Aprire Un Bar https://aprireunbar.com Come aprire un bar o un locale: informazioni, suggerimenti e segreti per diventare un gestore di successo! Fri, 21 Jun 2019 09:34:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.3 Come Avere il Sab Senza Corso per Aprire un Locale https://aprireunbar.com/2019/06/20/come-avere-il-sab-senza-corso-per-aprire-un-locale/ https://aprireunbar.com/2019/06/20/come-avere-il-sab-senza-corso-per-aprire-un-locale/#comments Thu, 20 Jun 2019 17:10:44 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16938 […]]]> Titoli di studio, esperienze di lavoro e presenza di un preposto possono permetterci un risparmio in tempo e soldi. Ecco la guida a come avere il SAB senza corso a cui partecipare.
Come si acquisisce il rec? Con un corso, ma non solo…

Fra i primi passaggi per l’apertura di un locale ci sarà la compilazione della SCIA. Come abbiamo imparato nei post che abbiamo dedicato a questo documento, esso avrà diverse sezioni dedicate al locale, ma ne avrà anche due due dedicate a noi stessi. Ci chiederà se saremo in possesso dei requisiti morali (sì) e professionali. Questi ultimi spesso coincidono con il corso SAB, e oggi vedremo proprio come avere il sab senza corso, saltando quindi una parte faticosa e costosa. Ma cominciamo dall’inizio.

I REQUISITI MORALI

Cominciamo dall’aspetto curioso della richiesta, dai requisiti morali…. si, può sembrare strano, o può sembrare naturale, ma la legge prevede che per alcuni “problemi con la legge” si possa essere inibiti dall’aprire locali.

La lista dei “crimini” per cui non si può aprire un locale varia dall’essere stati giudicati colpevoli di frode in commercio, di delitto non colposo, di frode alimentare e di reati contro l’igiene e la moralità pubblica, ma sorvoliamo questo argomento che non è tema del nostro post di oggi.

Basti sapere che questi reati precluderanno l’apertura di una attività fino a cinque anni dopo l’aver scontato la pena.

Più tangibile per tutti noi è invece l’altra tipologia di requisiti richiesti: quelli professionali. Andiamo a conoscerli meglio e vediamo cosa ci serve per aprire un attività.

I REQUISITI PROFESSIONALI E FREQUENTARE IL CORSO SAB

Come abbiamo già intitolato anni fa: c’era una volta il REC. Questo sistema, istituito nel 1971 e abolito 2006, veniva di solito identificato nel corso obbligatorio REC, ma in realtà non era, almeno come sigla, ne corso ne esame, era invece un registro, un albo professionale, il Registro Esercenti al Commercio.

All’abolizione dell’albo, lo Stato ha comunque voluto mantenere una forma di preparazione obbligatoria, un corso di somministrazione di bevande e alimenti per aprire un bar.

Se lo Stato ha abolito solo in parte il concetto del REC, questa confusione viene alimentata anche da strutture che propongono corsi di somministrazione alimenti e bevande come corsi ex REC, tanto che sono molti i lettori che ci scrivono sul come avere il rec senza corso!

I corsi REC si chiamano adesso ufficialmente corsi SAB (Somministrazione Alimenti e Bevande). Questi corsi hanno una durata variabile da 100 a 140 ore a seconda della regione, e costi variabili da 500 a 800€. Una durata importante e un costo importante, che in una fase complessa come quella dell’apertura di un locale possono pesare su giornate e tasche. Tutto questo ci riporta alla domanda iniziale:

COME AVERE IL SAB SENZA CORSO?

Il rec si può prestare? Si, con un preposto che ci accompagna nell'apertura del nostro bar.
Il rec si può prestare? Si, con un preposto che ci accompagna nell’apertura del nostro bar.

E, per dirla come altre strutture: come si acquisisce il rec senza fare il corso?

Si può fare con i seguenti requisiti, e le scappatoie sono diverse!

CON LO STUDIO

La legge ci dice che l’essere in possesso di alcuni titoli di studio ci dispensa dal corso sab. In generale, l’avere un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, oppure di altri istituti a indirizzo professionale, purché nel programma di studio vi siano anche materie relative al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.
Per esempio.

  • laurea in biologia, medicina e veterinaria
  • laurea in scienze dell’alimentazione
  • laurea in farmacia o in chimica
  • laurea in agraria
  • laurea breve o specialistica inerente alla trasformazione dei prodotti alimentari o alla ristorazione
  • diplomi di maturità e diplomi triennali di istruzione professionale (sopratutto la scuola alberghiera)

Nel caso abbiamo alcuno di questi titoli di studio dovremo certificarlo accludendo alla SCIA copia del diploma o del titolo di studio.

CON IL LAVORO

Un altro modo per avere il sab senza fare il corso è aver lavorato nel campo. Nello specifico la legge chiede che si sia lavorato per almeno due anni, anche non continuativi, nel cinque anni precedenti, presso imprese che svolgono l’attività nel settore alimenare o nel settore della somministrazione di alimenti e bevande “in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale”.

Come faccio quindi a sapere se ho il rec acquisito con il lavoro? Facendo il calcolo delle buste paga o richiedendo la nostra posizione all’INPS. Per autocertificarlo sarà necessario allegare alla SCIA buste paga o copie di versamenti INPS.

AVENDO IL VECCHIO REC

A proposito, il REC è per sempre, e se qualcuno avesse già ottenuto il vecchio REC non ha bisogno di fare il corso SAB

QUANDO QUALCUNO HA I REQUISITI AL POSTO NOSTRO… IL PREPOSTO

E qui arriviamo ad un punto importante. Per la legge possiamo anche non avere i requisiti professionali, basta che li abbia qualcun’altro, qualcuno che dichiara di essere pronto a supportarci nel nostro percorso professionale. Insomma qualcuno che può prestare il rec. Il suo.

Questo qualcuno può essere anche il signor Nessuno, una persona che non ha alcuna relazione, ne di parentela ne altro, con noi, una persona che è in possesso di uno dei titoli di cui abbiamo prima detto e che, di fatto, non avrà alcuna responsabilità ne obbligo di presenza nel locale e nella sua gestione.

 Come avere il sab senza corso? Con un preposto per esempio. Ecco alcuni annunci di figure che si propongono per questo.
Come avere il sab senza corso? Con un preposto per esempio. Ecco alcuni annunci di figure che si propongono per questo.

Addirittura sono spesso i proprietari dei locali in vendita ad offrirsi come preposti pur di mollare il locale. In alcuni casi chiedono una ricompensa finanziaria per questo ruolo, ma è bene precisare che, se sì, sarà un puro accordo privato, la legge non lo prevede.

