai corsi di somministrazione alimenti e bevande in Lombardia. Anche questi programmi, come la durata oraria del corso può cambiare da regione e talvolta perfino dalla zona. Quello che proponiamo qui sotto è inerente il corso SAB a Cremona, strutturato da ASVICOM, ma può essere considerato esemplificativo per tutta la regione.

  • Contabilità aziendale: fatture, scontrini, corrispettivi etc.
  • Tecnica commerciale: gestione delle varie forme di impresa e dell’area finanziamenti bancari e non. 
  • Gestione d’impresa: fornire elementi necessari ad analizzare l’andamento della propria attività imprenditoriale.
  • Marketing operativo: analizzare la propria azienda sul mercato di riferimento.
  • Normativa fiscale e tributaria: fornire informazioni in merito alle varie regole tributarie e ai vari adempimenti fiscali.
  • Contrattualistica del lavoro: regolamenti e leggi sul lavoro.
  • Il sistema pensionistico: fornire informazioni relative ai vari sistemi contributivi obbligatori.
  • Tecniche di Marketing.
  • Customer Satisfaction.
  • Customer Relationship Management.
  • Merceologia Alimentare.
  • Responsabilità civili, penali e amministrative relative al commercio di alimenti e bevande
  • La normativa alcoolici

Come vedete si tratta di un programma vasto e articolato su diverse aree, da quella contabile a quella finanziaria fino a quella del marketing trattato in maniera (sembra) molto approfondita e perfino al rapporto con i dipendenti e la loro TFR. 

Sorprende semmai che poco spazio venga dedicato al “saper fare” vale a dire allo sviluppo di quelle competenze e abilità che, da sole, dovrebbero portare un cliente ad entrare nel bar. Non dimentichiamoci infatti (sembra banale ma spesso succede) che un cliente entra in un bar e in un locale per mangiare e bere, anche se la qualità di cibi e bevande sarà solo una parte di una esperienza più vasta.

Esperienza a cui contribuisce moltissimo anche il saper fare. Se noi sappiamo fare un bellissimo cappuccino con la latte art il nostro cliente percepirà e ricorderà il nostro prodotto con molto più piacere rispetto al cappuccino del bar accanto, magari sormontato da bolle di latte enormi stile bagnoschiuma!

Purtroppo nel programma dei corsi  per attestato SAB pochissimo tempo viene dedicato al saper fare...
Purtroppo nel programma dei corsi per attestato SAB pochissimo tempo viene dedicato al saper fare…

In questi corsi SAB o ex REC invece non impariamo quindi a fare il cappuccino, e non impariamo a fare praticamente nulla; di fatto questa branca del mestiere, il “Saper fare” è ignorato in tutti i  corsi di questo tipo che abbiamo potuto valutare (forse perchè mancano le strutture attrezzate per fare pratica). 

C’è da dire però che nei programmi dei corsi che portano all’attestato ex rec si trova almeno la voce “merceologia” vale a dire le ore dedicate a conoscere i prodotti che dovremo poi valutare, scegliere e proporre ai nostri clienti. Sorprende anche in questo caso pensare che dovremo approfondire questa importante sezione senza poter cucinare, preparare e quindi assaggiare i prodotti di cui stiamo parlando, ma se così è…

CORSI SAB A MILANO: LE SEDI E IL COSTO

Una volta capito cos’è un corso somministrazione alimenti e bevande, chi deve farlo e quali sono i programmi, vediamo di capire meglio anche dove e come farlo, facendo una lista delle strutture che propongono il corso REC (nuovo SAB) a Milano nel 2020. Successivamente andremo a vedere anche le strutture che propongono di far ottenere l’attestato rec online.

Naturalmente prezzi e modalità dei corsi riportati qui sotto possono cambiare così come cambiano gli orari dei corsi, che talvolta sono proposti il pomeriggio o addirittura in mattinata e talvolta sono proposti in orario serale, per chi è impegnato durante il giorno. Suggeriamo quindi di controllare orari, prezzi e disponibilità dei corsi sul sito della agenzia formativa. La lista proposta qui sotto non è sicuramente esaustiva, e ci scusiamo con le strutture che non abbiamo incluso.

ENTE SEDECOSTO (a gennaio 2020)SITO INTERNET
Formaprof  Milano e monza450€www.scformaprof.it
ReconsultingMilano540€www.reconsultingsrl.
ICAFMilano792€www.istitutoicaf.it
Target SolutionMilano, Bergamo, Brescia, VareseN/Dwww.targetsolution.it
CorsidiaMilano792€https://corsidia.com/corsi-sab-milano
Risorse ItaliaMilano550€www.risorseitaliasrl.it
ConfesercentiMilano549€www.confesercentimilano.it
CAPACMilano552€www.capac.it
SFIAMilano700€www.sfia.it
Studio SanninoMilano480€www.studiosannino.it

E OTTENERE UN ATTESTATO REC ONLINE? 

