Skip to Content

Il business plan per bar e locali


Fare conoscenza con uno strumento indispensabile per avere finanziamenti a fondo perduto e credito. Ma il business plan per un bar o un ristorante serve a molto di più: a chiarire le idee a noi stessi.

Il business plan è una americanata che meriterebbe di essere importata, molto più di Halloween. Si tratta di un documento, un piano, un plan appunto, che nel capitalismo americano serve a convincere gli eventuali investitori che il proprio progetto ha reali possibilità di far fruttare i soldi che ci si investono. Si racconta che perfino Starbucks, la madre di tutte le catene di caffetterie all’americana, con oltre 14.000 coffee shop nel mondo, è nata anche grazie ai soldi di un dentista convinto dal business plan.

Gli americani di capitalismo se ne intendono, e il business plan è davvero uno strumento indispensabile agli affari. Ce ne stiamo accorgendo anche in Italia, e non tanto perché l’imprenditore si è messo a scrivere (sono in molti ad essere allergici a quest’esercizio) ma perché esso è sempre più richiesto da tutti quegli enti a cui ci rivolgiamo per avere soldi: banche, finanziarie e, appizzate le orecchie, anche enti per finanziamenti a fondo perduto. E per il cash ci si mette anche a scrivere, eccome!

È un inizio, ma come approccio resta sbagliato. Il business plan dovrebbe essere la prima cosa che ragioniamo appena abbiamo un fondo che riteniamo adatto al nostro locale, e prima ancora di spendere un solo euro; perché se è un documento fondamentale per i finanziatori lo è anche per noi, che siamo i primi ad investire nel nostro progetto.
In parole povere deve essere in grado di dirci, nella maniera più oggettiva e disincantata possibile, se il nostro progetto funzionerà o no. Se è innovativo, se e perchè incontrerà i bisogni della clientela, se sarà in grado di produrre un fatturato congruo, quale bacino di utenza avrà, quali concorrenti, quali previsioni di fatturato, quali sono i suoi punti di forza e di debolezza, quanto ci costerà aprirlo, quanto costerà la gestione quotidiana e dove si reperiranno i fondi con cui si pensa di coprire l’investimento.
Compilare questa analisi vuol dire innanzitutto chiarire le idee a noi stessi: questo locale ha delle prospettive di vita e di guadagno? Perchè? La mia idea ha tenuto conto di tutti i fattori? È il caso che vada avanti in questa avventura o è meglio che faccia inversione ad U?
Ci vuole poco a capire quanto sia fondamentale questa valutazione, ne può dipendere la vita e la morte della nostra carriera di gestore e imprenditore (perché questo siamo, non dimentichiamocelo) e tanti tanti soldini.


Condividi questo post su:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • email
  • FriendFeed
  • RSS
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Tumblr
  • Twitter

One Response to “Il business plan per bar e locali” Leave a reply ›

Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Posts linking here

  1. diggita.it

Gabriele Cortopassi, Autore

Gabriele Cortopassi
Autore ed esperto di bar e caffé

Michele, Web Strategist

Michele
Web Strategist e frequentatore di bar

Domenico Marchi, Moderatore

Domenico Marchi
Moderatore, barman ed appassionato di vini