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La domanda su come avere il sab senza corso ha quindi un ventaglio di risposte a cui possiamo far riferimento. C’è da dire che se noi non abbiamo mai lavorato in questo campo potrebbe non essere male fare la strada giusta per il percorso su come si acquisisce il rec: fare un corso sab (o ex REC) non ci farà male…

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I documenti per Aprire un Bar: la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) https://aprireunbar.com/2019/05/15/i-documenti-per-aprire-un-bar-la-segnalazione-certificata-di-inizio-attivita-scia/ https://aprireunbar.com/2019/05/15/i-documenti-per-aprire-un-bar-la-segnalazione-certificata-di-inizio-attivita-scia/#comments Wed, 15 May 2019 06:10:11 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16858 […]]]> Oltre ai requisiti per l’apertura di bar di carattere personale, fra i documenti richiesti anche nel 2019 c’è la SCIA, vediamo come funziona.

Abbiamo visto in post precedenti che fra i vari requisiti per l’apertura bar alcuni sono di carattere personale: stiamo parlando dei cosiddetti requisiti morali e professionali. Potete trovare in questo post una completa analisi di questo tipo di requisiti per l’apertura di locali.

Fra i requisiti per apertura locale nel 2019 anche la compilazione della SCIA…

Andando a parlare dei requisiti che deve avere il locale stesso dobbiamo dire che con la fine delle licenze e anche nel 2019 il passo fondamentale è quello della presentazione della domanda di Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) per attività di somministrazione di alimenti e bevande. Con questa legge (ex art. 19 L. n. 241/90 s.m.i. e regolamenti locali) il titolare o legale rappresentante della società in possesso dei requisiti soggettivi (i requisiti personali) per lo svolgimento dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande dichiara sotto la propria responsabilità, fra l’altro, che i locali possiedono i requisiti di legge in materia:

  1. igienico Sanitaria
  2. prevenzione incendi
  3. edilizia e urbanistica
  4. polizia urbana e igiene pubblica
  5. impatto acustico
  6. emissioni in atmosfera
  7. impiantistica

e di aver presentato D.I.A. per settore alimentare.

Alcune di queste dichiarazioni necessitano di attestazioni, asseverazioni ed elaborati tecnici redatti da un tecnico abilitato altre invece di certificazioni e/o autorizzazioni di enti pubblici oltre dichiarazioni e certificati di conformità.

Soffermandoci solo su uno di queste categorie dei documenti per scia commerciale da presentare, quella inerente gli aspetti edilizi urbanistici, il tecnico abilitato, dopo le necessarie verifiche presso gli uffici competenti e sopralluoghi, assevera sull’immobile:

  • la sua destinazione d’uso,
  • la regolarità della sua realizzazione in conformità alla concessione edilizia o permesso di costruire oppure la sua regolarizzazione d’uso in virtù di concessione edilizia in sanatoria (o la presentazione di regolare istanza ad oggi non definita),
  • l’avvenuto rilasciato del certificato d’abitabilità o agibilità anche parziale (ovvero domanda di rilascio dello stesso corredata di tutta la documentazione necessaria),
  • la conformità dello stato dei luoghi, e l’attuale destinazione d’uso, al
  • titolo edilizio indicato;
  • il non contrasto dell’attività con il regolamento edilizio vigente,
  • che l’attività non reca pregiudizio alla staticità dell’immobile.

Nel prossimo post verranno approfonditi alcuni aspetti qui accennati.

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6 Consigli per Aprire un Bar Senza Soldi https://aprireunbar.com/2019/05/03/6-consigli-per-aprire-un-bar-senza-soldi/ https://aprireunbar.com/2019/05/03/6-consigli-per-aprire-un-bar-senza-soldi/#respond Fri, 03 May 2019 10:27:47 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16845 […]]]>

“Voglio aprire un bar e non ho i soldi” è una tragedia? Non sempre, vediamo i suggerimenti su come si può avviare un business senza avere soldi…

Come si apre un bar senza avere soldi? Vediamo i migliori consigli!

Il nostro progetto è aprire un bar, un locale; però, facendo due conti, ci rendiamo conto che i nostri fondi, i soldi che abbiamo da parte non basteranno per finanziare il progetto. Niente di strano, da che mondo è mondo gli imprenditori (e chi apre un bar è un imprenditore) hanno a che fare con prestiti, presentazioni di business plan, ricerca di bandi d’investimento, colloqui con direttori di banca, cambializazioni, ricerca di finanziamenti eccetera. Insomma: se la domanda è come trovare soldi per aprire un bar consoliamoci, chiunque fa business di solito ha bisogno di soldi, sia perché non li ha, sia perché (almeno in parte) non vuole lavorare con i propri capitali. Quindi cerca soldi per finanziare le proprie idee.

Idee appunto, perché siccome siamo a fare business e non a smuovere buon cuore, se vogliamo farci dare soldi dovremo mettere sul piatto qualcosa di appetibile: capacità di business, ottime idee appunto (di idee soltanto buone ce ne sono già anche troppe) e ottima capacità comunicativa. Ne abbiamo? Se sì, è il momento di cominciare a vedere come aprire un bar senza soldi (e su come usare al meglio i soldi che ci faremo dare)…

1) Aprire un bar con finanziamenti per giovani e bandi pubblici


Pare strano, ma lo Stato, le regioni e perfino la Comunità Europea (oltre ad altri enti) riversano parte delle tasse che paghiamo sul territorio e sul supporto alle imprese. Per trovare soldi per aprire un bar con i bandi pubblici cominciamo con il dire che periodicamente escono bandi di finanziamento dedicati a varie categorie di persone, a vari contesti e vari progetti. Per esempio, andando a frugare su portali come Contributiregione.it potremmo trovare un bando di finanziamento (è solo un esempio! Non cercate questo bando) per giovani sotto i 28 anni della regione Basilicata, in cui vengono messi a disposizione 40.000€ per i costi di ristrutturazione e arredamento di una attività legata alla ospitalità e incentrata sui prodotti del territorio.
Per aprire un bar con finanziamenti agevolati dovremo quindi frugare fra i vari bandi fino a trovare quello che al caso nostro, in certi casi perfino modificando il nostro progetto per rientrare nei parametri richiesti dal bando. Attenti anche alle date di scadenza dei bandi, cercando magari agevolazioni per aprire un bar 2019.

In caso che il nostro progetto rientri più o meno nei parametri richiesti dovremo fare domanda di finanziamento, di solito corredandola di Business plan (scopri qui come scrivere un business plan per bar, anche in PDF) a quel punto avremo risposta affermativa o negativa in tempi abbastanza brevi (leggi un mese o due) e, se la risposta sarà positiva, verremo affiancati da un tutor, che ci seguirà nel percorso di istruzione della pratica. Spesso un titolo di vantaggio è la giovane età, che spesso viene premiata in questi bandi, e una buona chiave di ricerca potrebbe quindi diventare aprire un bar finanziamenti per giovani 2019.

I finanziamenti veri e propri arriveranno poi dopo diverso tempo (anche un anno) e comunque solo dopo che avremmo ottemperato ad alcuni passaggi (per esempio creazione della partita IVA aziendale. E nel frattempo? Mentre aspetto i soldi del fondo agevolato? Quello che di solito perfino i tutor consigliano di fare e di trovare i soldi per aprire un bar chiedendo in banca; a quel punto infatti saremo forti del progetto approvato dal fondo di finanziamento, e la banca sarà più disponibile a prestarci soldi, che gli restituiremo una volta avuto il finanziamento.