All'estero non esiste un sistema come quello SAB, ci sono altri percorso professionali.
All’estero non esiste un sistema come quello SAB, ci sono altri percorso professionali.

Per alcuni (per molti) svolgere un corso rec così lungo in aula è complicato, la giornata è stretta le cose da fare sono molte e spesso più divertenti dello stare in aula. La soluzione potrebbe essere quella del corso REC (ex rec, SAB, Somministrazione alimenti e bevande) su internet, potendo così prendere l’agognato attestato sab online. Ma si può fare? 

Abbiamo fatto diverse ricerche sui regolamenti comunali delle varie aree della Lombardia; in generale viene evidenziato che il corso è valido se il partecipante è presente in aula almeno l’80% del tempo. In altri regolamenti, come questo documento del comune di Lodi, non è così chiaro se le ore previste devono essere spese in aula o di fronte ad un software che può verificare, tramite continui piccoli test, la presenza o meno dello studente di fronte al computer. Nel dubbio, come sempre, non resta che chiedere, alla Camera di Commercio della propria zona, se ritengono che sia valido il corso somministrazione alimenti e bevande online.

Se sì, mettiamo qui sotto una piccola lista, sicuramente non esaustiva, delle strutture che offrono il corso ex REC online in Lombardia.

ENTE DURATACOSTO (a gennaio 2020)SITO INTERNET
Corso
sab
online
120h (non sappiamo se valido in Lombardia) si tiene
in Puglia
510€corso-sab-online.com
Microdesign130h, parte in aula, parte
online, parte di tirocinio
380€ (ma promosso gratuito)https:/lnx.microdesign.tv
E-Skills130€N/Dhttps://private.e-skill.it/
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Fare il Cameriere Senza Esperienza https://aprireunbar.com/2020/01/14/fare-il-cameriere-senza-esperienza/ https://aprireunbar.com/2020/01/14/fare-il-cameriere-senza-esperienza/#respond Tue, 14 Jan 2020 07:43:07 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17371 […]]]> Spesso è il classico lavoretto di ripiego per chi studia, ma si può fare bene! Vediamo metodi e trucchi per fare il cameriere senza esperienza.
Fare il cameriere vuol dire più che porgere piatti, vediamo come fare il cameriere senza esperienza e con stile...
Fare il cameriere vuol dire più che porgere piatti, vediamo come fare il cameriere senza esperienza e con stile…

Nella gestione di attività orientate al servizio come ristoranti, bar e caffetterie, uno degli errori più comuni a cui si assiste è sottovalutare il ruolo svolto dal personale di sala. È importante tenere presente che il cameriere rappresenta il primo contatto del cliente con il locale, nonché l’anello fondamentale che collega e coordina la sala alla cucina. Prima che il cibo, il prezzo o l’arredamento, è il servizio a stabilire la percezione che le persone hanno di una qualsiasi attività. Se i camerieri sono trasandati, impreparati o poco socievoli, ne risulterà un’impressione poco positiva destinata a togliere credibilità a tutto l’insieme. 

Detto questo però mettiamoci dall’altra parte della barricata, quella di chi vorrebbe lavorare come cameriere, ma non ha esperienza.

Cominciamo con il dire che, per chi non ha mai svolto questo lavoro, il primo approccio con i ritmi di lavoro e il rapporto con il cliente potrà risultare un po’ “brutale”. Ci teniamo però a rassicurarvi: anche se siete alla vostra prima esperienza e state partendo da zero, quello del cameriere è un mestiere molto intuitivo, le cui mansioni principali possono essere trasmesse e apprese in breve tempo con risultati subito tangibili. 

In più, nel mondo della ristorazione ci sono casi in cui non avere esperienza può essere considerato un bonus, perché solo i candidati più “freschi” e inesperti possono essere sottoposti a percorsi di training specifici. Questo anche senza correre il rischio che questi interferiscano e si scontrino con un’eventuale formazione precedente. Insomma, meglio insegnare ad un “foglio bianco”.

COSA FA UN CAMERIERE IN UN RISTORANTE O IN UN BAR

Cosa fa un cameriere?
Cosa fa il cameriere in un ristorante? Oltre a prendere gli ordini e a gestire il tavolo porge sicuramente la sensibilità e gentilezza del locale.

Se è la prima volta che provate a fare il cameriere -che sia la vostra aspirazione professionale o un semplice lavoretto serale destinato a durare poche stagioni- è essenziale avere presente quali sono le principali responsabilità e le mansioni svolte dal personale di sala. Ne abbiamo identificate cinque: 

  • Ricevere i clienti e accompagnarli al tavolo. 

È quasi sempre il cameriere ad accogliere i clienti all’entrata del locale. Dopo aver verificato la disponibilità dei tavoli, il cameriere ha il compito di far accomodare i clienti. È buon uso consegnare subito il menù, informarsi su eventuali allergie e prendere l’ordine dell’acqua. 

  • Prendere le ordinazioni e comunicarle alla cucina. 