2) Aprire un bar con i Confidi

Quanti soldi ci vogliono per aprire un bar? Dipende, è chiaro, da dimensioni e progetto, e dalle nostre idee…


Gli enti di garanzia o Confidi, cioè consorzi di fiducia, sono enti, di solito posti all’interno di strutture di sindacato come Confesercenti, Confcommercio e associazioni artigiane che svolgono una funzione di ponte, di intermediazione tra le imprese e le banche.
Diciamo che mentre le banche decidono di finanziare un progetto o meno su modelli di rating soprattutto statistico e basato sulla persona che richiede il finanziamento (quindi per avere accesso ad un finanziamento dovremmo dare garanzie e rientrare in un “normotipo” finanziabile) i Confidi lavorano su parametri di conoscenza più diretta dell’impresa, diciamo che finanziano, un pochino di più, l’idea e la sua realizzabilità.

L’iter per aprire un locale con un finanziamento tramite Confidi parte dal presentare un business plan ad uno di questi enti (mentre parliamo risultano operanti circa 400 uffici Confidi in Italia). A quel punto il Confidi, se lo ritiene opportuno, garantirà il progetto ad una banca di riferimento, per una percentuale che può variare dal 5 al 100%. In alcuni casi per questo servizio pagheremo a Confidi una certa cifra fissa, e più spesso pagheremo invece una percentuale.
Per trovare i confidi in Italia vi consigliamo di spulciare la rete, alcuni potrebbero operare meglio nella vostra regione.

3) Aprire un bar con finanziamenti da crowdfunding

Voglio aprire un bar e non ho i soldi? Niente di male, chiediamoli alla folla, questo significa, in inglese, crowdfunding. Nome inglese e concetto molto inglese, ma con diversi esempi di successo perfino qui da noi.
Partiamo con il dire che per aprire un locale con il crowdfunding dovremo convincere a finanziarci coloro che (speriamo) diventeranno i nostri clienti, perché saranno anche i nostri finanziatori. Nostro importante lavoro sarà convincerli a regalarci/prestarci piccole cifre che moltiplicate per una folla di finanziatori ci permetteranno di dare una base monetaria forte al nostro progetto.
I passaggi da seguire saranno i seguenti:

  • Pensiamo bene la nostra idea, il nostro concept, che sia chiaro, forte con una identità, un marchio e dei valori di mercato ben forti.
  • Progettiamo una strategia di comunicazione, dovremo raccontare bene il progetto, perchè sia credibile, appetibile e riconoscibile. Come canali comunicativi potremo usare piattaforme di crowdfunding come Eppela.com, Finanziamiiltuofuturo.it e così via, oppure semplici pagine social, arricchite con video, foto e descrizioni concise e intriganti del nostro progetto, e di come il nostro progetto farà bene ai nostri finanziatori.

Appunto, ma come il nostro progetto farà bene ai finanziatori? il mondo del crowdfunding distingue, in questo, due categorie distinte:

  • Il Civic crowdfunding da soldi a interventi sociali e di interesse generale; in pratica con questo modello ci poniamo di far bene all’investitore portando avanti un progetto che migliorerà la vita delle persone (potrebbe essere un family Bar in una zona in cui non ci sono spazi per i bambini)…
  • L’Equity crowdfunding invece si proporrà come una vera e propria società per azioni, quindi chi ci presta soldi diverrà un vero e proprio azionista che avrà diritto ad una parte degli utili. Quest’ultimo modello è di solito legato alle imprese focalizzate sulla tecnologia, ma il modello della birreria inglese Brewdog, che con il crowdfunding ha raccolto oltre 60 milioni di Euro e aperto più di 40 punti ha fatto scuola.

4) Aprire un bar con i soldi della torrefazione

Come aprire un bar con i soldi della azienda di caffè?

Un’altra forma classica di finanziamento per i locali, anzi, forse la più classica quando si parla di bar, è quella che passa per le aziende partner, le aziende fornitrici del locale stesso. Stiamo parlando soprattutto delle aziende di caffè, le torrefazioni, ma anche, in alcuni casi, delle aziende della birra se cerchiamo finanziamenti per aprire un pub o un locale serale, e persino aziende di gelati, se l’idea è aprire un chiosco sulla spiaggia.

Per capire come funzionano i finanziamenti tramite le torrefazioni cominciamo con il dire che queste ultime stabiliscono di solito un prezzo “con e senza macchinari” in pratica un prezzo comprendente anche una quota (mediamente 4 o 5€) che andrà ad ammortizzare, in un certo arco di tempo, gli investimenti che la torrefazione farà in attrezzature o in capitali per il bar.
A quel punto il barista, se decide di avere i macchinari dalla torrefazione (ma a volte l’opzione non gli viene nemmeno presentata) acquisterà il caffè con il prezzo comprendente il costo delle attrezzature; in pratica è come se avesse un “prestito” iniziale per comprare le macchine, prestito che poi restituirà un po’ alla volta sul prezzo del caffè.
Con questo meccanismo il barista difficilmente avrà più di qualche migliaio di euro, ma c’è da dire che alcune torrefazioni agiscono come vere e proprie “centrali di finanziamento “ con tanto di cambializzazioni. Se siete a caccia di questo tipo di finanziamento andate semplicemente a parlare con le torrefazioni della vostra zona, vi accoglieranno, nella maggior parte dei casi, a braccia aperte.

5) Aprire un bar con business angels e calciatori

Voglio aprire un bar e non ho soldi? Chiediamo ai calciatori…

Abbiamo spesso detto che un bar, un locale può essere un “allargamento dell’anima” dove noi mettiamo la nostra passione, le nostre passioni (al plurale) il nostro gusto, le nostre specialità, la nostra musica, la nostra arte, insomma, sarà un po’ come se invitassimo i clienti a casa nostra.
Beh, forse anche Cristiano Ronaldo vuole “allargare la sua anima” mettendola in un locale, ma certamente non ha né tempo né voglia per gestire il locale: ecco quindi che noi potremmo aprire un bar senza soldi nostri usando quelli del calciatore, dell’attore, del dentista o del personaggio danaroso, che diventerà il nostro “socio di capitale”. Il locale probabilmente parlerà “anche della sua anima, ma noi godremo, con la clientela, dei suoi amici e della sua popolarità.

Detto così sembra un po’ ridicolo (che, Cristiano Ronaldo finanzia me?) ma se indagate un po’ vi renderete conto di quanti personaggi più o meno famosi sono proprietari anche di locali che non gestiscono direttamente, da di cui sono soci…

Si bello, ma io di calciatori e di personaggi ricchi non ne conosco, a chi propongo la mia bella idea? Le figure dei soci di capitale sono anche istituzionalizzate, e vengo definite business angels, gli angeli del business, pronti a sovvenzionare le idee davvero buone! Esistono diverse associazioni di business angels, anche in questo caso consigliamo di frugare la rete e proporre la propria idea…

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6) Adattare l’idea ai soldi che abbiamo!