Ci sono tre passaggi fondamentali di cui tener conto quando si prende l’ordinazione al cliente. 

  1. Occorre sapere se tutte le pietanze sul menù sono disponibili, e in caso contrario informare il cliente dei piatti che non possono essere ordinati, scusandosi per l’inconveniente.
  2. È importante annotare sul blocchetto delle comande (o sul palmare, in caso di gestione telematica degli ordini) tutte le pietanze ordinate e segnare il numero di coperti del tavolo. Se lavoriamo in un locale dove gli ordini vengono presi in maniera tradizionale con penna e blocchetto, dobbiamo ricordarci di scrivere in modo chiaro e comprensibile e di usare correttamente il sistema di doppia copia, che permette di ricavare due versioni dello stesso ordine, una per la sala e una per la cucina. 
  3. Nel caso in cui disponiamo di un software di gestione delle comande collegato a un computer, per comunicare l’ordine al personale di cucina basta inoltrare la comanda premendo l’apposito tasto sullo schermo. Se invece usiamo il tradizionale blocchetto, occorre portare la comanda in cucina e metterla insieme alle altre comande, assicurandosi che sia leggibile e ben identificabile dai cuochi. Comunicare correttamente con la cucina è essenziale affinché non si verifichino errori, ritardi o imprevisti nel servizio. 
  4. Servire le portate ai tavoli (e sparecchiare).

La qualità e il tipo di servizio richiesto variano da locale a locale: nei bar, nelle caffetterie e nella quasi totalità delle pizzerie è preferito un servizio più semplice e informale, orientato a promuovere un’atmosfera amichevole e adatta a tutti. In questi casi, per fare il cameriere senza esperienza è sufficiente avere ben presente la disposizione e il numero dei tavoli, così da non confondere le rispettive ordinazioni. Poi dovremo mostrarci disponibili ad assecondare con prontezza (quindi in tempi rapidi) eventuali richieste dei clienti e ricordarsi di portare via i piatti una volta conclusa la cena o le varie portate, preferibilmente quando tutti i commensali hanno finito di mangiare, salvo quando non notiamo che i piatti sporchi danno fastidio.

  • Quando necessario, concludere la preparazione delle portate al tavolo.

Versare una salsa particolare su un filetto di carne? Dare fuoco alla superficie della crème brûlée? Aprire la seconda -o la terza- bottiglia di vino costoso? Questi sono tutti compiti svolti dai camerieri, che nella maggior parte dei casi sono incaricati di dare il tocco finale ad alcune pietanze e soprattutto ai dessert. Situazioni come queste, nella ristorazione moderna, sono sempre più rare, ma potrebbero essere utile se vogliamo lavorare all’estero.

  • Consegnare il conto. 

È buonsenso controllare un’ultima volta la comanda prima di stampare il conto e portarlo al tavolo in un piattino o meglio ancora in un portaconto. Il galateo vuole che il conto vada consegnato all’uomo più anziano del tavolo, o in alternativa a colui che durante tutta la cena si è fatto carico di comunicare gli ordini al cameriere: nella maggior parte dei casi, vi basterà consegnare il conto alla persona che lo ha chiesto, allontanarvi dal tavolo e aspettare che i commensali si alzino per pagare alla cassa, oppure aspettare un cenno della persona cui abbiamo consegnato il conto.

ALTRE COSE CHE FA UN CAMERIERE DI UN RISTORANTE

fare il cameriere senza esperienza
Fare il cameriere senza esperienza vuol dire usare buon senso, occhio e sensibilità.

Se siete alla vostra prima esperienza come camerieri, probabilmente ignorate tutta una serie di mansioni secondarie ma ugualmente importanti, che vi abbiamo elencato qua sotto in modo che possiate farvi un’idea più chiara dei limiti e delle responsabilità del ruolo. Tra i compiti specifici con cui avrete a che fare, i più comuni sono: 

  • Spazzare, sistemare e apparecchiare i tavoli prima dell’orario di apertura al pubblico;
  • Asciugare e lucidare bicchieri e posate precedentemente lavate dalla cucina; 
  • Prendere le prenotazioni e/o le ordinazioni a telefono; 
  • Tagliare il pane e preparare i cestini per i tavoli; 
  • Rifornire il frigorifero delle bevande e riassortire i prodotti dal magazzino
  • Svuotare i cestini a fine serata e fare l’apposita raccolta differenziata.

5 CONSIGLI PER FARE UNA BUONA IMPRESSIONE COME CAMERIERE SENZA ESPERIENZA

Dal momento che state cominciando a fare il cameriere senza esperienza, dovrete fare affidamento sulle vostre qualità personali per fare una buona prima impressione ai clienti del locale come ai vostri nuovi colleghi. 