Sì, capiamo bene che è un “non consiglio” ma, nella nostra esperienza, è il consiglio più prezioso quello più sicuro e che fa più affidamento su noi stessi.

Sicuramente abbiamo in mente il nostro locale ideale con uno stile, un’immagine, una eleganza che sentiamo nostra. Bene, partiamo da questa immagine, da questa sensazione che vogliamo dare e pensiamo a come possiamo ottenerla, a come possiamo renderla ai nostri clienti con i costi più bassi.

  • Le vetrine del food ad esempio potrebbero essere più piccole, asportabili, o magari comprate di seconda mano e poi risistemate (magari aggiungeranno un’aria “d’epoca”)
  • Il colore che vogliamo per il nostro bar potrebbe non essere dato dal legno massello del bancone, ma da pellicole che possiamo applicare su di esso (danno risultati favolosi!)
  • Le superpoltrone che immaginiamo potrebbero non essere in superpelle, ma rivestite con le balle di caffè (attenti, spelano un po’…) oppure potremmo avere una sedia diversa d’altra, trovate ai mercatini dell’usato…
  • Le attrezzature come forni, frigo eccetera potrebbero arrivare da qualche asta giudiziaria, o da siti di seconda mano, basta un po’ di attenzione e si fanno buoni affari…

Insomma, raramente in un locale è l’immagine a fare la vera differenza, a farla saranno qualità, simpatia, passione e cura del cliente. I soldi non fanno mai, e dico mai, la differenza!

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Nuovo Corso di Barman Avanzato Full Immersion a Firenze https://aprireunbar.com/2019/04/09/nuovo-corso-di-barman-avanzato-full-immersion-a-firenze%ef%bb%bf/ https://aprireunbar.com/2019/04/09/nuovo-corso-di-barman-avanzato-full-immersion-a-firenze%ef%bb%bf/#respond Tue, 09 Apr 2019 11:58:00 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16747 […]]]> La nostra scuola, la Espresso Academy non si ferma mai e lancia il nuovo corso riconosciuto di bartender, fra barman acrobatico e mixology!

Per chi vuole aprire un bar, e lavorare nel mondo del bancone, una forte competenza sui cocktails, il saperli fare bene è molto importante, almeno per due ragioni:
1 – Il mondo dei cocktail è diventato, con l’aperitivo, sempre più importante anche per il bar di quartiere.
2 – Il cliente, quando chiede un cocktail, trova divertente anche l’essere affascinato da tecniche innovative e spettacolari; costituiranno una parte importante dell’esperienza!

Per questo, per costruire la nostra professionalità, può essere importante prendere parte a corsi di barman e cocktail.

Ben conscia di questo, la nostra scuola partner, la Espresso Academy di Firenze, ha da anni creato un corso barman base full immersion, che in un solo intensissimo giorno riunisce tutti gli elementi necessari a chi vuol cominciare a lavorare nel mondo della miscelazione.

  • La conoscenza del giusto bicchiere per ogni cocktail
  • La conoscenza e l’utilizzo dei vari strumenti di lavoro: il boston, lo shaker, il mixing glass eccetera…
  • La tecnica di versaggio, saper versare le quantità giuste in modo divertente e affascinando il cliente
  • La preparazione dei cocktail più richiesti dai clienti
  • La costruzione del buffet.

Questo programma di base può andare benissimo al piccolo bar di quartiere, o per chi sta cominciando, ma per chi vuole davvero costruirsi un futuro nel mondo del bartender può essere necessario ampliare e perfezionare la propria competenza con un corso avanzato, magari da unire al corso base, per una tre giorni pienissima di informazioni e di pratica!

Tre giorni, perchè in Espresso Academy sono riusciti a strutturare il programma del corso di bartender avanzato in soli due giorni, ma due giorni davvero ricchissimi, per capirlo vediamo infatti i vari capitoli del programma.

Corso sui tipi di ghiaccio per cocktail

Cubetti, ghiaccio spezzettato, crushed e pilee, chunk, sfera… il ghiaccio può avere forme molto differenti, adatte a vari cocktail e perfino a diversi momenti di preparazione e servizio dei cocktails; durante il corso esploriamo tutti i vari tipi di ghiaccio.

Il corso di flair bartender

Una sezione del corso full immersion a Firenze è dedicata al flair, al barman acrobatico, con un’approccio ai movimenti di base, movimenti che tutti possono imparare, e che daranno destrezza e eleganza al servizio.

Il corso di abbinamento per cocktail

Fare i drink che preparano tutti è importante, ma importantissimo può essere preparare cocktail inventati da noi. Per farlo però è necessario capire le regole di base degli accostamenti, quale distillato sta bene con quale succo, quale liquore con quale base analcolica, fino a capire come creare un cocktail equilibrato e accrescere la fama del nostro locale

Idee per decorazione dei cocktail

Alcuni cocktail ufficiali hanno guarnizioni ufficiali e tanti altri cocktail possono essere decorati in maniera spettacolare e innovativa, per stupire il cliente e rendere ancora più spettacolare la sua esperienza nel nostro locale!

Come preparare gli shot e i cocktail stratificati

Shortino, cervelletto, rainbow e tanti altri, il mondo degli shots costituisce una categoria a parte nel mondo della miscelazione, una categoria che, al di la del gusto individuale, deve essere conosciuta e gestita con spettacolarità dal bartender!

Il corso di mixology a Firenze

Ultima parte del corso di barman avanzato è legato all’innovativo mondo della mixology, un’approccio che re-inventa in modo particolarissimo i drink, con tecniche come le infusioni in alcool, le affumicature, la sferificazione e…


In questa pagina trovate tutte le info sul corso di barman avanzato, e le prossime date, alle quali vi aspettiamo.

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10 Consigli Per Aprire Un Bar Senza Esperienza https://aprireunbar.com/2019/04/02/10-consigli-per-aprire-un-bar-senza-esperienza/ https://aprireunbar.com/2019/04/02/10-consigli-per-aprire-un-bar-senza-esperienza/#comments Tue, 02 Apr 2019 09:31:57 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16692 […]]]> Aprire un bar senza esperienza e decisamente peggio che aprire un locale senza soldi, vediamo come riuscirci, nonostante tutto!
Aprire un bar senza esperienza
10 consigli per aprire un bar

Inutile, come in qualsiasi altro lavoro, l’esperienza serve a fare errori (sì, a questo) quindi a non ripeterli. L’esperto, dice il saggio, è semplicemente la persona che ha fatto molti errori in un campo molto ristretto.

Non avere esperienza quindi vorrà dire trovarci con ogni probabilità a fare molti errori, e in imprenditoria (quando si apre un bar si diventa imprenditori, niente da fare) gli errori possono avere pesi diversi.

In certi casi gli errori possono essere non gravissimi (una tazzina poco adatta, una scelta delle caramelle non azzeccatissima) in alcuni casi possono essere costosi (una grande vetrina per la pasticceria che ci accorgiamo poi essere inutile, ma che nel frattempo abbiamo già pagato cara) e perfino, in alcuni casi, drammatici e fatali per l’attività (una location sbagliatissima? Purtroppo ne abbiamo viste spesso e c’è davvero ben poco da fare che non chiudere e riaprire da un’altra parte…)

L’esperienza è quindi utilissima per evitare errori, e se dagli errori si impara, più esperienza avremo meno errori commetteremo. Tutto questo vale naturalmente anche per i locali, eppure, se nessuno di noi penserebbe di aprire una attività di meccanico o di calzolaio senza esperienza, in moltissimi pensano che non sia un grosso problema aprire invece un bar senza esperienza (a volte perfino un ristorante…).

Questa sottovalutazione è data da una parte da una errata percezione di facilità, dall’idea che questo lavoro non richieda grosse competenze, dall’altra dall’idea che il bancone sia il più classico modo per “reinventarsi” soprattutto se non più giovanissimi, con un passato in un’altro lavoro e con poco tempo e soprattutto poca “disposizione mentale” a rimettersi in gioco, a ripartire da quel “lavare i piatti” che è il classico inizio del percorso di chi lavora in ristorazione.

Così è, e poichè lo scopo di questo blog è quello di aiutare chi vuole aprire un locale, abbiamo cercato di riunire 10 regoline per aiutare anche chi, purtroppo, vuole (o deve) aprire un bar senza esperienza.

Consiglio n.1 – Stare dietro al banco

Sì, il miglior modo per fare esperienza per lavorare in un bar è lavorarci. Stare dietro al banco servirà ad un sacco di cose: a imparare a fare caffè cappuccini e il resto (anche se passare prima nell’ambiente protetto e strutturato di una scuola di caffetteria o di barman non sarebbe male) a imparare a fare caffè cappuccini e il resto con tre file di persone davanti (!) a controllare cosa ci porta davvero il fornitore di frutta e verdura, a fare le pulci alla fattura, a stasare la toilette che si intasa e (forse soprattutto) a rapportarsi con il cliente, con le sue paturnie e le sue maleducazioni. In parole povere lavorare al banco ci farà capire se è davvero questo il lavoro che vorremmo fare!

Consiglio n.2 – Viaggiare.

Come nella vita, più si viaggia più esperienza si fa. Nel nostro caso viaggiare ci farà conoscere realtà e possibilità diverse, ci darà spunti, ci farà capire che la grande idea che pensavamo di avere è già stata provata e non ha funzionato per niente (ascoltiamo questi campanelli d’allarme…) ci farà conoscere il prodotto o la tendenza che non conoscevamo, ci farà conoscere casi di eccellenza e anche grandi fallimenti (cerchiamoli, è importante conoscerli) ci farà perfino capire che tutto il mondo è (un po’) paese, e che quindi i problemi quotidiani del barista sono spesso gli stessi in ogni parte del mondo; vediamo come gli altri li risolvono

Consiglio n.3 -Leggere

Aprire un bar - leggere
oggi c’è un immensa disponibilità di informazioni che ci raccontano il mondo dell’ospitalità

Qualcuno dice che leggere è come viaggiare, e mai come adesso c’è una immensa disponibilità di libri, pubblicazioni, riviste, siti internet e blog che ci raccontano prospettive e problemi del mondo dell’ospitalità. Leggiamo tutto, analizziamo e ragioniamo, la Gazzetta dello sport la leggeremo fra qualche anno…

Consiglio n.4 -Parlare.

Soprattutto con baristi, gestori, imprenditori; cerchiamo di conoscerne il più possibile, di entrare in rapporto con persone che fanno questo lavoro. Ci racconteranno il loro quotidiano, i loro problemi, il rapporto con i clienti e, fondamentale, ci racconteranno gli errori che hanno fatto loro, così magari riusciremo a non farli noi…

Consiglio n.5 -Immedesimarsi

Mentre parliamo con questi baristi, magari anche quelli che saranno i nostri futuri competitors, cerchiamo di vedere noi stessi alle prese con gli aspetti che loro ci raccontano: vogliamo veramente alzarci prestissimo tutte le mattine? Siamo disposti a fare un’ora più tardi al bar per inventare il panino perfetto? Come avremmo reagito in quella situazione con quel cliente? Ci sentiamo buoni imprenditori, capaci di cogliere le richieste del mercato? Ascoltiamoci, e cerchiamo di farlo in maniera davvero consapevole, arriveremo alla apertura del nostro locale più preparati, e cerchiamo di non considerarci superiori agli altri (siiii, c’è un bar vicino al mio, ma non sanno fare niente…) a volte ci sono fattori imponderabili che…

Consiglio n.6 – Fare ricerche di mercato.

Le fanno le grandi aziende, e non per perdere tempo, quindi dobbiamo farle anche noi! Passiamo tempo davanti al locale, per capire chi passa, a che ora passa, che bisogni potrebbe avere e come potremmo comunicare con lui (e quindi come costruire il locale). Passiamo tempo anche nel quartiere, per capirne tessuto sociale, dinamiche e flussi. Passiamo tempo dai concorrenti, per capire cosa fanno di buono e cercare le giuste strategie per batterli o le nicchie di mercato dove possiamo collocarci..

Consiglio n.7 -Fare corsi.

Aprire un bar - fare cosi è essenziale
Fare corsi è essenziale per rimanere sempre aggiornati!

Forse questo consiglio andrebbe collocato all’inizio di questo percorso, ma più probabilmente è utile fare corsi di barman, di gestione bar, di caffetteria e di latte art quando siamo più vicini all’apertura del locale, per poi usare rapidamente le competenze che abbiamo acquisito.

Fare un corso, lo abbiamo detto al consiglio n.1, serve a imparare, bene, in un ambiente protetto; fatto il corso però non fermiamoci…

Consiglio n.8 -… fare a casa, test e prove.

Ecco, non fermiamoci dopo il corso. Lavorare in un bar vuol dire fare una attività manuale sotto gli occhi dei clienti, quindi dobbiamo farla bene, con cura, stile, e perfino un pizzico di esibizionismo! Provate, anche solo con l’acqua, fino a che vi sentite sicure di poter salire sul vostro palcoscenico: il banco bar

Consiglio n.9 – Costruite un bar neutro.

E’ pensabile, anzi sperabile, che il nostro bar apra con successo e cresca bene, ma può succedere che prenda una strada, una tendenza che non ci aspettavamo. Diciamo che magari avevamo pensato ad una bella caffetteria, ma dopo un paio di mesi ci accorgiamo che le colazioni non decollano e che al contrario il pranzo va fortissimo. Ecco, a quel punto aver creato una enorme vetrina per la pasticceria potrebbe essere un problema, un freno al locale. Meglio quindi partire con vetrine (o work station per gli aperitivi) più piccole, se poi dovremo esporre più roba metteremo alzatine rimovibili sul banco…

Consiglio n.10 -Non aprire un bar senza soldi

Che ci piaccia o no, qualche errore in questo percorso lo faremo, e in questa società, per rimediare agli errori, serve qualche soldino. Cerchiamo quindi di non partire finanziariamente impiccati fin dal primo giorno, di lasciarci un pochino di margine e quindi di tranquillità. Stiamo attenti ad aver ossigeno per i primi giorni, quelli in cui stiamo ancora cercando clienti, tipologia e collocazione sul mercato.