  1. Sorridete e comunicate in maniera pacata con tutti, vale a dire sia con i clienti in sala che con i cuochi in cucina, i manager e gli altri camerieri. In questo caso la parola d’ordine è no-panic: sforzatevi invece di mostrarvi positivi, attivi e ricettivi nelle cose che vi vengono dette e i compiti che vi vengono affidati. 
  2. Assumete un atteggiamento umile nei confronti dei colleghi più esperti, e rivolgetevi a loro per fare domande e ottenere chiarimenti sulle mansioni che vi creano difficoltà o in caso abbiate problemi a soddisfare la richiesta di un cliente: la ricerca positiva di confronto è un atteggiamento molto apprezzato che vi porterà a migliorare sul piano professionale come su quello personale.   
  3. Siate multitasking: il cameriere ideale è quello che può svolgere più compiti allo stesso tempo, riesce a seguire i tavoli e sa sempre cosa sta succedendo sia in sala che in cucina. 
  4. Tenete sempre gli occhi aperti: assicuratevi di essere reperibili dai clienti durante tutto il servizio, ma non dimenticatevi di gettare uno sguardo al lavoro dei vostri colleghi e offritevi di dare una mano se siete nella posizione giusta per aiutare, ricordandovi sempre di non trascurare nessun cliente.
  5. Dopo la prima settimana di lavoro, chiedete un riscontro al vostro datore di lavoro, in modo da avere da subito ben presente quali sono i vostri punti forti e quali sono invece le attività in cui dovete migliorare. 

CONSIGLI PER TROVARE LAVORO COME CAMERIERE 

Consigli per fare il cameriere senza esperienza
Anche i siti americani danno consigli per fare il cameriere senza esperienza!

Non lasciatevi scoraggiare dalla mancanza di esperienza: anche se le vostre competenze ammontano ancora a zero, per apprendere le basi del mestiere bastano forza di volontà, entusiasmo e socialità, mentre è sufficiente svolgere poche settimane di servizio per impratichirsi nelle mansioni più comuni. 

Se ancora non avete trovato lavoro come cameriere ma lo state cercando, il nostro consiglio è quello di stampare il vostro curriculum e consegnarlo a mano nei locali in cui vi piacerebbe lavorare o che appunto stanno assumendo nuovo personale, dal momento che pochi bar e ristoranti assumono attraverso internet o dispongono di un sito web in cui inoltrare la candidatura. Nella maggioranza dei casi, al momento della consegna del curriculum vi verrà chiesto se avete esperienza o meno: non abbiate paura di essere onesti, non siete sicuramente i primi che provano a fare questo lavoro partendo da zero.

Fate presente a chi avete davanti che siete volenterosi di imparare e veloci nell’apprendere, e vedrete che lascerete nel vostro interlocutore una buonissima impressione. Ricordatevi che è lecito fare domande sul vostro ruolo o sull’attività del locale, e non tiratevi indietro quando si tratterà di parlare di voi. Infine, se vi trovate davanti un’occasione imperdibile, proponetevi di svolgere un turno di prova in una serata a scelta: d’altronde, il modo migliore per imparare è sempre quello di scendere in campo ed entrare in azione!

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Esempio di Inventario per Bar per Bilancio o per Vendita Locale https://aprireunbar.com/2020/01/08/esempio-di-inventario-per-bar-per-bilancio-o-per-vendita-locale/ https://aprireunbar.com/2020/01/08/esempio-di-inventario-per-bar-per-bilancio-o-per-vendita-locale/#respond Wed, 08 Jan 2020 15:44:12 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17401 […]]]> Come fare l’inventario di un bar? Importante saperlo, per esempio per chiudere il bilancio di fine anno e magari per calcolare gli stock di vendita e chiusura dell’attività. Vediamolo.
Per l'esempio di un inventario per bar la cella frigo è sempre da prendere in esame
Per l’esempio di un inventario per bar, la cella frigo è sempre da prendere in esame

Come in molte altre attività, anche un bar, un locale, un ristorante avrà un magazzino e quindi delle scorte (o rimanenze, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo vuoto) di magazzino. Queste scorte dovranno essere, salvo alcuni prodotti (grandi vini?) abbastanza fresche, e dovranno girare velocemente nel magazzino (rimanerci meno tempo possibile, in pratica dovremmo essere in grado di venderli poco dopo averli acquistati) in modo da non costituire una immobilizzazione, in pratica per non rischiare di avere per troppo tempo denaro fermo in magazzino, che abbiamo speso ma che non ci da reddito.

Quindi, anche per per valutare quanto denaro abbiamo “fermo” in magazzino, quest’ultimo dovrà essere tenuto sotto controllo, così periodicamente dovremo fare un inventario del bar, in modo da valutare quantità stoccate e investimento immobilizzato.

Ecco perché abbiamo deciso di dedicare questo post ad un esempio di inventario bar, per capire bene come svolgere questa importante fase gestionale. Entriamo in dettaglio, ma prima di capire come fare l’inventario di un bar, vediamo quando lo si deve fare.

QUANDO SI DEVE FARE L’INVENTARIO DI UN BAR?

Fare l’inventario in un bar è utile, e talvolta necessario sopratutto in alcuni momenti; di questi ne abbiamo identificato 3

  • Periodicamente, come controllo di magazzino, per verificare sia il corretto stoccaggio dei prodotti, sia eventuali ammanchi e incongruenze…
  • A fine anno, per mettere in bilancio un dato congruo e realistico sulle rimanenze di magazzino.
  • In caso di vendita del locale, in modo da conteggiare al compratore anche una adeguata remunerazione per i prodotti che gli lasciamo “in eredità”.

Il caso numero 1, quello dell’inventario periodico, è importante soprattutto se il nostro locale è abbastanza grande, ha personale e se ha una parte di cucina abbastanza importante (necessitando quindi di una lista degli ingredienti ben più lunga di quella di un comune bar). Questo inventario ci servirà per capire se non ci sono problemi; se per caso qualche mano lesta non ci fa sparire il prosciutto dal magazzino, ma anche se quest’ultimo viene tenuto in ordine, non sono presenti alimenti scaduti (potrebbe accadere ad una gestione “distratta”) se non ci sono muffe o ruggine su muri e scaffali e se il contesto  complessivo può ritenersi salubre. Tutte info che potrebbero esserci preziose in caso di visita della ASL..

Questo tipo di controllo è ancora più efficace se usiamo dei software gestionale per bar, che oltre a contabilità e parte fiscale, ci permetta di organizzare anche gli stock e i prodotti in magazzino; in questo caso l’inventario ci permetterà di vedere se i dati che ci da il software e i prodotti realmente presenti in magazzino coincidono, altrimenti sarà il caso di fare un po’ di controlli…

Nel secondo caso, come probabilmente molti di noi sanno, il bilancio redatto annualmente ha una riga che riporta, fra i ricavi, la voce “rimanenze di magazzino” oppure “rimanenze merci”. Molte volte il commercialista compila questo dato con una cifra media, corrispondente ad una percentuale più o meno esatta della spesa di acquisto dei prodotti. Poter usare un esempio di inventario per bar, essere in grado di seguirlo e dare al commercialista un dato corretto lo aiuterà sicuramente in questa fase; a rendere il nostro bilancio più veritiero e realistico. In questo caso, come in quello successivo, dovremo però dare alle nostre rimanenze anche un valore economico, per cui, se abbiamo in magazzino 4 bottiglie di “amaro tal dei tali” dovremmo sapere, magari verificando le fatture, il costo di ogni bottiglia e metterne in bilancio l’ammontare.

Terzo caso. Abbiamo detto molto volte come, quando si vende un locale, quello che il nostro acquirente compra sia soprattutto un avviamento, un fatturato, un giro d’affari. A questo cifra vale però la pena sommare, clausola abbastanza consueta nelle compravendite anche le rimanenze di magazzino, lo stock di prodotti che, come abbiamo detto  prima, lasciamo in eredità a chi acquista il locale. Il compratore ha però il diritto di rifiutare l’acquisto dei prodotti se pensa che non saranno utili alla sua attività. In questo caso dovremo provvedere a togliere i prodotti dal locale prima della data di subentro; magari poi potremo venderli in rete.

COME FARE L’INVENTARIO DEL BAR?

La base di partenza per fare l'inventario di un bar è contare le unità che abbiamo di ogni prodotto.
La base di partenza per fare l’inventario di un bar è contare le unità che abbiamo di ogni prodotto.

Fare l’inventario del locale vuol dire, fisicamente, mettersi in magazzino e scrivere quali prodotti abbiamo e quanti ne abbiamo.

In un locale potremmo avere molte aree dove stocchiamo prodotti. Sicuramente in magazzino, ma anche in frigo, nel banco frigo, nella cella frigo e nel congelatore. Aree di stoccaggio saranno però anche il cassetto o lo scaffale dove teniamo materiali di consumo non alimentari: i rotolini degli scontrini, i blocchetti delle comande, le tovagliette per il pranzo, i tovaglioli di carta etc… 

Primo passaggio sarà quindi dotarsi di un sistema di scrittura (carta e penna certo, ma anche un supporto elettronico, magari con Excel o con lo stesso gestionale che usiamo per il locale, e andare a vedere tutte le aree del locale dove stocchiamo prodotti e materiali “consumabili”. Da lì converrà tirar fuori tutto e cominciare a rimettere tutto a posto, contando le quantità di ciascun prodotto.

Come dicevamo prima, fare l’inventario del bar nel caso di prodotti alimentari potrà essere anche un’ottima occasione per aggiornare il nostro manuale di autocontrollo e per verificare se le nostre modalità di conservazione sono corrette.

A questo punto riporteremo accanto ad ogni prodotto il prezzo unitario (quindi il prezzo per bottiglia, per chilo, per pacco, per unità) prezzo che potremo desumere dalle fatture che abbiamo, da un database in cui riportiamo gli acquisti o semplicemente spulciando il listino del fornitore.

Adesso moltiplichiamo le quantità per il prezzo e potremo sommare le varie voci e avere il dato finale, l’ammontare del capitale immobilizzato in magazzino. E’ il momento di vedere un esempio.