In bocca al lupo!

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Quali sono i limiti di deciBel per un dehor e come fare per ridurre il livello di rumore? https://aprireunbar.com/2019/03/19/quali-sono-i-limiti-di-decibel-per-un-dehor-e-come-fare-per-ridurre-il-livello-di-rumore/ https://aprireunbar.com/2019/03/19/quali-sono-i-limiti-di-decibel-per-un-dehor-e-come-fare-per-ridurre-il-livello-di-rumore/#respond Tue, 19 Mar 2019 07:44:48 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16643 […]]]> Le analisi e le valutazioni di bilanci e fatturati, unite all’esperienza diretta degli esercenti, dimostrano che un dehor fa aumentare agli incassi di un bar: fa crescere l’afflusso dei clienti e incrementa il tempo di permanenza nel bar o nel locale. E questo succede ovunque nel mondo, in particolare nelle giornate più temperate. 
E la ragione sta ne fatto che il dehor sa compiere una vera magia: porta il bar fuori dalle mura in cui ha sede, lo avvicina alla natura e alle persone. 
Chi beve o mangia qualcosa in un dehor viene ristorato anche dal fatto di trovarsi all’aperto, di non isolarsi dal mondo che passa, di respirare e godersi un po’ di sole in libertà, di rimanere immerso nella sua vita pur prendendosi una pausa.

Nel tempo si sono trovate soluzioni sempre più raffinate ai limiti che un dehor impone ai clienti: il caldo, il freddo, il traffico… Esistono funghi per riscaldare, vaporizzatori per rinfrescare, arredi e concept urbani per impreziosire un dehor.
Resta un unico problema che, ancora, non ha trovato una soluzione: il rumore del dehor. 

Abbiamo intervistato, a questo proposito, Vittorio Sorge titolare di Sorgedil- Isolamenti Acustici: un’azienda storica nel campo dell’acustica che, da oltre vent’anni, lavora nel settore e, oltre ad interventi di insonorizzazione per case, aziende e operatori nel campo della musica, esegue valutazioni, relazioni acustiche e misure fonometriche per bar locali, esercizi pubblici.

 D: Che livello di rumore può arrivare a generare un dehor fuori da un bar?

R: Il rumore del dehor è prodotto, in via prevalente, dalle persone che lo occupano: le voci, le chiacchere e le risate sono abbastanza rumorose. 
Si tenga presente che, mediamente, una persona che parla emette un suono pari a circa 60 deciBel: quando il numero delle persone che parlano aumenta o si unisce a telefoni che suonano, al rumore di tazzine che si appoggiano ai piattini o di forchette che cadono, è facile superare i 65-70 deciBel.
Se, poi, si aggiunge la musica all’aperto il livello di rumore si alza ancora.

D: Quali sono i limiti di rumore vigenti per i bar e i dehor?

R: La legge quadro sull’inquinamento acustico, L. 447/95, dà ai singoli comuni la possibilità di definire un proprio regolamento acustico. Questo significa che ogni comune ha delle regole proprie che definiscono i limiti di rumore, in termini di decibel, per ognuna delle aree in cui è suddiviso: in base all’attività prevalente che si svolge in ciascuna area, sono definiti i limiti acustici diurni e notturni. Non esistono, quindi, limiti di rumore assoluti che valgano solo per gli esercizi pubblici come bar, locali, ristoranti e loro annessi dehor. Ma il limite consentito è sempre funzione della zona in cui ha sede il bar o il dehor. Si tenga presente che man mano che ci si allontana dal centro storico, i limiti diventano via via meno severi e stringenti.

 D: Cosa contiene e dove si trova il piano di zonizzazione del comune?

R: I regolamenti acustici comunali sono normative locali che regolano i livelli di rumore e i limiti di deciBel consentiti alle attività e agli esercizi pubblici come bar, ristoranti e dehor, suddividendo il territorio comunale in:
– aree protette, ovvero quelle in cui vige un limite di rumore più basso per salvaguardare il silenzio: questo vale per poli scolastici o ospedalieri;
– aree prevalentemente residenziali, dove il limite di rumore consentito è sempre abbastanza contenuto;
– aree miste, ovvero zone che sono residenziali ma ospitano anche attività produttive: in questo caso i limiti di rumore si alzano progressivamente
– e infine aree esclusivamente industriali: quelle che hanno limiti di rumore meno stringenti.

In questi casi vale la pena consultare il regolamento acustico del proprio comune, detto anche piano di zonizzazione, per conoscere i limiti di rumore per l’area in cui ha sede il proprio esercizio pubblico. Si tratta di un documento pubblico che chiunque può consultare e visionare, alcuni comuni lo pubblicano anche su internet. Ecco, qui, per esempio la Classificazione acustica del Comune di Milano.

D: Come si misurano i livelli di rumore in decibel di un bar e di un dehor?

R: Per misurare il livello di rumore generato da un bar o da un dehor non bastano le orecchie e, a dire il vero, non sono sufficienti nemmeno le app di tablet e smartphone. Per una misurazione accurata, che abbia una valenza di legge e sia opponibile a terzi, occorrono un fonometro e l’intervento di un Tecnico Abilitato Competente in acustica. Il nostro Studio esegue questo tipo di rilevazioni fonometriche per bar e dehor in tutta Italia. 

D: Che rischi ci sono se si supera il livello di rumore consentito?

R: Lo sforamento dei limiti di rumorosità per un bar o un dehor, ma anche per un ristorante o una pizzeria, significa, quasi sempre, conseguenze spiacevoli. Lamentele dei vicini, segnalazioni al comune, esposti alle autorità, uscite dell’ARPA; ma anche riduzione degli orari di apertura, obbligo di insonorizzare o di limitare l’accesso al dehor, per non parlare poi delle sanzioni amministrative, dei danni da risarcire e della possibilità di condanne, anche penali.

D: Perché un bar dovrebbe farsi fare una relazione di impatto acustico per il dehor?

R: In genere, nell’ottica di prevenire piuttosto che curare, vale la pena – quando si hanno dei dubbi sull’intensità del rumore che si produce – non limitarsi ad un’autocertificazione di impatto acustico (dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà). Meglio muoversi in anticipo rispetto ai vicini o ad altri soggetti e far fare una valutazione di impatto acustico a firma di un Tecnico abilitato.