ESEMPIO DI INVENTARIO BAR

Ormai avete capito come si fa un inventario per un locale, ma gli esempi chiariscono sempre i dubbi. Per rendere il tutto più chiaro abbiamo pensato di preparare piccole tabelle.

Cominciamo da quella inerente un classico bar caffetteria. Locale dove fare l’inventario non sarà cosa lunga, con pochi prodotti e molti non freschi, ad esempio potremmo avere:

PRODOTTOQUANTITÀ’ IN MAGAZZINOPREZZO PER UNITÀ’PREZZO COMPLESSIVO
Amaro Montenegro3 bottiglie13€39€
Amaro Averna2 bottiglie14€28€
Limoncello15 bottiglie7€105€
Caffè in chicchi pacco da chilo3 pacchi17€51€
Latte a lunga conservazione pacchi da litro12 pacchi1€12€
Caramelle10 confezioni8€80€


TOTALE315€

A proposito del latte. Non converrà segnare in inventario i quantitativi dei prodotti freschi a breve scadenza; la loro rotazione sarà giocoforza veloce. Si conteggeranno invece gli alimenti surgelati.

L’esempio di inventario di un ristorante potrebbe invece essere il seguente:

PRODOTTOQUANTITÀ’ IN MAGAZZINOPREZZO PER UNITÀ’PREZZO COMPLESSIVO
Farina4 chili1€4
prosciutto stagionato3,3kg18€59,40€
Vino bianco della casa (cartoni da 12 bottiglie)15 cartoni9€135€
merluzzo congelato2,7 chili14€37,80


TOTALE236,20€

Per i consumabili infine

PRODOTTOQUANTITÀ’ IN MAGAZZINOPREZZO PER UNITÀ’PREZZO COMPLESSIVO
Tovagliette (pacchi da 500)8 pacchi6€48€
Blocchetti per comande  (pacchi da 50)4 pacchi25€100€


TOTALE148€

A questo punto dovremo solo sommare le varie sezioni e voilà, l’inventario sarà fatto. 

C’è da dire infine che a volte un inventario può riservarci sorprese, e dirci che abbiamo in magazzino prodotti ordinati per sbaglio e magari dimenticati (o magari ordinati e dimenticati dalla gestione precedente…). Riguardo a questo ricordo la curiosa storia di un neo gestore che si trovò in magazzino diverse casse di crema di banana, prodotto quasi dimenticato nei cocktail moderni… Tutto buttato? Assolutamente no! Il nostro eroe cominciò a sperimentare fino a creare un cocktail di grande successo, naturalmente con la crema di banana!

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Aprire un Locale in America: Tutti i Visti e i Permessi https://aprireunbar.com/2020/01/07/aprire-un-locale-in-america-tutti-i-visti-e-i-permessi/ https://aprireunbar.com/2020/01/07/aprire-un-locale-in-america-tutti-i-visti-e-i-permessi/#respond Tue, 07 Jan 2020 07:02:07 +0000 https://aprireunbar.com/?p=17364 […]]]> Aprire un locale in America, negli Stati Uniti, vuol dire accedere ad un mercato vasto e dinamico, ma c’è una burocrazia ben precisa, vediamola.
Aprire un bar italiano, un locale in America? Sicuramente un progetto di vita, prima che di affari

Quella di aprire un’attività, un bar italiano o un locale in America è un’opportunità interessante e affascinante, specialmente nel settore della ristorazione e a livello più generale nel food&beverage. Negli ultimi cento anni, gli Stati Uniti hanno continuato a incorporare i più diversi stili e generi culinari, arrivando ad essere il paese con il più alto tasso di concentrazione di ristoranti etnici e di specialità tipiche. Gli USA sono uno di quei paesi dove la cucina italiana non passa mai di moda ed è anzi un classico senza tempo, e negli ultimi quindici anni anche la cultura del bar e della caffetteria (spesso di alto livello) ha visto un notevole incremento di popolarità tra la popolazione. 

Gli Stati Uniti mostrano peraltro, anche adesso, una congiunzione economica positiva e relativamente desiderabile per chiunque voglia decidere di mettersi in proprio e aprire un’attività come imprenditore, ciononostante aprire un locale in America vuol dire sottoporsi a tutta una serie di attività burocratiche, istituzionali e fiscali che devono essere svolte per ottenere i permessi necessari a lavorare sul suolo americano ed essere perfettamente in linea con la legge. 

COME APRIRE UN’ATTIVITÀ NEGLI STATI UNITI 

Premettiamo che le procedure che regolamentano l’apertura di un locale commerciale in America non sono molto complicate, e nella maggior parte dei casi sono veloci e poco costose. Vediamo quali sono i punti principali da seguire per aprire un’attività negli USA: 

Richiedere l’apposito visto lavorativo E-2

Nel caso in cui si intenda trasferirsi in America per aprire un locale e lavorare (che si tratti di un bar, un ristorante o una caffetteria), la prima cosa da fare è ottenere l’apposito visto lavorativo, che nel caso di attività rivolte al food&beverage è quasi sempre il visto E-2, temporaneo e non permanente. Vi è anche la possibilità di richiedere il visto EB-5, destinato ai grossi investitori, e quello L-1, che è indicato nel caso si sia stati assunti come manager di un ristorante. La scelta del visto non è immediata ed è necessario consultare il consolato o l’Ambasciata USA in Italia per essere sicuri di quale iter seguire.