In sostanza si tratta di una valutazione del rumore generato dal proprio dehor: si basa su alcune valutazioni generiche (zona in cui è situato, distanza dagli edifici più vicini) e di misurazioni fonometriche con valore legale. Se da questa relazione emerge un sostanziale rispetto dei limiti di legge, vale la pena tenerla sempre pronta nel cassetto, da opporre a chiunque voglia lamentarsi o faccia intervenire le autorità.

Nel caso in cui emergesse che il dehor supera i limiti di rumore consentiti, ci si può muovere in anticipo e adattare da subito alcuni accorgimenti (o piani di bonifica se necessario) per limitarne la rumorosità. 

D: Vittorio, si può fare qualcosa per ridurre la rumorosità di un dehor e rientrare nei limiti di legge?

D: Sì, ci sono dei piccoli accorgimenti per limitare il disturbo creato da un dehor troppo rumoroso e riuscire a rientrare entro i limiti di decibel imposti dalla legge.
Si tenga presente che se lo sforamento è ampio, nessuna delle strategie suggerite qui sotto potrà aiutare a ridurre il livello in modo considerevole. Se, però, lo sforamento è minimo, può valere la pena investire su alcune di queste soluzioni.

 1. Ridurre il numero dei posti a sedere
Sembra una banalità, ma se nel dehor o nel bar i posti a sedere vengono ridotti, ci sarà anche un abbassamento del livello di rumore.
Non è detto che questo significhi perdere clienti, ma certamente avrà un effetto positivo sui calcoli ai fini della determinazione dell’impatto acustico del bar o del dehor.

2. Mettere un limitatore acustico alle casse per la diffusione della musica
L’impianto stereo potrebbe essere tarato e limitato perché non possa produrre suoni oltre un certo livello di decibel. Quando la musica è un sottofondo si noterà anche se diffusa ad un volume leggermente più basso; se la musica è dal vivo, basterà richiedere le necessarie deroghe.

3. Limitare l’accesso al dehor negli orari in cui vigono limiti di decibel minori
Per la legge nazionale gli orari individua 2 fasce di orari:
dalle 6:00 alle 22:00 vige l’orario diurno e i relativi limiti 
dalle 22:00 alle 6:00 vige l’orario notturno.
Interdire ai clienti la possibilità di trattenersi nel dehor negli orari notturni potrebbe aiutare – almeno sulla carta – ad abbassare le emissioni rumorose del dehor.

 4. Interventi di miglioramento dell’acustica del dehor
Tutti i seguenti suggerimenti, ovviamente, limitano le aperture di un dehor, dal momento che lo chiudono parzialmente, ma se la necessità è ridurre il livello di disturbo verso i vicini potrebbe valere la pena di attuarli.
Per ridurre le emissioni sonore di un dehor si possono chiudere le pareti laterali con superfici rigide e riflettenti: vetro o plexiglass si adattano bene allo scopo.
Un’altra idea potrebbe essere quella di aggiungere tende fonoassorbenti alle pareti laterali, magari in tessuti e tonalità adatti al contesto del dehor.
E perché non sollevare il pavimento del dehor creando una pedana sopraelevata? Una versione in legno, con doghe distanziate, per esempio aiuta a disperdere i suoni e i rumori verso il basso evitando che si propaghino verso l’alto e raggiungano le finestre dei vicini del piano di sopra.
Ultima strategia è quella di installare pannelli fonoassorbenti sulle superfici interne al dehor come anche delle isole fonoassorbenti sospese al soffitto. Esistono decine di versioni di questi elementi, colorate e di design che potrebbero avere anche una funzione di arredamento.

 5. Interventi di insonorizzazione veri e propri
In casi di ampio sforamento, per ridurre il livello di rumore e di decibel in un bar rumoroso, invece, occorrono veri e propri interventi di isolamento acustico del bar e di insonorizzazione. Gli interventi potrebbero riguardare le pareti laterali, la facciata, la vetrina ma anche il soffitto se il rumore del bar disturba i vicini al piano di sopra in particolare. Sorgedil si occupa da sempre di questo genere di interventi negli esercizi pubblici, nei bar e nei ristoranti e può offrire una consulenza personalizzata.

Vittorio Sorge
SORGEDIL srl – Isolamenti Acustici


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Vendesi gestione ristorante, sul lungomare di Porto Recanati https://aprireunbar.com/2019/03/11/vendesi-gestione-ristorante-sul-lungomare-di-porto-recanati/ https://aprireunbar.com/2019/03/11/vendesi-gestione-ristorante-sul-lungomare-di-porto-recanati/#respond Mon, 11 Mar 2019 08:23:52 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16618 […]]]> Vendesi gestione ristorante, sul lungomare di Porto Recanati  (mc)  Locale caratteristico di ristorante e pizzeria , zona altamente turistica  il locale è circondato da molti campeggi e villaggi turistici.

A pochi minuti da Loreto dove c’è una cattedrale visitata  da milioni di turisti  Il locale ha 200 posti interni e 200 esterno coperto  Prezzo richiesto 250000 trattabili 

Si può anche optare per affitto riscatto Per contatti    giovanna.ciotola@hotmail.it  3341062402

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BAR MOBILE CHIOSCO PER STREET FOOD/EVENTI https://aprireunbar.com/2019/03/07/bar-mobile-chiosco-per-street-food-eventi/ https://aprireunbar.com/2019/03/07/bar-mobile-chiosco-per-street-food-eventi/#respond Thu, 07 Mar 2019 15:37:47 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16607 […]]]>

VENDESI di bar mobile per rendere indimenticabili ed esclusivi eventi di tutti i generi: dagli eventi aziendali alle inaugurazioni di locali ed esercizi commerciali, dalle feste private ai matrimoni, dagli addii al celibato e nubilato fino alle serate a tema e alle notti bianche; oltre ovviamente per partecipare agli street food con un chiosco unico e riconoscibile.
La sua struttura, unico prototipo di colore nero opaco prodotto in Italia, così come la sua accattivante forma e il suo moderno layout sono stati progettati in ogni loro dettaglio per catturare l’attenzione del cliente e fargli vivere esperienze uniche proponendogli un servizio food&drink d’eccellenza e qualità.
Il chiosco è dotato di gancio traino può essere utilizzato sia in modo itinerante che stazionare all’interno di un locale e fungere da bar esterno. Il rimorchio é targato e può facilmente essere trasportato 
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Attività nuova di Bar, Pub, Snack, Birreria in vendita – Capo Verde. https://aprireunbar.com/2019/02/25/attivita-nuova-di-bar-pub-snack-birreria-in-vendita-capo-verde/ https://aprireunbar.com/2019/02/25/attivita-nuova-di-bar-pub-snack-birreria-in-vendita-capo-verde/#respond Mon, 25 Feb 2019 18:23:17 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16555 […]]]> Attività nuova di Bar, Pub, Snack, Birreria in vendita.

Il locale è situato nella via principale di Santa Maria nel prestigioso Patio Antigo, essendo stato appena aperto l’acquirente potrà dare la propria impronta originale. Licenza commerciale e contratti in regola.