Al momento della richiesta del visto E-2 occorre specificare che tipo di investimento si vuole compiere a livello commerciale, e tale investimento deve essere ritenuto “substantial”, ovvero idoneo a far presumere la buona riuscita del progetto. Non è stabilita una soglia minima di investimento, ma è molto improbabile che venga accolta una domanda di visto se l’investimento risulta inferiore agli $80,000 / $100,000. 

In aggiunta, possono beneficiare del visto E-2 sia gli investitori del locale sia i loro dipendenti, purchè abbiano la stessa nazionalità dell’investitore e ricoprano posizioni di tipo manageriale o specialistico. Il visto E-2 ha una durata iniziale di 5 anni, ma può essere rinnovato senza limitazioni purché continuino a sussistere le condizioni iniziali.

Come creare una società americana per aprire un locale negli USA

Una volta ottenuto il visto lavorativo E-2, il primo presupposto per aprire un’attività è creare una società commerciale di diritto americano, essenziale per poter stipulare tutti quei contratti commerciali finalizzati all’apertura del locale, come il contratto di affitto (commercial lease agreement) e le varie polizze assicurative. 

Secondo la legge americana, chiunque ha il diritto di aprire un’attività in suolo americano, a prescindere dal possesso della cittadinanza o meno. In alcuni Stati, ad esempio in Nevada, la procedura è ancora più semplice, visto che dopo un solo anno dall’apertura dell’attività è possibile richiedere e ottenere la cittadinanza. 

Al momento di creare una società, è indispensabile ai fine legali scegliere il nome e la struttura legale di cui vogliamo dotarci. La forma societaria più indicata per aprire un’attività improntata sul food&beverage è la LLC (Limited Liability Company), che equivale alla nostra società a responsabilità limitata. Per aprire una LLC è sufficiente aver scelto il nome legale dell’attività, ovvero quello del proprietario o degli eventuali soci, dopodiché è necessario ottenere l’EIN, il codice identificativo che si ottiene dal fisco americano. 

Ottenere l’EIN e il Sales Tax Certificate 

Una volta gettate le basi per costituzione della propria società, i primi due step burocratici da tenere presenti riguardano il profilo fiscale e sono: 

  • Employer Identification Number (EIN). Paragonabile alla partita IVA italiana, l’EIN consente alle autorità fiscali di riconoscere un’attività come soggetto contribuente. Per richiedere il numero EIN è sufficiente farne richiesta all’IRS (Internal Revenue Service) e compilare la modulistica necessaria.
  • Sales Tax Certificate. Si tratta dell’autorizzazione ad esigere la Sales Tax dai propri clienti al momento in cui si viene pagati per il servizio reso: similmente all’IVA italiana,  la Sales Tax si applica su certi tipi di transazione e deve essere versata allo Stato con cadenza quadrimestrale.

Scegliere il nome del locale negli Stati Uniti

Per quanto riguarda la scelta del nome del proprio bar negli USA, è importante assicurarsi che il nome che si ha intenzione di usare non sia già usato da altre aziende. Per esserne sicuri,è possibile fare una ricerca online digitando la parola GreenBook, consultare il database del Patent and Trademark Office (l’ufficio brevetti americano) o, in alternativa, recarsi presso l’apposito ufficio della città in cui si intende lavorare. Accertato che un determinato marchio è libero, si può procedere con la registrazione presso l’ufficio brevetti. 

TUTTI I PERMESSI NECESSARI AD APRIRE UN LOCALE NEGLI USA 

Un “dine” il più tipico locale da aprire in America, concetto però ben poco Italiano….

Una volta sostenuto tutto l’iter burocratico richiesto a chiunque desideri aprire la propria attività, prima di poter aprire il proprio locale e dare inizio agli affari è essenziale presentare domanda per ottenere tutti quei permessi e licenze necessari per gestire un locale orientato al food&beverage, che si tratti di un semplice bar, un’osteria tipica o una catena di ristoranti. Mentre alcune licenze sono obbligatorie per tutte le attività, altre dipendono dalla struttura e dal tipo di servizi che vengono forniti. Ecco tutti i permessi o licenze previsti dalla legge americana: 