Il locale è perfettamente funzionante, consta di 24 posti interni e 8 esterni, Bancone Bar con frigorifero, Macchina Caffè Cimbali, Birra alla spina, lavello e lavabicchieri. Inoltre frigorifero bibite e frizer gelati impianto wifi e televisivo, angolo cottura.

Oltre al bar si cede licenza societaria contenente un amplia gamma di servizi turistici.

Possibilità di abitazione con due camere, due bagni, salotto cucina, grande terrazzo, posta sopra al locale.

Assistenza iniziale assicurata per svolgere tutte le pratiche burocratiche iniziali.

Cedesi tutto a prezzo di realizzo, adatto a giovani coppie imprenditrici, o a chiunque voglia un’attività già pronta per trasferirsi a Capo Verde.

Per info e foto contattatemi tramite email –claudiob144@gmail.com

Capo Verde
Capo Verde

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Le Licenze Bar di Tipo B e la Distanza Minima fra Locali https://aprireunbar.com/2019/02/20/le-licenze-bar-di-tipo-b-e-la-distanza-minima-fra-locali/ https://aprireunbar.com/2019/02/20/le-licenze-bar-di-tipo-b-e-la-distanza-minima-fra-locali/#respond Wed, 20 Feb 2019 19:44:00 +0000 https://aprireunbar.com/?p=16523 […]]]> Distanze minime fra esercizi commerciali e e le tipologie di licenze bar: questa volta, come Piero Angela, vi invitiamo a visitare un mondo che non esiste più!
Le licenze per l’apertura bar sono, all’estero, di solito legate ai permessi di vendere gli alcolici.

Questa volta scriviamo un post su qualcosa che non esiste più, ma che a quanto pare rimane ricercatissimo!
Certi passaparola sono duri a morire, e nonostante le licenze per l’apertura bar non siano più richieste dal 2006, sono ancora molte le query dei motori di ricerca che riguardano argomenti come il prezzo delle licenze bar, il funzionamento delle licenze per bar di tipo B e perfino la distanza minima fra un bar e l’altro.

Tutto questo, val la pena di ripeterlo, è finito, non c’è più, l’approccio è cambiato anche come filosofia (stiamo parlando sul serio) ma, per provare a chiarire una volta per tutte il concetto, proveremo a parlare del sistema delle licenze come se fossero ancora vive, resuscitate!

La distanza minima fra un locale e l’altro praticamente non esiste, e in molti casi non è mai esistita, nella maggior parte delle nazioni estere.

LA LICENZA BAR DI TIPO B E LE ALTRE LICENZE

Una prima cosa da spiegare e a cosa servivano le licenze. Essenzialmente a tre scopi:

  • Permettere ai Comuni di contingentare, di far aprire solo un determinato numero di locali in una certa area.
  • Garantire ai locali aperti una specie di “area di influenza” permettendo ai locali di aprire solo a determinate distanze l’uno dall’altro.
  • Definire, anche in base al concetto di “area di influenza” di cui dicevamo prima, cosa i locali potevano offrire alla clientela e cosa non.

In pratica, quando si voleva aprire un locale nuovo, non rilevando cioè uno già esistente (di cui avremmo acquisito la licenza, con possibilità e limitazioni) si chiedeva al Comune nel territorio del quale si voleva aprire di rilasciarci “Una licenza di tipo A, B, C o D” e il Comune, dopo le opportune verifiche sul numero di locali di un certo tipo presenti nella determinata zona e distanza fra gli stessi, decideva se rilasciarcela.

Le tipologie di locali erano, nel dettaglio, le seguenti

Licenza somministrazione alimenti e bevande tipologia “A”
Rientravano in questa categoria i locali in cui si consumavano cibi e bevande (ma sopratutto cibi) prevalentemente da seduti. Ad esempio ristoranti, pizzerie, trattorie, tavole calde (che adesso definiremmo bar-punto-pranzo) birrerie che servono cibo, self service e locali simili.

Licenza per l’apertura locali di tipo “B”
In questa categoria i classici bar e gli altri luoghi con somministrazione sopratutto “In piedi”, come pasticcerie, paninoteche da asporto, gelaterie e concetti simili

Licenza somministrazione alimenti e bevande tipo “C”
All’interno di questa categoria trovavamo locali della tipologia “A” e “B”, dove però la somministrazione di cibi e drink avveniva all’interno di attività di intrattenimento. I più classici locali erano le discoteche, i night e le sale da gioco (diciamo slot) ma perfino gli stabilimenti balneari

Licenza per l’apertura locali di tipo “D”
A comporre quest’ultima categoria i locali di tipologia “B” a cui era però preclusa la possibilità di servire bevande alcoliche di qualsiasi tipo.

Licenze di tipo A, B, C o D? Erano legate alle forme di consumo, di intrattenimento e di consumo di alcolici.

QUANTO COSTANO LE LICENZE PER L’APERTURA BAR?

O meglio, quanto costavano?
Niente, a parte alcune piccole spese per la presentazione della domanda, se a rilasciarcele era il Comune.
Il costo della licenza per bar era invece una voce importante se dovevamo acquistarla da un locale già esistente. I costi in questo caso erano legati alla redditività del locale stesso, e di solito partivano dall’idea che la richiesta di acquisto fosse legata, e congrua, al fatturato annuale del locale stesso. In pratica, se volevamo rilevare un bar che fatturava sui 100.000 Euro l’anno, potevamo ragionevolmente pensare che quella sarebbe stata la cifra che ci avrebbero chiesto e sulla quale avremmo trattato.

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Questo tipo di approccio è ancora largamente utilizzato nella compravendita dei locali, anche se i parametri hanno visto allargarsi notevolmente la forbice, in positivo e negativo. Su questo tema abbiamo scritto un reportage completo che speriamo vi sia utile.

LA DISTANZA MINIMA FRA UN BAR E L’ALTRO

Ecco un’altro paletto che il periodo delle liberalizzazioni, intorno al 2006, ha fatto cadere. Fino a quel momento infatti veniva riconosciuta come vincolante una distanza minima fra un esercizio commerciale e l’altro e il Comune non ci avrebbe rilasciato licenza se l’avessimo richiesta per un fondo commerciale troppo vicino ad altri bar o attività ristorative.

Queste distanze minime fra locale e locale non erano fissate con legge nazionale, ma decise a livello comunale e potevano essere diverse da zona a zona: qualche decina di metri in un centro storico o in una via dello shopping, chilometri in aperta campagna.

Chiaro che queste distanze minime erano considerate importantissime dai proprietari dei locali, ed erano maledette da chi voleva entrare sul mercato aprendo un nuovo locale. Difficile dire chi avesse ragione, dipende chiaramente da come la si guarda; quel che è certo che tutto il mondo è andato in questa direzione, basta pensare alle grandi città del Nord Europa, dove ci sono aree e strade in cui è impossibile trovare un cappuccino e altre i cui i locali si ammucchiano uno accanto all’altro.

In questi casi sarà il mercato a decidere, facendo sopravvivere (c’è da credere) i migliori.

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