  • Licenza Commerciale. Necessaria per avviare un qualsiasi tipo di business su suolo americano, la licenza commerciale prevede che venga pagata una percentuale sulle vendite totali o una quota annuale. Il costo della registrazione è di circa $50, mentre quello della licenza varia tra i $25 e i $7.000, a seconda del tipo di attività.
  • Certificate of Occupancy. Rilasciato dalle autorità competenti, è un certificato che attesta il buono stato dei locali e dell’edificio in cui si è deciso di aprire la propria attività. Varia da Stato a Stato, l’iter della procedura è gestito dal governo locale, ma il costo da sostenere è uniformato e si aggira sui $100.
  • Building Health Permit. Permesso sanitario, erogato dal dipartimento della città o della contea al momento della richiesta della licenza commerciale. Dopo il rilascio del certificato, il locale verrà ispezionato a livello periodico per verificare il rispetto degli standard igienico-sanitari. Sebbene non tutti gli Stati degli USA richiedano questo permesso, il costo può variare tra i $ 50 e i $ 1000.
  • Employee Health Permit. Permesso previsto per i dipendenti di un bar o ristorante, che per ottenerlo devono seguire un corso specifico approvato dallo Stato a cui si fa riferimento. Il costo varia tra i $ 100 e i $ 500.
  • Food Service Establishment Permit. Rilasciato dal Department of Health (DoH), è il certificato essenziale per chi voglia esercitare l’attività di ristorazione, e stabilisce una serie di requisiti da osservare affinché la somministrazione di cibo al pubblico avvenga nel rispetto delle regole igieniche previste. Il DoH richiede anche che all’interno del ristorante sia sempre presente un dipendente in possesso del Food Protection Certificate, una certificazione attestante che l’individuo in questione ha frequentato il corso specifico in materia di food safety.
  • Sidewalk Café Permit. Permesso da richiedere nel caso in cui si voglia servire cibo all’esterno del locale, ad esempio in una veranda o sistemando qualche tavolino sul marciapiede davanti all’edificio. La domanda deve essere presentata al Department of Consumer Affairs e prevede la consegna delle planimetrie del locale e dello spazio esterno che si ha intenzione di utilizzare.
  • Sign Permit. Autorizzazione prevista per l’installazione di un’insegna fuori dal locale, per il cui ottenimento vengono valutate dimensione, posizionamento e illuminazione. Il costo può variare dai $20 ai $50.
  • Music License. Licenza necessaria alla riproduzione di musica nel proprio locale. Per ottenerla occorre fare domanda (anche online) all’ASCAP o alla BMI, società americane con ruolo analogo all’italiana SIAE. Le tariffe dipendono dal tipo di musica che si vuole riprodurre (live o registrata), dalla scelta di riprodurre solo audio oppure audio e video, e dal numero di giorni a settimana di riproduzione. 
  • Liquor License. Licenza obbligatoria per la somministrazione di bevande alcoliche. Alcuni Stati prevedono addirittura due licenze diverse, una per i superalcolici e una per vino e birra. Dal momento che le tempistiche di richiesta/ottenimento possono durare anche mesi, è consigliabile inoltrare il proprio modulo di domanda il prima possibile, e non quando il locale è già pronto per l’apertura al pubblico. 
  • Valet Parking Permit. Permesso relativo a posizionamento, quantità e dimensione dei cassonetti dell’immondizia, da richiedere nel caso in cui fossero posizionati fuori dall’edificio del locale (ad esempio sul retro).

QUALCHE CONSIGLIO PRATICO IN PIÙ PER APRIRE UN BAR NEGLI USA

Intelligentsia, una strepitosa catena di caffetterie specialty americane.

L’iter legale, commerciale e burocratico da seguire per aprire un locale negli Stati Uniti non è tra i più semplici o veloci, principalmente a causa di tutta la sequela di permessi e licenze che devono essere richiesti e ottenuti per poter avviare il business senza correre il rischio di incorrere in multe, sanzioni o penalità. 

Tuttavia, una volta intrapresi i primi step, gran parte delle operazioni saranno automatiche e di facile approccio: gli Stati Uniti possono infatti contare su un livello di efficienza burocratica molto alto, dato dal fatto che è il singolo Stato di riferimento (quello in cui si è deciso di investire con la propria attività) ad occuparsi individualmente della questione. 

Avviare un locale nell’ambito food&beverage in un paese straniero, specie se vasto come l’America, richiede comunque un’attenta analisi dei costi/benefici e delle reali opportunità di successo dell’attività. 

Come sempre suggeriamo a chi è interessato ad aprire un bar o un ristorante all’estero, il nostro primo consiglio è quello di fare una ricerca su internet sostanziosa e prepararsi a visitare il posto (magari con la scusa di una vacanza) in modo da poter fare un sopralluogo preliminare e valutare elementi quali possibile clientela, attività concorrenti, possibilità di investimento, costi e riscontri attesi. In America più che in altre parti del mondo, la scelta dello Stato e della città in cui aprire il proprio locale avrà delle conseguenze molto importanti, dal momento che Stati diversi offrono benefit, opportunità e iter burocratici diversi.  

Dopo tanti elementi burocratici poi, potete leggere una esperienza vera, scritta da chi ha davvero aperto un locale in America, la trovate su questa pagina.

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